Con un sistema innovativo che unisce fotovoltaico multigiunzione, concentrazione solare ed elettrolizzatori PEM, un gruppo di scienziati ha raggiunto il più alto tasso di conversione dell'energia solare in energia chimica.

Dalla ricerca tedesca nuovi progressi per l’elettrolisi fotovoltaica
L’elettrolisi fotovoltaica diretta raggiunge un nuovo primato a livello mondiale. Un gruppo di ricercatori dell’Istituto Fraunhofer per i sistemi di energia solare ISE, in Germania, è riuscito a portare l’efficienza della conversione solare-idrogeno al livello record del 31,3%, segnando un risultato unico. E come spiega il loro articolo su Communications Engineering, il valore è frutto di una nuova architettura che integra speciali celle solari multigiunzione direttamente a un elettrolizzatore di tipo PEM.
Come produrre idrogeno dall’energia solare
L’innovativo modulo HyCon® – questo il nome con cui è stato battezzato il dispositivo – si colloca in una lunga lista di innovazioni dedicate all’H2 solare e che ben spiegano la portata della ricerca.
Esistono essenzialmente tre grandi approcci elettrochimici per produrre idrogeno dall’energia solare in maniera diretta:
- la scissione fotobiologica dell’acqua;
- la fotosintesi artificiale;
- i moduli ibridi fotovoltaico-elettrolisi.
Scissione fotobiologica
Nella scissione fotobiologica dell’acqua, o “fotosintesi biologica ingegnerizzata”, alcuni microorganismi vengono utilizzati per produrre idrogeno gassoso, spegnendo parte del loro metabolismo: questo approccio è caratterizzato da basse efficienze di conversione, tipicamente intorno all’1%, e al momento attuale richiederebbe aree estremamente vaste per una produzione rilevante.
Fotosintesi artificiale
Nella fotosintesi artificiale i semiconduttori che assorbono la luce solare sono accoppiati a catalizzatori per scindere l’acqua. L’efficienza di questo metodo aumenta se l’assorbitore fornisce un potenziale superiore a 1,23 V e se assorbe un’ampia gamma dello spettro solare. I risultati migliori sono stati ottenuti finora con strutture tandem (come GaInP/GaAs) che hanno raggiunto efficienze di conversione solare-idrogeno comprese tra il 10,5% e il 19,3%.
Approccio fotovoltaico-elettrolisi
Nell’approccio ibrido FV-E si prevede il collegamento diretto tra celle solari ed elettrodi di una cella elettrolitica. Questa configurazione elimina la necessità di elettronica per la conversione di potenza, riducendo i costi del sistema e permettendo un funzionamento indipendente dalla rete.
In teoria è anche quella che potrebbe permettere un’efficienza di conversione più alta, ma allo stato attuale la sfida principale è riuscire a progettare un sistema in cui i componenti solari ed elettrolitici siano perfettamente bilanciati per operare il più vicino possibile all’MPP in condizioni variabili, garantendo al contempo una lunga durata operativa.
Il modulo HyCon®
È esattamente a questo punto che si inserisce la nuova ricerca del Fraunhofer ISE. I ricercatori hanno risolto il problema del disallineamento accoppiando in modo specifico un array di quattro celle solari a 4 giunzioni in parallelo e con concentratore con due celle di elettrolisi PEM collegate in serie. Questa configurazione ha permesso di operare a soli 79 mV di distanza dal punto di massima potenza della cella solare, aumentando l’efficienza.
Non solo. Per evitare l’accelerazione della degradazione dei catalizzatori (che avviene sopra i 2,4 V), il sistema è stato progettato per mantenere la tensione operativa delle celle PEM sotto i 1,8 V.
Elettrolisi fotovoltaica, le performance
Durante le 107 ore di test all’aperto, non solo è stata raggiunta un’efficienza di conversione del 31,3%, ma non è stata osservata alcuna riduzione delle prestazioni. Inoltre, eliminando la necessità di elettronica per la conversione e consentendo un funzionamento indipendente dalla rete tipico degli elettrolizzatori moderni, il sistema riduce i costi del bilancio di sistema (BOS).
Le stime indicano un costo per l’idrogeno nell’elettrolisi fotovoltaica di appena 3 $/kg, che rientrerebbe nell’intervallo di competitività previsto dall’Agenzia Internazionale dell’Energia. Nota bene: il prototipo ha utilizzato il riscaldamento attivo dell’acqua per i test per migliorare l’elettrolisi, ma gli scienziati sono convinti che le celle possano rilasciare normalmente abbastanza calore per riscaldare l’acqua da 20 °C a 60 °C in un sistema a circuito chiuso.












