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COP30: perché triplicare i finanziamenti per l’adattamento è un obiettivo poco ambizioso

Uno dei pochi risultati emersi dalla COP30 è stato il nuovo obiettivo di almeno triplicare i finanziamenti per l’adattamento climatico entro il 2035. Tuttavia, quanto accordato sarebbe di gran lunga insufficiente a coprire le necessità delle economie in via di sviluppo.

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22.11.2025 – Belem – COP30 – Closing plenary meeting of the 30th Conference of the Parties (COP30). Photo by Ueslei Marcelino/COP30

I finanziamenti per l’adattamento ai cambiamenti climatici a favore delle economie in via di sviluppo sono stati tra i temi principali della COP30 e oggetto di intensi negoziati. L’obiettivo finale dichiarato alla fine della conferenza è triplicarli entro il 2035.

Finanziamenti per l’adattamento poco ambiziosi

Un’analisi di Carbon Brief, però, dimostra che uno dei (pochi) risultati della COP30 non sia poi così chiaro, né tantomeno così ambizioso. Alla COP26 di Glasgow si raggiunse l’accordo affinché le economie avanzate raddoppiassero il totale dei finanziamenti per l’adattamento a favore dei Paesi meno preparati ad affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici e spesso anche tra i più colpiti. Tutto questo andava fatto entro il 2025. La cifra si aggirava intorno ai 40 miliardi di dollari, partendo da una base concordata nel 2019 di 18,8 miliardi di dollari.

Le economie in via di sviluppo si sono presentate alla COP30 con la richiesta di triplicare i finanziamenti per l’adattamento entro il 2030, portandoli a 120 miliardi di dollari. C’era, inoltre, la questione del bilanciamento tra fondi per l’adattamento e quelli per il mitigamento. In base all’Accordo di Parigi, le economie avanzate devono equilibrare le risorse tra questi due tipi di voci di finanziamenti. Allo stato dei fatti, i contributi per l’adattamento sono stati finora quasi un terzo del totale. L’accordo finale della COP30 ha spostato la data in avanti di cinque anni e non ha trovato una base concordata da cui partire per triplicare le risorse.

Il testo concordato alla fine ha solo posticipato la scadenza portando al 2035 il termine per triplicare le risorse. Ciò potrebbe comportare che molti meno finanziamenti vadano all’adattamento nel breve termine.

L’obiettivo di Glasgow prevedeva finanziamenti per l’adattamento in forma di sovvenzioni e prestiti provenienti da risorse pubbliche delle economie avanzate, ai quali si aggiungono quelli delle banche multilaterali di sviluppo e di altri fondi.

Richieste non accolte

Alla COP30, le economie in via di sviluppo avevano chiesto di mantenere solamente le sovvenzioni, eliminando i prestiti. I Paesi considerati “ricchi” sono in una fase di taglio agli aiuti esteri, perciò non hanno accolto la richiesta. A fronte di questi tagli, le economie avanzate non sono state disposte a impegnarsi per nuovi obiettivi basati esclusivamente sul finanziamento pubblico. La controproposta è stata quella di legare ogni nuovo accordo al “new collective quantified goal”. Quest’ultimo prevede finanziamenti da diverse fonti, tra cui fondi privati e contributi volontari. Secondo il World Resource Institute, i privati contribuirebbero a circa un quarto del totale.

Obiettivo della COP30 ben lontano dalle esigenze di adattamento

In base alle valutazioni del Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite (UNEP), i finanziamenti per l’adattamento previsti non sarebbero sufficienti a coprire le necessità. Le economie in via di sviluppo avrebbero bisogno di quasi 310 miliardi per ciascun anno fino al 2035.

Questi stessi Paesi, tuttavia, hanno dichiarato di avere bisogni finanziari ancora più elevati nei loro contributi determinati a livello nazionale (NDC) e nei piani nazionali di adattamento (NAP) presentati alle Nazioni Unite. Considerando anche tali bisogni, l’UNEP stima che la cifra da coprire arriverebbe a 365 miliardi di dollari all’anno tra il 2023 e il 2035. Anche contando la spesa interna degli Stati e gli investimenti del settore privato, quanto accordato alla COP30 sarebbe di gran lunga insufficiente a coprire le necessità per l’adattamento.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.