Il lungo inverno di Pechino passa (ancora) dalle miniere di carbone

L’energy crunch ha costretto la Cina a fare dietrofront e aumentare di nuovo l’output di carbone. Entro fine anno saranno estratte 100 mln di t in più

Carbone: in Cina il consumo sale del 16% nel primo trimestre 2021
via depositphotos.com

Produzione a tutto spiano nelle miniere di carbone della Mongolia Interna

(Rinnovabili.it) – La Cina torna a estrarre carbone a tutto spiano. L’energy crunch che ha paralizzato o fatto andare a singhiozzo il comparto produttivo in queste settimane fa paura. Ma fa ancor più paura quello che potrà succedere questo inverno, quando i consumi energetici per il riscaldamento saliranno.

Così Pechino ha impostato la retromarcia rispetto alle politiche sull’intensità energetica, lanciate a partire da aprile. L’ordine arriverebbe direttamente da Han Zheng, il vicepremier cinese: alle imprese energetiche nazionali ha detto di garantire “a tutti i costi” le scorte per l’inverno.

Leggi anche L’anno del carbone: è boom in Cina, sfiorato il picco del 2013

Detto, fatto. Sono 72 le miniere di carbone nella Mongolia Interna, una provincia del nord-est del paese dove si concentra grand parte dell’industria di questa fonte fossile, che hanno aumentato ai massimi la produzione. L’obiettivo è estrarre almeno 100 milioni di tonnellate di carbone in più rispetto all’output attuale, che si attesta a 178 mln di t. Si tratta di una quantità che coprirebbe circa il 3% del consumo di carbone termico del paese.

Il dietrofront di Pechino è netto. Dall’inizio della scorsa primavera, il partito comunista cinese aveva lanciato una campagna anti-corruzione diretta soprattutto contro le aziende del settore carbonifero. Queste non avrebbero rispettato gli obiettivi di capacità produttiva massima fissati da Pechino.

Leggi anche Il carbone cinese galoppa anche nel 2021

Solo nel 1° trimestre dell’anno, infatti, la produzione di carbone era cresciuta del 16%. La Cina ha prodotto 970,56 milioni di tonnellate di carbone tra gennaio e marzo 2021, in aumento rispetto agli 829,91 mln di t registrati nello stesso periodo del 2020. Nell’anno della pandemia la Cina aveva sfiorato il record assoluto, arrivando quasi ai massimi del 2013 con 3,84 miliardi di tonnellate di carbon fossile estratte.

Ma gli aumenti concessi in questi giorni non basteranno, da soli, a coprire la differenza tra domanda e scorte, dicono gli analisti del settore. Potrebbero mancare all’appello ancora 116 mln di t di carbone termico da qui a fine anno, si stima, includendo nel conteggio anche l’apporto di alcune nuove miniere che entreranno in funzione a breve (31 mln di t).

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui