Si è tenuto oggi presso presso la House of BMW Italia l’evento "Powering Italy’s Green Future: The role of hydrogen and fuel cell technology in future mobility"

Il ruolo delle auto a idrogeno nella mobilità di domani
Idrogeno come strumento di resilienza industriale europea e come tecnologia complementare all’elettrico a batteria. Questa la visione che oggi BMW propone nel mondo auto. Il vettore si è già fatto spazio nel segmento dei trasporti pesanti ma oggi stenta a trovare un posto di rilievo nelle quattro ruote – soprattutto in Europa.
Eppure c’è chi come Bimmer è fermamente convinto che l’idrogeno non solo meriti attenzione ma che possa aiutare la mobilità ad offrire una soluzione lì dove altre motorizzazioni non sono possibili. Un elemento di un puzzle più grande, che può tuttavia contare già sull’expertise tecnologica dell’industria europea, divenendo leva di competitività e sicurezza.
BMW iX5 Hydrogen, dal protipo al mercato
È anche su queste premesse che il gruppo ha costruito la sua strategia dedicata al vettore H2, iniziando a lavorare sulla BMW iX5 Hydrogen. Dal primo prototipo nel 2011 ai test su strada nel 2023 fino al lancio dei nuovi serbatoi piatti (il sistema BMW Hydrogen Flat Storage) appena due mesi fa, la casa automobilistica non ha mai smesso di premere sull’acceleratore. Peraltro con risultati entusiasmanti come spiega Jürgen Guldner, General Project Manager Hydrogen Technology del gruppo dal palco dell’odierno BMW Hydrogen Day di Milano.
“Abbiamo portato questo veicolo in tutto il mondo, visitando più di venti Paesi e percorso oltre un milione di chilometri. Abbiamo constatato che si è comportato benissimo in ogni tipo di condizione climatica e ambientale”. E “il rifornimento è lo stesso ovunque: esiste un unico standard globale, non ci sono prese diverse o cose del genere […] ma l’elemento più importante per noi è stata la risposta del pubblico a questo progetto pilota, perché è stata davvero positiva. Più positiva di quanto avessimo inizialmente immaginato”.
Per BMW, l’idrogeno rappresenta una tecnologia complementare, un modo per espandere l’offerta di mobilità come spiega anche Marisa Retter, BMW Product Manager. “Oggi i veicoli elettrici a batteria sono centrali per la decarbonizzazione dell’industria automobilistica e lo rimarranno. Ma noi di BMW vediamo chiare opportunità anche per altre soluzioni, perché crediamo che un unico approccio per tutto non sia la strada ideale. Noi vogliamo mantenere un approccio tecnologicamente aperto”, ha sottolineato Retter.

Una vera X5 senza compromessi
La nuova tecnologia a fuel cells debutterà sul mercato tra due anni a bordo di uno dei modelli di punta del marchio: “Lanceremo il nostro primo veicolo di serie [BMW iX5 Hydrogen] nel 2028. Sarà una vera X5, senza alcun compromesso”, portando così a cinque le motorizzazioni disponibili per questo modello.
La vettura offrirà vantaggi specifici per determinate categorie di automobilisti, come la robustezza nei climi rigidi, la capacità di traino e la risposta a chi abita in aree molto urbanizzate e non ha un facile accesso alla ricarica domestica. Ma il punto di forza principale resta la velocità di rifornimento: “Sarà possibile fare il pieno all’auto facilmente in meno di cinque minuti”.
La collaborazione con Toyota
Sul piano tecnico, Retter ha evidenziato i grandi passi in avanti compiuti grazie alla cooperazione con il colosso giapponese Toyota: “Si tratta di uno sviluppo congiunto tra Toyota e BMW”. Il nuovo sistema di celle a combustibile di settima generazione è stato ottimizzato in modo radicale: “Lo abbiamo reso più efficiente, più potente e siamo riusciti a ridurne le dimensioni di circa il 25%”. Questo permetterà a BMW di produrre l’auto a idrogeno direttamente a Steyr, in Austria, sfruttando una flessibilità industriale unica.
I nuovi serbatoi piatti da sette chilogrammi di idrogeno garantiranno infine un’autonomia “fino a 750 chilometri WLTP” e, avendo le stesse identiche dimensioni di un pacco batteria standard, permetteranno a BMW di “produrre motorizzazioni diverse sulla stessa identica linea di montaggio”.
Per il gruppo vale la pena sottolineare che non esiste uno scontro tra auto elettrica a batteria e auto a idrogeno neppure sotto il profilo della sostenibilità. “Se si considera l’intero ciclo di vita del veicolo – dall’estrazione delle materie prime dalla terra fino al riciclo – entrambe le tecnologie sono praticamente alla pari”, ha spiegato Guldner, smentendo i dubbi sull’efficienza e citando studi pubblici che dimostrano come “l’impronta di CO2 di un veicolo a idrogeno e di uno elettrico a batteria lungo l’intero ciclo di vita sia pressoché equivalente“.
Idrogeno, vettore di resilienza
L’aspetto più importante per le auto a idrogeno sembra però essere la componente di geopolitica industriale legata al vettore. “La tecnologia dell’idrogeno è qualcosa che molti Paesi europei padroneggiano già”, ha sottolineato il manager, ricordando che i fornitori europei possono convertire facilmente il proprio know-how dai motori a combustione alle celle a combustibile su componenti come sensori, valvole e sistemi di raffreddamento.
“Ciò significa che possiamo disporre di una tecnologia che ci rende indipendenti – o comunque più indipendenti rispetto ai veicoli elettrici a batteria – dalle forniture, in quel caso, provenienti dalla Cina. Questo per noi è fondamentale, perché come azienda industriale dobbiamo essere flessibili e capaci di reagire ai diversi sviluppi nel mondo. Fa parte della resilienza”.












