Le energie rinnovabili rafforzano l'healthcare nell'Africa rurale ma investire in sanità genera anche impatti diretti su produttività e PIL.

L’healthcare in Africa e i gravi problemi nell’erogazione di corrente elettrica
Garantire i servizi di healthcare in Africa è prima di tutto una questione di continuità energetica. Ospedali e centri di assistenza primaria affrontano continui blackout che mettono a rischio il funzionamento di macchinari salvavita, la refrigerazione dei vaccini e i trattamenti per patologie come l’AIDS. In questo scenario critico, l’integrazione delle energie rinnovabili, in particolare l‘energia solare, è un investimento strategico: non solo stabilizza la rete elettrica proteggendo apparecchiature complesse e costose, ma abbatte i costi di gestione e apre la strada all’innovazione della telemedicina e ai progetti del Piano Mattei.
Perché alimentare le strutture sanitarie primarie con soluzioni di energia rinnovabile
I centri per l’assistenza sanitaria in Africa sono strutture fondamentali che tuttavia devono fronteggiare gravi problemi nell’erogazione di corrente elettrica. Queste interruzioni compromettendo gravemente strumenti e apparecchiature rendendole inutilizzabili, ostacolando le cure e gravando così pesantemente sulla salute dei pazienti.
Per dare dei numeri: in base a un rapporto di Sustainable Energy for All (SEforALL), quasi il 40% dei Centri di Assistenza Sanitaria Primaria (PHC) in Nigeria non dispone di un accesso affidabile all’energia elettricità. Molti centri fanno affidamento su alternative costose e inquinanti come i generatori. La mancanza di energia compromette lo svolgimento di qualsiasi attività.
Nell’Africa rurale, dunque, l’accesso alle cure sanitarie non risente solo della carenza di strutture o di personale adeguatamente formato ma soprattutto della mancanza di elettricità. I frequentissimi black out e la qualità della fornitura non permettono la corretta gestione di strumentazioni complesse. Gli ospedali e le cliniche non riescono a far funzionare le apparecchiature mediche essenziali, a conservare i vaccini e a garantire servizi di emergenza, diagnostica di laboratorio e parti condotti in condizioni di sicurezza. Ecco perché favorire l’elettrificazione grazie all’energia solare in Africa si configura come un investimento strategico nella resilienza sanitaria.
Come l’energia rinnovabile rafforza l’healthcare nell’Africa rurale
I sistemi fotovoltaici riducono la dipendenza dalle forniture di carburante. Inoltre, nelle situazioni di emergenza, il personale sanitario può concentrarsi sul paziente e non preoccuparsi anche di come procurarsi l’energia. Come se non bastasse, i generatori richiedono manutenzione e costi operativi continui. L’energia solare, invece, ha il pregio di ridurre i costi energetici nel lungo periodo, oltre che di contenere le emissioni.
Le rinnovabili garantiscono la qualità della fornitura di energia elettrica
L’energia solare sta trasformando l’healthcare in Africa. «Per noi passare all’energia solare è stata una scelta ecologica che ci ha permesso anche un grande risparmio. – ha spiegato a Rinnovabili Giorgio Barbaglia, responsabile tecnico del programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio – Nei posti dove la corrente elettrica non c’era, o comunque era troppo instabile, dovevamo utilizzare generatori diesel altamente inquinanti e costosi. Il passaggio al solare ha avuto due effetti: ridurre le emissioni e tagliare le bollette. Da un punto di vista strettamente tecnico, inoltre, ha voluto dire migliorare tantissimo la quantità della fornitura. In campo sanitario la qualità della fornitura è estremamente importante garantisce analisi e diagnostica per tempi più lunghi, senza correre il rischio di dover fermare le macchine. Dopo un guasto era necessario aspettare l’intervento di un tecnico, che magari arriva dopo mesi. Questo cambia la vita in particolare ai malati di AIDS, che necessitano di biologia molecolare».
Sovratensioni, sottotensioni, cambi di frequenza sulla rete accorciano anche di molto la vita di macchine e apparecchiature. Tanti ospedali africani grazie alla cooperazione hanno ricevuto macchine di analisi molto sofisticate che però sono rimaste ferme perché guaste proprio a causa della cattiva alimentazione elettrica. Per garantire una vita più lunga a queste macchine le rinnovabili sono la soluzione ottimale per difendersi della forte instabilità delle reti elettriche africane perché evitano sbalzi di tensione e di frequenza.
Parlare di Africa vuol dire parlare di realtà anche molto diverse tra loro. Tuttavia, in generale, il mercato del solare si è evoluto ed è possibile installare sistemi fotovoltaici rivolgendosi a fornitori locali. I prezzi sono scesi, la qualità ora è più elevata. Dunque, è possibile trovare prodotti di qualità anche sui mercati africani senza dover importare nulla.
Energia rinnovabile teleconsulenza medico-sanitaria
Senza energia, quindi, non ci può essere cura, neanche la più basilare. L’energia, però, apre a tante altre possibilità. Una di queste è la telemedicina: grazie al teleconsulto si possono fornire diagnosi che diversamente sarebbero impossibili. ll teleconsulto mette in contatto due o più medici, anche tramite una semplice videochiamata, permettendo un confronto sulla situazione clinica del paziente. Si possono condividere così dati clinici, referti, immagini. Grazie al teleconsulto è possibile oltrepassare le distanze geografiche, migliorando enormemente la qualità dell’assistenza sanitaria e formando personale sanitario locale. «Il contributo della telemedicina è molto importante, anche se basta pochissimo per farla funzionare. Eppure, quel pochissimo a volte neanche c’è», ha commentato Michelangelo Bartolo, medico che ha trasformato la telemedicina in una missione.
Healthcare in Africa e Piano Mattei: iniziative italiane di sviluppo internazionale
L’Africa gestisce circa il 25% delle malattie di tutto il mondo ma importa il 95% dei principi attivi farmaceutici e il 70% dei farmaci finiti, principalmente da Cina e India. Il continente ospita 2/3 dei malati di HIV al mondo e quasi 1/4 dei malati di tubercolosi. Inoltre, registra il 95% dei decessi mondiali per malaria (597.000, per la maggior parte bambini sotto i cinque anni).
Investire in sanità genera anche impatti diretti su produttività e PIL, come emerge da uno studio dell’Istituto Affari Internazionali, intitolato “Il Piano Mattei e le partnership pubblico-privato per la salute in Africa”. Ad esempio, in Etiopia, 20 anni di lotta contro AIDS, TBC e malaria hanno ridotto la mortalità del 65%, aumentato l’aspettativa di vita da 51 a 67 anni e fatto crescere il PIL di circa 20 volte.
La salute è un pilastro del Piano Mattei. Il Piano mira a migliorare l’accessibilità e la qualità dei servizi sanitari di base materno-infantili, contrastare le malattie infettive endemiche e le malattie croniche non trasmissibili e a prevenire le pandemie, promuovendo l’uso delle nuove tecnologie, come la telemedicina.
Fondazione Artemisia (ente no-profit legato ad Artemisia Lab) partecipa alle strategie di cooperazione internazionale del Piano Mattei per progetti sanitari, clinici e di sviluppo sociale. L’impegno di Artemisia riguarda il progetto “Ripartiamo” in Kenya, realizzato grazie al Dott. Paolo Meo, attraverso il quale sono stati forniti farmaci pediatrici e assistenza sanitaria di base. Affianca Ripartiamo APS nelle missioni sanitarie all’estero contribuendo a garantire assistenza diretta, prevenzione, disponibilità di farmaci e innovazione tecnologica.
In Etiopia, in collaborazione con il Prof. Aldo Morrone, Artemisia si occupa della formazione del personale locale attraverso programmi continuativi per medici e operatori sanitari africani. Sul piano dello sviluppo strutturale, offre un supporto concreto per la costruzione e il potenziamento di ospedali e presidi sanitari territoriali.












