L'Executive Director Pasqua a KEY: Italia mercato strategico, ma serve certezza normativa e accelerazione del permitting. Pronti a nuove sfide tra eolico, fotovoltaico, agrivoltaico e storage

Consolidare la leadership nel settore delle rinnovabili e confermare l’Italia come pilastro strategico della crescita europea. A margine di KEY – The Energy Transition Expo, Roberto Pasqua, Executive Director South & East Europe di EDP e Country Lead per l’Italia, traccia la rotta del gruppo per il prossimo triennio. Con oltre 1 GW già installato a livello nazionale dal 2010, la società punta ora a un nuovo traguardo: 300 MW di capacità aggiuntiva entro il 2028.
Ma con un occhio sempre aperto sui nodi nazionali: la lentezza autorizzativa e i ritardi normativi rischiano di frenare una transizione energetica che, mai come oggi, necessita di semplificazione burocratica e visione industriale di lungo periodo.
Pasqua, dal 2010 avete installato oltre 1,1 GW tra eolico e solare a livello nazionale e il 2026 si prospetta come un altro anno di grande espansione. Possiamo dire che l’Italia rappresenta comunque un vostro canale prioritario strategico?
Le confermo il dato dell’oltre 1 GW installato dal 2010. Soprattutto dal 2019 in poi abbiamo avuto una crescita importante, focalizzata sull’eolico e sul fotovoltaico, installando una media di quasi 200 MW all’anno. Quest’anno segna l’avvio del nuovo business plan 2026-2028, che prevede l’attivazione di ulteriori 300 MW complessivi. Manterremo quindi una media di circa 100 MW annui, anche se la nostra pipeline è abbastanza avanzata e, in base alle attese novità regolatorie, nello specifico il decreto FER-X definitivo e il MACSE, la capacità installata potrebbe beneficiare di un ulteriore potenziale di crescita.
La vendita di asset per finanziare nuove iniziative continuerà comunque a essere una leva centrale per quanto riguarda il vostro piano industriale?

Per quanto riguarda il piano industriale dell’intero gruppo a livello global, l’asset rotation rappresenta una strategia business as usual. Ciò significa che una parte degli asset , circa un 30% in accordo col piano strategico, viene normalmente rotata per finanziare la crescita. Questi asset vengono selezionati nelle varie geografie, dipendendo quindi dal momento di mercato. Quindi la risposta è sì, continueremo a fare asset rotation a livello globale e vedremo se in futuro interesserà anche l’Italia.
Pochi mesi fa è entrato in funzione un parco fotovoltaico in Sicilia da 70,5 MW di picco. Ritiene che questo investimento rappresenti anche un valore aggiunto e duraturo per le comunità locali?
Sicuramente, soprattutto perché in Sicilia è molto ben regolato il tema della ricaduta sul territorio. Tanto è vero che le autorizzazioni escono con una clausola per cui il 3% della produzione è destinato alle comunità locali.
Insieme ai comuni si gestiscono progetti di compensazione ambientale che sono normalmente infrastrutture costruite per la collettività. Inoltre, c’è l’indotto creato dalla presenza dell’impianto sul territorio, con le varie maestranze che vengono occupate per la realizzazione e la manutenzione. 70 MW occupano più di 100 ettari di terreno e movimentano tantissimi tecnici e ingegneri. Quindi c’è una ricaduta immediata nella fase di costruzione e poi anche nella fase di esercizio.
Il vostro CEO Global ha espresso preoccupazione per la perdita di questo senso di urgenza in Europa nel percorso della transizione verso le rinnovabili. Al netto delle tensioni geopolitiche che ovviamente non possono essere trascurate, quali sono i fattori che stanno rallentando questo sviluppo o comunque limitando una piena accelerazione?
I fondamentali europei, e in particolare quelli italiani, sono solidi: la domanda elettrica è in crescita e il rating del Paese è ottimo. Esistono, dunque, tutti i presupposti economici per investire. Il vero problema risiede nello scollamento tra gli obiettivi dichiarati e la loro effettiva messa a terra, che sta procedendo con ritardi superiori alle aspettative e rallentando il flusso degli investimenti.
Un esempio emblematico è il decreto FER-X: un provvedimento che doveva uscire due, forse tre anni fa, regolando l’intero periodo di aste fino al 2029 per permetterci di traguardare gli obiettivi del PNIEC al 2030, ma che non è ancora stato pubblicato. Al momento, la nostra posizione è di massima preparazione in attesa che arrivi questo decreto.
Mi sposto sul tema dell’agrivoltaico perché nell’ultimo anno avete realizzato un impianto in provincia di Salerno che integra la produzione energetica al pascolo: quanto ritiene che questa tecnologia possa coniugare la transizione energetica alla valorizzazione del comparto agricolo?
Il caso che ha citato si riferisce a un impianto che ha avuto un gran successo mediatico sebbene non sia grandissimo: sono solo 10 MW, pochi rispetto alle taglie che trattiamo solitamente. Però è stato il primo esempio in Europa, e sono orgoglioso sia stato realizzato in Italia, riuscendo a conciliare l’allevamento — in questo impianto pascolano 250 pecore che producono latte per il settore caseario — con la produzione di energia fotovoltaica.
Si tratta del primo passo, almeno per quanto ci riguarda, verso un maggiore sviluppo dell’agrivoltaico che è comunque nei nostri piani. Abbiamo progetti agrivoltaici in cui la produzione di energia da fonte rinnovabile si coniuga con la coltivazione anche su taglie più grandi. Indubbiamente anche il quadro regolatorio in Italia va in quella direzione, ma noi l’abbiamo in un certo senso previsto e anticipato.
Parlando delle misure di semplificazione, ritiene che il quadro autorizzativo italiano oggi sia efficiente per lo sviluppo di nuovi impianti oppure permangono delle criticità a livello locale e regionale?
Anche il quadro normativo relativo al permitting sta rallentando. O meglio, non sta rallentando, ma le modifiche apportate sono state un po’ deludenti; avrebbero potuto essere un po’ più aggressive. Riteniamo che siano necessari dei correttivi per poter semplificare maggiormente le autorizzazioni degli impianti a fonte rinnovabile. Di fatto ci sono molti progetti bloccati, sia a livello ministeriale che a livello locale, e questo chiaramente non aiuta il raggiungimento degli obiettivi che ci siamo posti come Paese.
Diamo uno sguardo ai prossimi mesi. Quali investimenti avete in programma in Italia e quali saranno le tecnologie sulle quali vi focalizzerete?
Come accennavo prima, il nostro piano per l’Italia è di 300 MW al 2028. Al momento abbiamo già un 50% del business plan assicurato, quindi vuol dire che è già stato deliberato per essere investito, e nel corso dell’anno raggiungeremo la quasi totalità di quanto approvato. Questo piano è particolarmente focalizzato sull’eolico, noi tradizionalmente siamo un operatore eolico. ma siamo entrati anche nel fotovoltaico, che continuerà a essere tra i nostri obiettivi.
Allo stesso modo siamo interessati allo storage, perché è una tecnologia richiesta dal sistema e quindi necessaria. Lato accumulo abbiamo dei progetti che verranno autorizzati a breve, rendendoci pronti per la futura asta MACSE che, stando agli attuali rumors, dovrebbe essere a settembre 2026. Noi contiamo di parteciparvi con dei progetti competitivi. In ogni caso si tratta di un business plan conservativo e aperto a eventuali upside.












