UE, energia: il 2020 segna il record di chiusure di impianti a carbone

In Spagna la produzione di carbone è diminuita del 58% nei primi sei mesi dell’anno. In Portogallo addirittura del 95%. Tuttavia, la situazione dell’Est Europa rimane critica.

Impianti a carbone
Credits: Gerd Altmann da Pixabay

Le rinnovabili battono i combustibili fossili e il ritmo di chiusura degli impianti a carbone non ha precedenti

(Rinnovabili.it) – Per la prima volta in Europa, le fonti energetiche rinnovabili hanno preso il posto dei combustibili fossili, generando nel 2020 il 40% dell’elettricità dell’UE. Ad essere drasticamente ridotto è soprattutto l’uso del carbone che, dopo aver alimentato la rivoluzione industriale europea, non può più competere sul mercato con fonti meno inquinanti, spingendo governi e aziende a chiudere miniere e impianti a carbone.

Secondo i dati del think tank Ember, corroborati dai ricercatori di Global Energy Monitor, il 2020 ha visto un tasso record di chiusure di impianti a carbone. Se in tutta l’eurozona i combustibili fossili hanno generato “solo” il 34% dell’elettricità, in paesi come la Spagna la produzione di carbone è diminuita del 58% nei primi sei mesi dell’anno, ben prima che metà delle centrali chiudessero a giugno, non rispettando più le norme UE sulle emissioni.

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Il ritmo delle chiusure degli impianti a carbone in Spagna, con il 69% dell’intera flotta da chiudere entro il 2021, non ha precedenti. Secondo Christine Shearer, direttrice di Global Energy Monitor, “il fatto che si sia verificato un declino così rapido indica quanto l’economia del carbone sia sempre più meno competitiva.

Sebbene la pandemia abbia agito da acceleratore, i dati europei parlano chiaro rispetto al futuro del combustibile fossile. In Portogallo, la produzione di carbone è diminuita del 95% nella prima metà del 2020, ha affermato Ember. La scorsa settimana, la grande utility EDP ha deciso di anticipare la chiusura degli impianti a carbone al 2021, dopo aver visto crollare il loro valore.

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Paesi Bassi, Austria e Francia hanno registrato riduzioni di oltre il 50%. Svezia e Austria hanno chiuso i loro ultimi impianti a marzo di quest’anno. Anche alcune regioni carbonifere, nonostante maggiori resistenze dovute soprattutto alla difficoltà di riconvertire migliaia di posti di lavoro, seguono la stessa tendenza: in Germania la produzione di carbone è diminuita del 39%, portandola al di sotto dei livelli della Polonia, che rimane l’unico paese europeo a generare tanta elettricità a carbone quanta quella di tutti gli Stati membri messi insieme.

I paesi dell’Est Europa, infatti, sono gli unici a non avere ancora un chiaro piano di chiusura dei loro impianti a carbone e, secondo Ember, è molto probabile che la dipendenza dal combustibile fossile della Polonia potrà causare, nel prossimo futuro, tensioni all’interno dell’euroblocco. Specie a fronte del ridimensionamento del Just Transition Fund.

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