La trasformazione digitale degli edifici entra in una nuova fase: non più sistemi reattivi, ma smart building capaci di prevedere consumi, ottimizzare energia e ridurre emissioni. Schneider Electric accelera questa evoluzione con piattaforme aperte, algoritmi e building automation avanzata, trasformando gli edifici in nodi intelligenti della rete e abilitando un modello energetico più efficiente, flessibile e sostenibile

Intervista a Francesco Rossi, Digital Energy Innovation Manager di Schneider Electric
Il settore delle costruzioni è responsabile ogni anno di ben ⅓ delle emissioni di gas serra globali. Stiamo parlando di decine di Gt di CO2 che annualmente vanno ad appesantire il bilancio globale. L’obiettivo al 2050 sarà quello di decarbonizzare il settore, consapevoli però che la metà degli edifici oggi esistenti saranno ancora in funzione a metà secolo. Come accelerare dunque questo processo di efficientamento?Un contributo indispensabile arriva certamente dalla building automation e dagli smart building, attraverso la quale è possibile migliorare significativamente il processo di gestione degli edifici, riducendo gli sprechi ed ottimizzando i consumi. Ne abbiamo parlato con Francesco Rossi, Digital Energy Innovation Manager di Schneider Electric, multinazionale francese leader globale nella gestione digitale dell’energia e nell’automazione.
L’obsolescenza del patrimonio immobiliare italiano, considerato uno dei più vetusti d’Europa, presenta livelli di inefficienza estremamente preoccupanti.
Che ruolo giocheranno i sistemi BMS in questo percorso e quali tecnologie Schneider Electric vede oggi come più efficaci nella riduzione dei consumi?
I sistemi BMS (Building Management System) stanno evolvendo da semplici piattaforme di supervisione a veri e propri hub digitali per l’efficienza energetica e la decarbonizzazione. Oggi non si tratta più solo di controllare impianti HVAC o l’illuminazione, ma di integrare altre discipline impiantistiche (es. UPS, distribuzione elettrica, emergenza, fire & security, …) oltre che dati, algoritmi e connettività per ottimizzare in tempo reale il funzionamento degli edifici, anche quelli già esistenti.
In Italia, dove gran parte del patrimonio edilizio è datato e inefficiente, la sfida è duplice: ridurre i consumi senza interventi invasivi e abilitare una gestione operativa efficace.
Tra le tecnologie più efficaci oggi per ridurre i consumi negli edifici esistenti (e quindi abbattere l’operational carbon footprint) possiamo considerare:
- il controllo intelligente HVAC (con ottimizzazione dinamica di setpoint, ventilazione e free cooling) coordinato con sorgenti di energia da fonte rinnovabile e sistemi di accumulo;
- l’illuminazione LED con sensori di presenza e luminosità;
- il power monitoring e l’analisi dei carichi per individuare sprechi e/o carichi da ottimizzare con algoritmi di peak shaving o load shedding.
In sintesi, la chiave è passare da una gestione reattiva ad una proattiva, sfruttando dati e automazione per ridurre consumi ed emissioni senza compromettere il comfort. Questo approccio è alla base della nostra visione di edifici più sostenibili, resilienti e digitali.
Qual è oggi il ruolo dell’intelligenza artificiale nella gestione predittiva degli smart building? Quanto conta la qualità del dato nella riuscita di un progetto digitale?
Oggi si fa tanta confusione intorno alle tematiche legate all’intelligenza artificiale, che sono sicuramente complesse, ma spesso la troviamo più come una buzz word che come qualcosa di sostanza. Per fare un esempio pratico, possiamo considerare l’implementazione di un algoritmo che verifica, controlla e modifica un set point di temperatura dinamico in un edificio, un’applicazione di intelligenza artificiale? Lasciando a voi la risposta, credo che il vero vantaggio dell’utilizzo dell’AI sia nella possibilità di analizzare decine di migliaia di dati in tempo reale ed utilizzare i risultati per sapere in anticipo il risultato dell’operazione che si desidera.
La Direttiva EPBD 4 introduce obblighi stringenti sul monitoraggio energetico. In che modo Schneider Electric sta supportando proprietari e gestori nella trasformazione degli edifici in smart building conformi alla normativa, mantenendo scalabilità e future-proofing?
In realtà, anche se non se ne parla tanto, abbiamo già un obbligo imposto dalla EPBD 3 (ovvero la necessità di un sistema di BMS almeno di classe B secondo la UNI EN ISO52120-1 per asset con potenza nominale legata all’HVAC >290kW) e con l’arrivo della 4° edizione (in forza al 1 luglio 2027) non solo questo limite si abbasserà, ma ci sarà l’introduzione di un nuovo indice, lo Smart Readness Indicator (SRI) che si focalizzerà non solo sulla presenza del BMS nell’asset analizzato, ma anche sulla sua interazione con altri sistemi presenti (praticamente la filosofia EcoStruxure che Schneider Electric promuove da anni) e con la rete del distributore; si passerà così da un concetto di building consumer ad uno di building prosumer. In questo percorso è indispensabile avere il faro guida di un sistema di monitoraggio delle energie a tutto tondo, che consenta di misurare (e quindi controllare con cognizione di causa) i diversi carichi presenti nell’asset di interesse. Proprio per supportare il mercato in questa transizione, oltre all’adeguamento tecnologico del nostro portafoglio, sono stati studiati tool che semplificano la transizione digitale aiutando i diversi attori della filiera, dagli investitori agli sviluppatori, dagli advisor agli studi tecnici, dai contractor alle facility company, nella redazione di (green) capex plan, in linea con gli obblighi normativi presenti e futuri.
Uno dei nodi principali è integrare impianti e tecnologie diversi, spesso installati in epoche differenti. Quali soluzioni avete sviluppato per garantire interoperabilità e continuità operativa, soprattutto nel parco immobiliare più difficile e vincolato?
Se ci proiettiamo al 2050, data fatidica nelle analisi CRREM di impatto della CO2, gran parte degli edifici saranno già costruiti, è quindi d’obbligo prestare attenzione al mondo delle renovation. La vera chiave per affrontare questa sfida, credo sia iniziare veramente a progettare e scegliere la tecnologia in termini di Total Cost of Ownership (TCO), ovvero scegliere apparecchiature e sistemi dotati di protocolli di comunicazione aperti e interoperabili; solo in questo modo sarà possibile, ad esempio, riutilizzare le apparecchiature di campo durante una riqualificazione e “semplicemente” aggiornare il cervello secondo gli ultimi standard informatici o di cyber security. Proprio in quest’ottica nascono le soluzioni EcoStruxure di Schneider Electric, ovvero una piattaforma digitale, scalabile, aperta e connessa che consente la gestione di diversi protocolli di comunicazione anche di diversi brand sotto un unico cruscotto dal quale prendere delle decisioni. Dashboard dinamiche, report di dettaglio, informazioni in real time e allarmi, tutto questo e molto altro è EcoStruxure.
Le piattaforme aperte come EcoStruxure stanno ridisegnando il rapporto con integratori, sviluppatori e utility. In che modo questa filosofia “open” cambia la collaborazione con partner, integratori e sviluppatori?
La filosofia “open” non è solo una scelta tecnologica, ma un modello di ecosistema che favorisce interoperabilità, scalabilità e innovazione condivisa. In concreto, questo approccio cambia la collaborazione in tre modi principali:
- interoperabilità totale: EcoStruxure è basata su standard aperti e API, che consentono agli integratori di connettere sistemi eterogenei senza vincoli proprietari. Questo riduce complessità e costi di integrazione, accelerando i progetti.
- co-creazione e sviluppo di soluzioni: gli sviluppatori possono accedere a community e a expertise per creare applicazioni verticali, analitiche avanzate e servizi digitali. Non si tratta più di un rapporto fornitore-cliente, ma di una community che innova insieme.
- connessione con il mondo energy: le utility possono dialogare con gli edifici attraverso piattaforme aperte, abilitando demand response, gestione della flessibilità e integrazione di fonti rinnovabili. Questo è cruciale per la decarbonizzazione e la resilienza delle reti.
In sintesi, l’“open” è il catalizzatore di un ecosistema collaborativo, dove ogni attore – dal system integrator al developer, fino alla utility – contribuisce a creare valore, accelerando la transizione energetica e digitale.
Con livelli di integrazione e connettività sempre più elevati, come affrontate la protezione delle reti negli smart building e negli smart districts senza ridurre la continuità del servizio?
La sfida è garantire cybersecurity senza compromettere la continuità del servizio. Per farlo adottiamo un approccio multilivello basato su standard internazionali e tecnologie avanzate, come ad esempio:
- Security by Design: le soluzioni EcoStruxure sono progettate con principi di sicurezza integrati, conformi a standard internazionali; questo significa che la protezione non è un add-on, ma parte del DNA del sistema.
- Segmentazione e Zero Trust: implementiamo architetture di rete segmentate e politiche “Zero Trust”, che limitano i rischi di propagazione in caso di attacco e garantiscono accessi sicuri basati su identità e ruolo.
- Monitoraggio continuo e threat intelligence: utilizziamo piattaforme di monitoraggio in tempo reale e servizi di cybersecurity che analizzano anomalie e comportamenti sospetti, intervenendo prima che diventino incidenti.
- Aggiornamenti e gestione remota sicura: grazie a connessioni remote, possiamo applicare patch e aggiornamenti senza interrompere il servizio, mantenendo la resilienza operativa.
Più connettività significa più opportunità, ma anche più responsabilità. Per questo combiniamo cybersecurity avanzata, continuità operativa e resilienza, così che gli smart building e gli smart districts possano essere sicuri e sostenibili.
Può condividere un caso concreto in cui la digitalizzazione di un edificio ha generato risultati misurabili in termini di efficienza energetica e riduzione delle emissioni?
Un caso recente riguarda una clinica ospedaliera in provincia di Caserta in cui, grazie alla lungimiranza della direzione, alla professionalità del partner che ha realizzato il progetto, all’implementazione di un sistema di produzione di energia da fonte rinnovabile e ad un sistema di gestione e controllo dell’edificio, si è riusciti ad ottenere un risparmio di circa il 35% sui consumi energetici e quindi la corrispondente riduzione di CO2. Ma il progetto ha anche un risvolto sociale, in quanto l’energia risparmiata dalla struttura, viene impiegata per ricaricare veicoli elettrici utilizzati da coloro che non possono arrivare autonomamente in struttura (ad esempio anziani, persone con difficoltà deambulatorie, …). Quindi non solo digitalizzazione ed automazione come leva normativa e di riduzione degli OPEX, ma anche come stimolo alla comunità locale con impatti sociali positivi.
Schneider Electric promuove il paradigma Elettrificazione + Digitalizzazione. In che modo questo modello sta cambiando la gestione degli edifici? Gli smart building possono diventare nodi attivi di flessibilità con l’aumento delle rinnovabili e delle tariffe dinamiche?
Il paradigma “Elettrificazione + Digitalizzazione” è ormai un binomio indissolubile per trasformare gli edifici in asset strategici energeticamente autonomi e sostenibili. Infatti, grazie all’integrazione di pompe di calore, sistemi di ricarica dei veicoli elettrici, sistemi di accumulo e di generazione energetica da fonti rinnovabili, l’elettrificazione è protagonista nel processo di decarbonizzazione degli edifici. Ma tutta questa tecnologia sarebbe difficilmente gestibile senza piattaforme intelligenti ed integrate in grado di ottimizzare produzione e consumo, passando quindi da una gestione reattiva a una gestione predittiva basata su dati in tempo reale; questa è la massima espressione della digitalizzazione. Modulare i carichi (Demand Response) per ridurre i costi energetici e supportare la rete; ottimizzare l’autoconsumo grazie a microgrid e sistemi di accumulo; partecipare ai mercati di flessibilità come aggregatori; integrare EV charging e storage per bilanciare domanda e offerta; tutto questo porta ad una gestione ottimizzata dell’asset che lo trasforma in un hub energetico connesso e capace di generare valore economico e ambientale, migliorando resilienza e sostenibilità.
Di building automation si è parlato anche a Milano, dove Schneider Electric è stata protagonista al Rinnovabili District durante la Smart Building Expo 2025 di Fiera Milano, intervenendo nel panel “Digitalizzazione dell’energia per l’ambiente costruito”.
Rivedi l’intervento completo al seguente link:













