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COP30, a che punto siamo con gli impegni nazionali per il clima?

Sulla base del numero totale di 86 NDC presentati da 113 Parti, le previsioni sulla riduzione delle emissioni globali totali di gas serra nel 2035 riferiva di un meno 12% rispetto ai livelli del 2019, ancora troppo poco.

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November 20, 2025 – Belém – United Nations Secretary-General António Guterres participates in a press conference on negotiations to finalize the COP30 final document during the 30th Conference of the Parties (COP30). Photo by Antonio Scorza/COP30

Durante la COP30 gli NDC presentati dai Paesi sono arrivati a 122. Alla fine del vertice ONU sul clima di quest’anno, i Paesi ad aver presentato i nuovi piani climatici sono quindi diventati più di 120.

NDC: perché sono importanti

Il 2025 è stato un anno particolarmente impegnativo perché i Governi parte dell’Accordo di Parigi, erano chiamati a presentare i loro nuovi impegni nazionali per il clima, o contributi determinati a livello nazionale (NDC). I piani delineano gli obiettivi che i Paesi si impegnano a raggiungere in materia di riduzione delle emissioni entro il 2035. La possibilità che si rispetti quanto previsto dall’Accodo di Parigi di 10 anni fa dipende in larga misura dall’ambizione di questi piani nazionali, perché da essi derivano la velocità e l’efficacia delle azioni intraprese per contrastare i cambiamenti climatici dal 2020 in poi.

NDC: un riepilogo del 2025

La scadenza originale per presentare il nuovi NDC era il 10 febbraio 2025, ma almeno il 95% dei Governi l’aveva mancata. Un’analisi di Carbon Brief aveva rivelato che per quella data appena 13 delle 195 Parti firmatarie dell’Accordo di Parigi avevano pubblicato i loro nuovi piani di riduzione delle emissioni. Per provare a sollecitare gli Stati ritardatari, ad aprile, il Brasile, Paese ospitante della COP30, e le Nazioni Unite avevano pensato di organizzare un vertice virtuale sul clima dedicato proprio ai contributi nazionali. A settembre a New York, a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, si è tenuto un altro vertice sempre sugli NDC. In quell’occasione, altri Paesi hanno dichiarato i loro nuovi impegni per il clima. Tra questi spiccava su tutti la Cina, attualmente prima al mondo per emissioni, che però è stata molto conservativa.  

Alla fine di settembre, infatti, risultava che soltanto un terzo di tutti Paesi del mondo aveva presentato i contributi determinati a livello nazionale al 2035, arrivando a coprire circa la metà delle emissioni globali di gas serra. Mancavano dunque i due terzi ma anche altri Governi a parte la Cina si erano messi in regola proprio durante la climate week di New York. L’UE ha presentato il proprio appena prima l’inizio della COP.

Taglio previsto delle emissioni ancora troppo basso

In vista dell’inizio della COP30 in Brasile il Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP) aveva diffuso l’Emission Gap Report 2025. Il rapporto diceva che l’Accordo di Parigi del 2015, firmato durante la COP21, si era dimostrato fondamentale per stimolare l’azione per il clima perché ha permesso un netto calo nelle proiezioni di riscaldamento globale. Lo stesso studio aveva sostenuto però che i nuovi impegni climatici avevano mancato l’obiettivo di evitare un pericoloso aumento della temperatura globale nel corso di questo secolo.

Questa analisi dell’UNFCCC aveva sostenuto che se gli Stati realizzeranno i piani dichiarati, il volume annuale di gas serra rilasciati nell’atmosfera dovrebbe scendere del 10% entro il 2035 rispetto ai livelli del 2019.

COP30 ed NDC, a che punto siamo

Il primo giorno della COP30, il 10 novembre, il Segretario esecutivo dell’UNFCCC, Simon Stiell, ha inviato una lettera a tutte le Parti dell’Accordo di Parigi. Nella lettera Stiell informava i Paesi della pubblicazione di altri 22 nuovi NDC. Sulla base del numero totale di 86 NDC presentati da 113 Parti, la lettera indicava che le previsioni sulla riduzione delle emissioni globali totali di gas serra (incluse le attività LULUCF) nel 2035 sarebbe del 12% rispetto ai livelli del 2019.

La percentuale, tuttavia, è ancora troppo al di sotto del 60% di riduzione necessaria a restare entro il grado e mezzo di riscaldamento globale, come spiegava questo articolo del Guardian. Peraltro, la soglia di 1,5 gradi C è stata già superata negli ultimi due anni, ma dovrà confermarsi per diversi anni prima di poter essere considerata una violazione permanente e duratura.

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Previsione della riduzione delle emissioni al 2035: meno 12% rispetto ai livelli del 2019.

Gli Stati hanno continuato a presentare i nuovi NDC all’ONU anche durante la stessa COP in Brasile. Tra questi Stati ci sono: Bielorussia, Bhutan, Burundi, Ucraina, Gibuti, Iraq, Costa Rica, Yemen e Messico. La Corea del Sud ha annunciato l’intenzione di presentare il proprio. L’India ha fatto sapere che annuncerà il proprio NDC entro la fine di dicembre. Gli Stati Uniti, invece, meritano una menzione a parte. Sono al secondo posto per emissioni a livello globale ma sono al primo per emissioni storiche. Da quando Trump, a gennaio 2025, ha dichiarato di voler ritirare gli USA dall’Accordo di Parigi (saranno tecnicamente fuori a gennaio 2026), l’NDC statunitense nei fatti non c’è.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.