I costruttori europei lanciano un grido d'allarme: senza infrastrutture e flessibilità, l'elettrificazione rischia di portare a un declino irreversibile. La Germania, con Merz, chiede a Bruxelles di estendere il ciclo di vita delle ibride plug-in oltre il 2035

Gli obiettivi UE di riduzione delle emissioni di CO2 per 2030 e 2035, per l’industria europea dell’auto non sono raggiungibili. E’ crisi dell’auto elettrica? Il grido d’allarme è univoco: proviene dai costruttori europei associati all’ACEA. E risuona forte, mentre il prossimo 10 dicembre sarà presentato il “Pacchetto Automotive” della Commissione Europea. Ma cosa sta succedendo, visto che gli allarmi si stanno moltiplicando? La settimana scorsa John Elkann di Stellantis ha definito l’industria dell’auto prossima ad un declino irreversibile a causa dell’elettrificazione dell’auto.
L’allarme dell’auto europea
I produttori europei di auto non vogliono abbandonare l’elettrificazione per tornare al motore a combustione interna, ma le attuali condizioni non permettono di raggiungere gli obiettivi prefissati. Questa la posizione di Sigrid de Vries, Direttore Generale dell’ACEA. Rispetto al periodo pre-pandemia, preso come modello di riferimento del mercato automobilistico, mancano 3 milioni di auto all’anno. E questo nonostante ci sia un’offerta di oltre 300 modelli elettrificati nell’UE. Ma secondo l’Associazione, mancano infrastrutture e reti elettriche su cui non sono stati investiti abbastanza soldi pubblici.
Crisi auto elettrica, la strategia a 3 corsie
Prendendo in prestito una definizione del gergo stradale, l’ACEA propone una strategia a “tre corsie”, cioè su misura per le diverse velocità di transizione dei vari segmenti. I veicoli commerciali, ovvero i furgoni, strumenti essenziali per le Pmi, necessitano di una gamma di flessibilità più ampia e di un adeguamento degli obiettivi di riduzione della CO2.
Per camion e autobus invece, ACEA richiede una revisione accelerata del regolamento sulla CO2 per i veicoli pesanti (HDV) che rifletta le interdipendenze logistiche, oltre a misure a breve termine per evitare sanzioni dovute a fattori esterni al controllo dei produttori.
Infine per le auto, secondo l’associazione, a mancare sono le richieste reali dal mercato, per cui l’attuale regolamentazione sulle emissioni, focalizzata esclusivamente sull’offerta di nuovi veicoli, viene criticata. I costruttori chiedono flessibilità per scongiurare multe miliardarie. In particolare, si chiede di inserire anche le tecnologie di propulsione meno inquinanti come ibridi plug-in (PHEV), range extender e celle a combustibile a idrogeno.
Per compensare le emissioni residue, si domanda una revisione che includa la riduzione della CO2 lungo la catena di approvvigionamento, ad esempio utilizzando acciaio o batterie verdi. Infine, una considerazione alternativa di ACEA. Le auto europee circolanti, per il 30% hanno circa 20 anni di età, un motivo per il quale già sostituendole con nuovi veicoli garantirebbe un risparmio immediato tra le 6 e le 12 tonnellate di CO2 per unità.
Crisi auto elettrica: la stoccata della Germania
Il principale produttore europeo di auto è la Germania. Ed i governanti sono piuttosto preoccupati, considerando la perdita importante di posti di lavoro. Da qui la missiva del cancelliere Friedrich Merz, rivolta alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in cui chiede di estendere oltre il 2035 alcuni veicoli ibridi. Non solo Merz domanda a Bruxelles anche un ruolo importante per i biocarburanti, avanzati e tradizionali. “La mobilita’ elettrica e’ la tecnologia chiave del futuro nel percorso verso la neutralita’ climatica. Allo stesso tempo, tuttavia, è necessaria una maggiore flessibilita‘ e apertura tecnologica per tenere conto dei diversi punti di partenza e dei vari percorsi di innovazione in Europa“.
Ibride e range extender anche dopo il 2035
Il cancelliere della Germania chiede all’Europa di consentire anche alle auto con doppio sistema di trazione, cioè motore elettrico + motore a combustione di poter essere commercializzate dopo il 2035. I presidenti dei Lander tedeschi hanno proposto che anche tecnologie di transizione come le ibride plug-in (Phev), le elettriche con range extender (Erev) e i motori a combustione molto efficienti possano continuare a essere immatricolate.
“Nella flotta esistente c’è ancora potenziale per ridurre le emissioni. Per questo motivo, le quote di miscelazione di carburanti sintetici e biocarburanti avanzati dovrebbero essere aumentate in modo adeguato. Anche i biocarburanti tradizionali dovrebbero continuare a contribuire agli obiettivi di riduzione delle emissioni“, si legge ancora nella richiesta di Merz all’Europa. Insomma il pressing è forte per evitare le sanzioni miliardarie minacciate da Bruxelles se non si ridurranno le emissioni. “Sulla base dell’esperienza maturata con l’obiettivo intermedio del 2025, consideriamo inoltre praticabile un allentamento corrispondente dell’obiettivo intermedio del 2030“, evidenzia infine il cancelliere Merz.
Come sta il mercato europeo?
Ma insomma, il mercato dell’auto sta veramente così male? Guardando all’Italia, nei primi dieci mesi del 2025, da gennaio ad ottobre, il bilancio delle immatricolazioni è ancora in rosso: -0,6% secondo i dati di Unrae, e rosicchia uno stentato +0,9% alla fine del terzo trimestre in Europa (fonte Acea). La Germania preoccupa più delle altre, perché rappresenta il Paese più importante. Da gennaio a settembre le sue immatricolazioni sono diminuite (-0,3%), confermando una tendenza che si trascina dal 2024. Le auto a benzina sono calate di 181.048 unità a benzina, e -71.547 diesel, solamente in parte compensate dalla crescita di elettriche: 105.812 in più e ibride plug-in più 84.899 veicoli. All’appello mancherebbero ancora circa 70mila auto non rimpiazzate. Da qui la richiesta di rivedere le politiche europee di limitazione delle auto termiche al 2035. Le auto alimentate a batteria hanno accresciuto la loro quota, ma comunque di questo passo non riuscirebbero a centrare i target di abbattimento dei gas serra.












