Le città ‘verdi’ che hanno voglia di futuro, sul podio Trento, Mantova e Pordenone

L’Italia delle città ‘eccellenze ambientali’ nel nuovo rapporto Ecosistema urbano 2020 di Legambiente. “Dovranno essere il fulcro della ripartenza post Covid-19 verso un futuro sostenibile”. Dai numeri sulle grandi città emerge in modo netto la differenza tra Milano che continua a fare passi in avanti e Roma che invece continua a rimanere ferma. Tra le best practices da replicare c’è per esempio Cosenza con la ‘ciclopolitana’, una rete ciclabile lunga più di 30 chilometri

ecosistema urbano 2020
Foto di Adam Derewecki da Pixabay

di Tommaso Tetro

(Rinnovabili.it) – Ci sono delle città che provano a essere sempre più sostenibili, che puntano al futuro green e che in alcuni casi già ci si trovano. E’ l’Italia delle città ‘eccellenze ambientali’, quella che viene raccontata dal nuovo rapporto Ecosistema urbano 2020 di Legambiente, realizzato in collaborazione con Ambiente Italia e il Sole 24 ore, e presentato nel corso di un webinar per via delle misure restrittive per fronteggiare l’emergenza da coronavirus. Guardando subito ai numeri sulle grandi città emerge in modo netto la differenza tra i due pezzi d’Italia: tra Milano che continua a fare passi in avanti e Roma che invece continua a rimanere ferma. 

Quest’anno il rapporto Ecosistema urbano 2020 – che è costruito sul comportamento dei centri urbani nel 2019, e assegna i punteggi in base a 18 indicatori distribuiti su sei aree tematiche (aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano, energia) – anticipa già che si dovrà fare i conti con gli impatti dell’emergenza sanitaria sul versante delle scelte politiche, della coesione sociale, e naturalmente su quello economico. Una medaglia dalle due facce però. Perché se da un lato la crisi innescata dal coronavirus ha spezzato la continuità con un sistema che sembrava non essere possibile interrompere dall’altro dovrebbe, e potrebbe, creare i presupposti per una spinta maggiore verso il Green deal, e quella svolta sostenibile in chiave di transizione energetica ormai non più rinviabile. Tanto che come antipasto il Covid-19 si immagina – rimandando i dati al prossimo rapporto – abbia portato con sé un’accelerazione sulla mobilità sostenibile (cosa comunque evidente, anche dall’esplosione di mezzi leggeri e elettrici) e sulla voglia di cambiare delle comunità. Secondo Legambiente infatti le città dovranno essere “il fulcro della ripartenza post Covid-19 verso un futuro sostenibile”.

Su qualità dell’aria, trasporti, rifiuti, e acqua, si potrebbe sintetizzare con due parole: avanti piano. Ma entrando nel dettaglio c’è un Paese spaccato, come spesso avviene, tra un Nord e Sud. Due velocità, con il primo pezzo d’Italia che dedica attenzione ai servizi, alla mobilità, alle rinnovabili, alla cura di strade e piazze e alla crescita di spazi naturali; mentre nel secondo pezzo c’è l’Italia più lenta che soffre per lo smog, i trasporti e la raccolta differenziata e per la gestione idrica. Sul podio ci sono Trento, Mantova e Pordenone; dalla parte opposta chiudono la classifica dei capoluoghi Pescara, Palermo e Vibo Valentia. Al quarto posto della classifica – dopo Trento, Mantova, Pordenone – si piazza Bolzano e a seguire Reggio Emilia.

Tra le grandi città, viene messa in evidenza la crescita di Milano che arriva a occupare la 29esima posizione; il capoluogo della Lombardia è infatti sempre “più attento alla vivibilità urbana”. Inoltre al contesto viene aggiunto un focus dedicato a 17 best practices, che raccontano esperienze virtuose che andrebbero soltanto replicate sul territorio nazionale; tra queste per esempio c’è Cosenza che ha realizzato la ‘ciclopolitana’ (una rete ciclabile lunga più di 30 chilometri) che sarà finita entro il 2020.

“L’Europa – dichiara Stefano Ciafani, presidente di Legambiente – ha destinato al nostro Paese 209 miliardi di euro, una cifra molto importante che non potrà non riguardare le aree urbane, utili anche per il raggiungimento degli obiettivi Onu sullo sviluppo sostenibile al 2030. È qui infatti che si gioca una partita fondamentale per fronteggiare le tre crisi attuali – sanitaria, economica e climatica – e per vincere la sfida della modernizzazione del Paese. L’Italia non può mancare questa occasione irripetibile per rendere le nostre città più moderne, sostenibili e sicure”.

Per avere un’idea si può prendere come esempio quello che succede a Trento, la prima in classifica che “migliora i valori medi complessivi sia per quel che concerne il biossido di azoto (NO2) che per le Pm10 (le polveri sottili)”; che aumenta la raccolta differenziata portandola all’83%, e che riesce a produrre meno rifiuti a testa, passando da 465 chilogrammi per abitante all’anno a 462.

Rispetto allo stato dell’arte nelle aree metropolitana, nella classifica generale bisogna segnalare la ripresa di Torino che guadagna l’80esima; ma anche di Bari 84esima. C’è poi un lieve calo in graduatoria per Bologna 16esima e per Venezia 27esima. Nelle grandi città – viene spiegato – sembra più difficile e macchinoso offrire risposte adeguate. A cominciare per esempio dai dati sullo smog e anche sui rifiuti: per esempio a Torino ci sono 64 auto ogni 100 abitanti, a Roma – dove viene messo in evidenza “l’immobilismo nei numeri del trasporto pubblico” – sono 62; “l’imbarazzante 19,2% della raccolta differenziata a Palermo o il 36,2% a Napoli”; ma anche “il 3,60 su 10 che Venezia raggiunge nell’indice del suolo consumato”, così come lo spreco del 50% di acqua potabile a Bari.

C’è un’eccezione, ed è Milano, che negli ultimi anni è stata “sempre più attenta alla mobilità sostenibile, alla rigenerazione urbana e all’uso efficiente del suolo”. Mentre Roma si trova verso il fondo della classifica di Ecosistema urbano 2020, occupando l’89esima posto. Troppo scarsi infatti i risultati ottenuti sulla gestione dei rifiuti, con la differenziata che arriva al 45,5% e che è salita del 2,6% negli ultimi quattro anni, mentre la produzione pro-capite continua a essere tra quelle più alte in Italia; a questo bisogna aggiungere “un trasporto pubblico in condizioni disarmanti, con mezzi sempre più lenti”, e la cattiva “qualità dell’aria” che per le concentrazioni di biossido di azoto la porta a essere al quintultimo posto nazionale.

“Nel prossimo triennio avremo nelle città bus ambientalmente sostenibili, che si caratterizzeranno per l’abbandono del diesel e l’implementazione di altre tipologie di propulsione – osserva la ministra delle Infrastrutture e trasporti Paola De Micheli – questa operazione, con cui ad oggi abbiamo distribuito 3 miliardi alle città, si sposa con un’altra operazione di 8 miliardi per finanziare progetti di trasporti rapidi di massa con rafforzamento di mobilità sopra e sottoterra per trasporto pubblico locale; dobbiamo anche intervenire con una riforma del modello di trasporto pubblico locale, perché non basta avere mezzi migliori e aggiuntivi, ma deve permettere alle persone di viaggiare meglio – prosegue De Micheli – il Piano Italia veloce vuole consentire all’80% degli italiani di vivere tra 10 anni a meno di un’ora da una grande infrastruttura ferroviaria e trasformare la ferrovia in uno strumento di trasporto capillare anche nei territori delle aree interne del Sud. Si tratta di un Piano che è studiato e ragionato, oltre che per la sostenibilità ambientale, per vincere le diseguaglianze figlie della tirannia della distanza che si sono determinate con il basso livello di investimenti destinati al Sud e alle aeree interne”.

“Le città hanno un ruolo strategico – rileva Chiara Appendino, sindaco di Torino e vicepresidente dell’Anci – porre le città al centro, sia dal punto di vista comunicativo sia degli investimenti infrastrutturali, permette di fare quell’investimento immateriale, culturale, che fa sì che le risorse generano una spinta economica e anche quel cambio di abitudini che ci permette di raggiungere gli Obiettivi dell’Agenda 2030. Nessuna rivoluzione può essere indifferente al cambio di abitudini di ciascuno di noi”.

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