Le ingenti perdite finanziarie degli ultimi cinque anni hanno costretto gli OEM occidentali ad abbandonare la concorrenza basata sui volumi, dando priorità al recupero dei margini.

Analisi del mercato eolico globale
Per i produttori eolici occidentali si è aperta una nuova fase del mercato. Dopo le perdite degli anni passati, i più grandi OEM (Original Equipment Manufacturers) d’Europa stanno tornando a riprendere fiato, malgrado i problemi non siano finiti. Quello che è certo è che le dinamiche dei prezzi delle turbine e le priorità strategiche del settore sono in pieno cambiamento. Un cambiamento che, secondo gli analisti di WoodMackenzie, rimodellerà la concorrenza facendo convergere sempre più gli approcci, fino a ieri divergenti, di produttori cinesi e occidentali. L’obiettivo comune? “La redditività attraverso la creazione di valore”, scrive Endri Lico, analista del gruppo.
Cosa sta succedendo ai prezzi delle turbine eoliche cinesi?
Partiamo da un dato di fatto. Al momento i prezzi delle turbine eoliche stanno calando solo in Cina, ma se si guarda ai cinque anni precedenti si può notare come il trend di ribassi abbia notevolmente rallentato. Si tratta di una dinamica simile a quella osservata nella produzione di celle fotovoltaiche, ma con leve e risultati differenti.
Nel caso dell’eolico, i produttori cinesi sono rimasti per lungo tempo focalizzati solo sulla domanda nazionale e, nell’ultimo periodo, in vista della modifica del regime incentivante governativo (dal FiT ai CfD), hanno accelerato sul contenimento dei costi attraverso l’introduzione di modelli di turbine più grandi e potenti.
Un approccio che, sottolinea Andrea Scassola, vicepresidente della ricerca eolica presso Rystad Energy, ha intensificato la concorrenza interna e portato a un rapido calo dei prezzi delle turbine eoliche.
L’eolico Made in China punta all’estero
Ma ora che gli incentivi alle wind farm cinesi sono cambiati, si prevede che il mercato cinese tocchi un picco di installazioni eoliche nel 2025 per poi calare nel 2026. Questa forte rimodulazione della domanda interna ha messo ulteriormente sotto pressione i margini e obbligato gli OEM nazionali a diversificare le proprie attività e ad espandersi sempre più all’estero per assorbire la capacità in eccesso e ripristinare la redditività.
Gran parte di questa espansione internazionale si è concentrata sui mercati emergenti in Asia centrale, il Medio Oriente, l’Africa e il Sud America, dove sono riusciti a soppiantare i produttori occidentali. È andata male, invece, in Europa e Nord America dove, nonostante il forte vantaggio in termini di costi, la credibilità del made in China costituisce ancora uno sbarramento. Ad oggi, infatti, gli OEM cinesi sono riusciti ad aggiudicarsi solo un numero limitato di progetti, principalmente nell’Europa meridionale e orientale.
Prezzi delle turbine eoliche: Cina vs Occidente
Il nuovo approccio, però, ha permesso di rallentare il trend di ribassi. Come spiega WoodMac, oggi i prezzi delle turbine eoliche onshore, torri incluse, sono rimbalzati di quasi il 25% rispetto al minimo del secondo trimestre del 2024, pari a 250.000 dollari/MW. E quelli degli aerogeneratori che la Repubblica popolare vende all’estero sono ancora più alti, sebbene sempre convenienti. “I produttori cinesi offrono le loro turbine a un prezzo di soli 400.000 dollari/MW nei mercati emergenti, sfruttando la loro dimensione nazionale e i progressi tecnologici”, scrive Endri Lico. “Questo vantaggio di costo gli consentirà di catturare il 27% della domanda globale al di fuori della Cina nel prossimo decennio”.
E gli OEM occidentali? I prezzi delle turbine occidentali sono aumentati del 45% dal 2020 a oggi, raggiungendo 1-1,2 milioni di dollari/MW in Europa e negli Stati Uniti. Questi aumenti persistono tuttora nonostante un calo del 20% dei costi delle materie prime e della logistica, poiché i produttori stanno dando priorità al recupero dei margini rispetto ai volumi.

Strategia che quest’anno ha dato già i primi frutti. Nordex e Vestas stanno registrando un aumento dell’utile netto mentre Siemens Gamesa ed Enercon sono sulla buona strada per chiudere i conti in pareggio.
“Le ingenti perdite finanziarie degli ultimi 5 anni hanno costretto gli OEM occidentali ad abbandonare la concorrenza basata sui volumi. Il nuovo approccio enfatizza la progettazione modulare delle turbine, la manutenzione predittiva basata sull’intelligenza artificiale e la digitalizzazione per migliorare l’affidabilità e le prestazioni degli asset. Sostenibilità e riciclabilità stanno emergendo come fattori di differenziazione nelle gare d’appalto, mentre le capacità di integrazione nella rete rafforzano la proposta di valore che va oltre l’hardware. La collaborazione strategica sulla standardizzazione dei componenti e sulla logistica sta accelerando, creando economie di scala e mitigando i ritardi”.
Nel dettaglio, i costi eolici hanno raggiunto il picco nel 2025 nei mercati occidentali, con una graduale riduzione prevista dopo il 2027.












