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Gli Stati più ricchi del mondo riducono l’impegno per lo sviluppo globale

Nel complesso, gli sforzi collettivi dei Paesi più ricchi a favore dello sviluppo globale sembrano diminuire.

Le 24 economie più avanzate del mondo stanno limitando il loro impegno per lo sviluppo globale, come dimostra un nuovo studio. Molti Paesi ad alto reddito hanno infatti ridotto i loro budget per gli aiuti e la finanza per lo sviluppo ma non hanno quasi toccato le risorse da destinare a ricerca e sviluppo.

Uno sguardo al report sull’impegno per lo sviluppo

Il Commitment to Development Index (CDI) è un rapporto elaborato ogni due anni dal Center for Global Development (CGD). L’indagine serve a misurare quanto i Paesi più potenti del mondo siano impegnati a favore dello sviluppo globale.

L’edizione di quest’anno valuta le politiche di 38 economie più avanzate per capire quanto queste ultime siano in grado di influenzare i Paesi a basso reddito in termini di finanza per lo sviluppo, investimenti, migrazione, commercio, ambiente e salute, sicurezza e tecnologia. Gli investimenti nella ricerca, il commercio, il sostegno ai migranti hanno sempre un impatto sullo sviluppo degli Stati più vulnerabili.

Nonostante il dilagare del nazionalismo, la prosperità globale continua a essere un interesse comune da difendere, poiché crea nuove opportunità economiche, aumenta l’innovazione e riduce i rischi posti dal clima. Il CDI non è solo un indice di quantità di aiuti: premia anche la qualità della finanza allo sviluppo.

Spesso si pensa allo sviluppo solo in termini di aiuti, ma il CDI dimostra che anche le decisioni su commercio, migrazione, tecnologia e sicurezza sono estremamente importanti, sia per i propri cittadini che per la qualità della vita di miliardi di persone che vivono nelle nazioni più povere“, ha affermato Ian Mitchell, ricercatore senior presso il Center for Global Development e ricercatore principale del Commitment to Development Index.

Paesi primi in classifica per impegno per lo sviluppo

La Svezia è in testa, seguita dalla Germania e dalla Norvegia. La Svezia è al primo posto per finanza per l’ambiente, al secondo per la finanza allo sviluppo e al quarto per la salute. In ambito tecnologico, invece, nonostante un aumento recente degli incentivi fiscali per ricerca e sviluppo, non sembra altrettanto impegnata. La Svezia è classificata al primo posto anche nelle due precedenti edizioni del report, ma il vantaggio sugli altri Paesi continua a ridursi.

La Germania è al secondo posto ma è anche il Paese con il punteggio più alto tra quelli del G7. Se, però, il punteggio fosse calcolarlo in base al reddito nazionale, supererebbe la Svezia. La Norvegia si classifica al terzo posto, vantando buoni risultati in finanza allo sviluppo e salute, e al primo posto per gli investimenti. I risultati sono tuttavia più bassi in ambito commerciale e ambientale a causa degli elevati sussidi all’agricoltura e alla produzione di combustibili fossili.

Finlandia e Regno Unito sono al quarto e al quinto posto. La Francia è scesa dalle prime cinque posizioni al settimo posto assoluto, a causa dei tagli agli aiuti (quelli più recenti allo sviluppo da parte del Regno Unito non sono stati ancora calcolati nel report di quest’anno).

I risultati del report 2025 sono antecedenti alla maggior parte dei tagli annunciati da Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania ma la finanza è solo una delle otto componenti del CDI. Gli Stati Uniti scendono di due posizioni, arrivando al 28 esimo posto, ma da quando Donald Trump è diventato Presidente il Governo USA effettivamente tagli di miliardi di dollari in aiuti internazionali. Il Giappone, invece, perde 5 posizioni e si classifica 20 esimo.

Gli sforzi collettivi dei Paesi ricchi aumentano o diminuiscono?

Il rapporto evidenzia una tendenza preoccupante:

  • Molti Paesi avanzati stanno distribuendo meno finanza per lo sviluppo rispetto al CDI precedente (datato 2023), se misurato in proporzione alla loro economia.
  • Si riduce anche la quota di finanziamenti canalizzata attraverso istituzioni di credito multilaterali: ciò è particolarmente marcato tra i paesi non-OCSE.
  • In generale, il report segnala un arretramento collettivo negli aiuti, anche prima che molti Paesi annunciassero tagli più drastici dall’inizio del 2025.

Quindi, nel complesso, gli sforzi collettivi dei Paesi più ricchi a favore dello sviluppo sembrano diminuire.

Qualità della finanza per lo sviluppo

L’attenzione alla povertà nei finanziamenti bilaterali per lo sviluppo è costantemente in calo perché i finanziamenti non vengono indirizzati ai Paesi a basso reddito, dove potrebbero avere il maggiore impatto. Gran parte di questo calo si è verificato nel 2022, quando ingenti volumi di aiuti sono stati reindirizzati all’Ucraina (un Paese allora con un reddito relativamente più alto).

Impegno per lo sviluppo e tutela dell’ambiente

La maggior parte delle economie più avanzate ha ridotto le emissioni pro capite tra il 2019 e il 2023. Tuttavia, guardando al totale, le emissioni aggregate di questi Paesi sono aumentate del 3%, perché l’incremento in Cina avrebbe annullato il risultato positivo di 30 Paesi che avevano registrato diminuzioni. I dati più recenti, però, lascerebbero pensare che le emissioni cinesi nel 2025 non siano cresciute.

Sussidi ai combustibili fossili

I sussidi ai combustibili fossili (ossia il sostegno governativo finalizzato ad abbassare i costi di produzione o del consumo di carbone, petrolio o gas) sono, al contrario, aumentati nella maggior parte deIle economie più avanzate. I dati più recenti, quelli del 2022, riflettono il livello dei sussidi immediatamente dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Sono quindi da valutare nel contesto dell’impennata dei prezzi dell’energia e dell’aumento della domanda successivo all’allentamento delle restrizioni dovute alla pandemia di COVID. Nonostante circostanze geopolitiche e macroeconomiche così difficili, alcuni Governi sono riusciti comunque a ridurre l’ammontare dei sussidi ai combustibili fossili (10 lo hanno fatto, tra questi ci sono Argentina, Australia e Turchia).

Finanziamenti per Ricerca e sviluppo

Molti dei recenti shock economici hanno avuto una portata internazionale: l’aggressione della Russa all’Ucraina e l’impatto sull’inflazione; il cambiamento climatico; la malattia di COVID e persino l’effetto dei tassi di interesse statunitensi sui costi di indebitamento globali. Nonostante le sfide globali, in media, secondo il rapporto, ciascun Paese del CDI ha speso più del doppio in ricerca e sviluppo rispetto alla finanza per lo sviluppo. Complessivamente, invece, quasi il triplo, ossia lo 0,58% rispetto allo 0,2% destinato ai finanziamenti per lo sviluppo internazionale. Questa cifra sembra anche aver resistito ai tagli ai bilanci.

Vai al rapporto Commitment to Development Index 2025

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.