Perché la tutela della salute mondiale è una scelta di civiltà dai benefici win-win.
Acqua e Africa: la crisi idrica tra malattie, povertà e disuguaglianze
L’acqua costa poco per chi ha tanto, ma costa carissimo a chi non ha nulla. In questa contraddizione si consuma una delle più grandi tragedie umanitarie del nostro secolo. Nella regione africana, la carenza di acqua pulita e di servizi igienico-sanitari adeguati non è solo una questione di sete, ma una vera e propria emergenza sanitaria. Tra l’aumento delle temperature globali e la diffusione di malattie devastanti, la crisi dell’acqua in Africa appare drammaticamente legata alla povertà e all’incapacità dell’uomo di gestire le risorse.
Contaminazione dell’acqua in Africa ed emergenza sanitaria
L’acqua dolce non è necessaria solo a bere ma anche ai servizi igienico-sanitari alle pratiche di igiene e pulizia. L’OMS conta 115 morti ogni ora nella regione africana a causa dell’acqua contaminata da batteri, virus, parassiti e inquinamento. La mancanza di acqua pulita aumenta il rischio di malattie diarroiche come il colera e può anche portare a infezioni oculari che causano la cecità.
Secondo l’OMS, la scarsità d’acqua colpisce 1 persona su 3 nella regione africana ma questa media sta peggiorando. In alcune aree, come nell’Africa sub-Sahariana, non esistono sistemi di depurazione. Si deve utilizzare soprattutto l’acqua delle piogge tropicali. L’ultimo documento dell’OMS ha dimostrato che a livello globale 2,1 miliardi di persone non hanno ancora accesso ad acqua potabile gestita in modo sicuro, 3,4 miliardi non dispongono di servizi igienico-sanitari gestiti in modo sicuro.
La conseguenza è che ogni anno nel mondo 2 milioni di persone muoiono di gastroenterite virale batterica. Ogni anno la diarrea infantile uccide quasi 443.832 bambini sotto i 5 anni e altri 50.851 bambini tra i 5 e i 9 anni. Eppure, basterebbero accesso sicuro all’acqua potabile, servizi igienico-sanitari e pratiche di igiene adeguati per prevenire la diffusione di queste malattie mortali.
Un pugno di zucchero, un pizzico di sale, una caraffa d’acqua. Questo il rimedio più semplice per una terapia di reidratazione orale utile a contrastare la disidratazione da diarrea o gastroenterite. “Allora perché questa malattia uccide ancora 1,9 milioni di bambini sotto i 5 anni ogni anno?” Si chiedeva provocatoriamente il Time già vent’anni fa. Evidentemente, nessuno vuole metterla in pratica.
River Blindness e Tropical Diseases in Neglected People
Una delle malattie più pericolose è l’oncocerchiasi, chiamata anche “cecità dei fiumi”. Acque particolarmente inquinate possono determinare infatti la permanenza di tutta una serie di microrganismi. “Sono decine e decine di milioni le persone affette dalla cosiddetta river blindness. – spiega il professor Aldo Morrone, tra i maggiori esperti mondiali di medicina delle migrazioni, della povertà e di dermatologia tropicale – Bambini, in particolare, ma anche adulti, attraverso le acque inquinate entrano a contatto con l’Onchocerca volvulus, un microrganismo che penetra all’interno delle gambe e nei vasi e determina un’infezione sistemica, ma soprattutto in molti casi determina anche la cecità. Noi da anni stiamo cercando di dimostrare che queste infezioni non andrebbero chiamate Tropical Neglected Diseases ma Tropical Diseases in Neglected People. Riferendoci proprio ai temini scelti dall’OMS, stiamo provando a far riconoscere ufficialmente che queste sono malattie tropicali, sì, ma che colpiscono persone povere e non i ricchi”.
Un altro grande pericolo per la saluta è la raccolta di acqua piovana, un rimedio all’apparenza banale per sopperire alla scarsità d’acqua ma molto, molto rischioso per la sopravvivenza umana. L’acqua stagnante rappresenta un terreno di cultura perfetto per la zanzara anofeli, vettore della malaria. La caratteristica della malaria è che colpisce le donne incinte e i bambini. I parassiti infettano e distruggono i globuli rossi, per cui a un certo punto i bambini sembra si addormentino e invece cadono in coma.
Crisi idrica e siccità
A peggiorare la situazione interviene l’aumento delle temperature globali, a causa del quale i modelli delle precipitazioni nel continente africano stanno diventando sempre più irregolari. Le proiezioni indicano che in gran parte dell’Africa subsahariana le piogge medie annue potrebbero diminuire dal 10% al 20% nei prossimi decenni. Tuttavia, la scarsità idrica è un problema grave anche nelle aree in cui le precipitazioni sono abbondanti.
La siccità è determinata dall’uomo. Non dipende tanto dalla mancanza di pioggia ma dal fatto che non c’è la capacità di contenere o salvaguardare l’acqua delle piogge, che potrebbe essere riutilizzata nei periodi in cui effettivamente si registra una condizione di siccità.
La risorsa acqua in Africa: la lezione dimenticata di Lalibela
A questo proposito, è suggestiva la storia di Lalibela, città nel nord dell’Etiopia famosa per le chiese monolitiche scavate nella roccia. “Lalibela – continua Morrone – è una città medievale patrimonio dell’UNESCO, la città santa degli ortodossi copti, dove ci sono 11 chiese scavate nella roccia, sottoterra. Lo scopo era nascondere le chiese agli eventuali invasori, coprendole di terra così nessuno le avrebbe viste. Tuttavia, durante le piogge tropicali queste chiese si sarebbero riempite di acqua, allagandosi. Ecco perché furono realizzati una serie di corridoi, di tunnel sottoterranei per evitare che le chiese si allagassero e per raccogliere l’acqua delle piogge tropicali e utilizzarla durante i periodi di siccità. Stiamo parlando del 1200. La domanda che io mi pongo è: possibile che non siamo capaci di farlo oggi?“
Con una richiesta d’acqua che sale vertiginosamente, la competizione tra uso domestico e uso produttivo rischia di generare forti tensioni. La domanda di acqua nell’Africa subsahariana sta crescendo più rapidamente che in qualsiasi altra parte del pianeta. In tutta la regione, si prevede che il fabbisogno idrico per uso domestico triplicherà entro 2050 rispetto al 2010. Anche il consumo di acqua da parte dell’industria e del settore manifatturiero è destinato ad aumentare, fino al 700%. Queste tendenze messe in luce da un’analisi del CSIS, fanno presagire una competizione sempre più intensa per risorse così limitate. Il problema della competizione con il settore produttivo esaspera il dramma delle zone più remote dove o si muore di fame e di sete o di malaria.
La tutela della salute mondiale è una scelta di civiltà dai benefici win-win
Come si può gestire la mediazione di questi conflitti per fare in modo che poi l’acqua resti un diritto umano e serva anche a sostenere la sicurezza alimentare? È un’utopia? “No, è una scelta di civiltà. – risponde Morrone – L’errore è pensare che ciascuno Stato, in particolare quelli occidentali, debba pensare solo ai propri abitanti. Neanche la malattia di COVID, la SARS e l’Ebola sono riuscite a farci capire che qualunque Paese del nostro pianeta ha necessità di essere tutelato. Io spesso dico che il mio impegno in questi Paesi impoveriti nasce dal fatto che io voglio bene ai miei nipotini. E perché lavoro per loro? Perché tutelare la salute degli altri bambini è fondamentale per la tutela della salute dei miei nipotini che vivono a Roma. Questa visione in cui salute, dignità umana e benessere sono condivisi è una di banalità sconvolgente, ma spesso il messaggio non arriva”.













