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Prysmian: Transizione vuol dire anche Connessione 

In occasione della Fiera KEY 2024, Rinnovabili.it ha intervistato Luca Brusinelli, Sales manager Renewables&Projects Italia di Prysmian

(Rinnovabili.it) – “Transizione vuole anche dire connessione. E i cavi sono esattamente questo, sono i sentieri che connettono le persone, le comunità e i popoli nella gestione dell’informazione e della trasmissione energetica. Questi sentieri vanno oggi marcati in una modalità diversa, innovativa, sempre più sostenibile e sempre più affidabile”. Lo spiega ai microfoni di Rinnovabili.it Luca Brusinelli, Sales manager Renewables&Projects Italia di Prysmian, società che opera nel business dei cavi e sistemi terrestri e sottomarini per la trasmissione e distribuzione di energia e dell’informazione.

L’azienda ha da poco rinnovato la sua brand identity per rimarcare il suo impegno nel guidare le sfide dello sviluppo sostenibile e della trasformazione digitale. Un impegno ben definito che poggia oggi su un business strettamente legato all’innovazione e all’economia low carbon. E che ha come perno una strategia climatica ambiziosa: zero emissioni per le sue attività entro il 2035 (scope 1 e 2), e la completa decarbonizzazione della sua catena del valore entro il 2050. 

Non sorprende dunque sapere che sarà proprio Prysmian a fornire un importante sistema in cavo ad alta tensione in corrente continua (HVDC) per lo sviluppo della rete Eastern Green Link 2. Di cosa si tratta? Dell’autostrada elettrica che collegherà la Scozia e l’Inghilterra, un’infrastruttura strategica e completamente votata alla transizione energetica. Il progetto, attualmente in fase di sviluppo, sbloccherà la ricca capacità di energia rinnovabile della Scozia, trasportando questa energia a circa due milioni di case. 

Ma la società si fa notare anche per l’attenzione alla sostenibilità nei prodotti. Da ECO CABLE, la prima Etichetta Verde del settore che permette che permette alle utility e ai distributori di rendere le loro supply chain e value proposition ancora più “green”, ad Alesea la soluzione IoT che fornisce assistenza virtuale per la gestione delle bobine dei cavi, riducendo i rifiuti generati; da P-Laser, il cavo 100% riciclabile ed ecosostenibile impiegato nella applicazioni HVDC a PRY-CAM, una soluzione rivoluzionaria per il monitoraggio del funzionamento e dell’efficienza dei sistemi elettrici.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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