Con il progetto Clean Wafers l’Australia punta sulla manifattura domestica di silicio per completare la catena del valore solare.

La prima fabbrica di lingotti e wafer di silicio d’Australia supportata dal Solar Sunshot
L’Europa non è l’unica potenza impegnata a riportare la filiera fotovoltaica nei propri confini. Con la transizione energetica che continua ad avanzare, la dipendenza dalla Cina si è rivelata essere un problema strutturale per molti paesi. Uno di questi è l’Australia che, per sostenere la commercializzazione delle innovazioni “domestiche” nel settore fotovoltaico, il 28 marzo 2024 ha lanciato il programma federale Solar Sunshot.
Grazie ad un miliardo di dollari australiani di budget, il programma sta finanziando oggi una serie di progetti manifatturieri e studi di fattibilità. Tra questi c’è anche la prima fabbrica di lingotti e wafer di silicio d’Australia.
L’iniziativa porta la firma di Stellar PV ed si è guadagnata in queste settimane lo status di Major Project. Di cosa si tratta? Del riconoscimento governativo per il progetto della sua importanza economica e strategica a livello nazionale, in virtù di ciò, della possibilità di otenere sostegni aggiuntivi per la sua realizzazione.
La notizia è stata rilanciata dalla stessa azienda attraverso un post su LinkedIn. “Questa designazione riconosce l’importanza nazionale di ciò che stiamo costruendo: il primo stabilimento australiano di produzione di lingotti di silicio e di wafer fotovoltaici, che costituisce una delle lacune più critiche nella catena del valore solare globale”.
Il progetto Clean Wafers di Stellar PV
Il progetto Clean Wafers, questo il nome dell’iniziativa, ha già eseguito il primo studio di pre-fattibilità, finanziato da ARENA tramite il programma Solar Sunshot con 4,7 milioni di dollari. A questo è seguito lo studio di fattibilità vero e proprio — tutt’ora in corso — e la fase di progettazione ingegneristica frontale (FEED).
Il 4 febbraio di quest’anno l’azienda ha condiviso per la prima volta il concept di quella che sarà la futura fabbrica di lingotti e wafer in silicio.
Secondo i piani, lo stabilimento sorgerà vicino a Townsville, nel Queensland, e utilizzerà il polisilicio di provenienza locale per produrre lingotti utilizzando il metodo Czochralski, da convertire quindi in wafer fotovoltaici. Le dimensioni finali di quest’ultimi verranno selezionate in base ai requisiti dei partner commerciali, grazie a macchinari in grado di supportare sia il formato M10 che G12.
A pieno regime avrà una capacità produttiva di 2 GW l’anno e darà lavoro ad oltre 300 persone, da ingegneri solari altamente qualificati a team operativi di fabbrica.
L’idea alla base è realizzare un impianto che sia anche un campione di sostenibilità. Ecco perché nei piani, oltre all’impiego di energia rinnovabile per alimentare le varie operazioni (per l’80% fotovoltaica), c’è un ampio capitolo dedicato al riciclo. Riciclo dei rifiuti e degli sfridi laterali derivanti dalla squadratura dei lingotti, per reimmettere il silicio scartato nuovamente nel processo, ma anche dell’acqua e dell’argon.
Come osserva la CEO Louise Hurll, il progetto “apre un’opportunità significativa per l’Australia di andare oltre l’esportazione di minerali grezzi critici e passare a lavorazioni e manifatture ad alto valore, creando una catena di approvvigionamento alternativa affidabile e di alta qualità per i wafer fotovoltaici”.












