Come disegnare la città ideale per la transizione energetica

Un nuovo rapporto di IRENA delinea i modi in cui i centri urbani, grandi e piccoli, possono catalizzare il passaggio a un futuro a basse emissioni di carbonio

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Foto di David Mark da Pixabay

Esiste la città ideale per la transizione energetica?

(Rinnovabili.it) – Le aree urbane sono fondamentali per la transizione energetica globale. Qui infatti vive oltre il 50% della popolazione mondiale, consumando il 75% dell’energia primaria ed emettendo, attualmente, il 70% dei gas serra del comparto energetico. Intervenire a questo livello con un approccio di sistema, potrebbe quindi contribuire in maniera sensibile alla decarbonizzazione globale.

Ne è fortemente convinta IRENA, l’agenzia internazionale delle energie rinnovabili, che pubblica oggi il suo Renewable Energy Policies for Cities. Il rapporto mostra come disegnare la città ideale della transizione energetica a partire da alcune esperienze urbane reali. “Questo studio – scrive IRENA – si concentra sulle sfide e sui successi riscontrati nella diffusione delle energie rinnovabili nelle città di medie dimensioni, con una popolazione compresa tra 30.000 e 1 milione di abitanti. I casi studio presentati forniscono prove specifiche a partire da tre paesi completamente differenti: Cina, Uganda e Costa Rica”.

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L’obiettivo, spiegano gli autori, è supportare i paesi nell’attuazione dei loro contributi determinati a livello nazionale (NDC), consentendo di implementare la città ideale della transizione energetica. Ossia un agglomerato in grado contribuire attivamente alla riduzione delle emissioni climalteranti, migliorando la vita dei propri abitanti.

Non esiste ovviamente una ricetta comune. Sebbene le città di tutto il mondo affrontino molte sfide simili, le loro particolari circostanze, le esigenze e la stesse capacità di agire possono variare enormemente, in base al contesto geografico, politico e culturale. Il rapporto individua alcuni fattori chiave, interconnessi fra loro, da cui partire per modellare i profili energetici della città e per impostare un’azione di trasformazione: zona climatica, trend demografico, densità di insediamento, proprietà di asset energetici, capacità istituzionale, Authority di regolamentazione, struttura economica e ricchezza.

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Le città sono sempre consumatrici dirette di energia e quindi aggregatori di domanda, e possono essere facilitatori e finanziatori di progetti di energia rinnovabile”, spiega IRENA. Per mostrare alcune possibilità in tal senso, il rapporto presenta alcuni casi di studio di città di piccole e medie dimensioni in varie regioni. Città come Kasese, in Uganda, che ha instituito una Strategia municipale per l’energia sostenibile nel 2017. e si è dotata di SolarCityEngine, applicazione che assiste famiglie, imprese e autorità municipali nell’adozione del fotovoltaico.

A Cartago, Grecia e Guanacaste in Costa Rica, è invece la mobilità elettrica la nuova frontiera per raggiungere le emissioni nette zero. Grazie ad efficaci politiche e una buona quota di rinnovabili nell’alimentazione energetica, entrambe le realtà hanno assistito ad un aumento positivo delle infrastrutture di e-mobility. 

Il documento riporta anche l’esperienza di Zhangjiakou, in Cina, i cui residenti raccontano il cambiamento positivo determinato da un sistema di riscaldamento eolico in sostituzione ai vecchi impianti a carbone.

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