Brand cinesi irregolari importati in UE sfruttando una falla nella normativa: nessun controllo sicurezza ed emissioni

Importazione di auto made in China, come se fossero prototipi unici. Una falla nel sistema d’immatricolazione dell’UE, consente l’ingresso massiccio di auto cinesi di marchi minori attraverso l’Individual Vehicle Approval (IVA). Questa normativa è riservata all’omologazione per esemplari unici, o auto speciali, ma gli importatori l’avrebbero sfruttata per fare entrare in Europa modelli di veicoli che passano oltre le rigide maglie di approvazione Ue, riservate alla sicurezza ed alle missioni.
Inchiesta non riguarda big cinesi
Ad aver scoperto il vaso di Pandora, è stata un’inchiesta del giornale torinese La Stampa, secondo il quale non riguarderebbe i grandi gruppi cinesi come BYD, Geely, MG o Chery, ma appunto brand minori che arrivano con omologazioni complete e investimenti in Europa. Per varcare i cancelli del mercato auto europeo, arrivano in Germania, Polonia e Repubblica Ceca.
Immatricolazione auto cinesi: problema nel post-vendita
Sarebbero auto con lo stesso motore benzina 1.5 da 150 cv o configurazioni ibride, che sono immatricolate come “pezzi unici” per poi essere rivendute in Italia e altri Paesi Ue. Il problema è che, oltre a non avere il via libera per l’immatricolazione, non hanno nessuna garanzia ufficiale, quindi sono senza rete assistenza e men che meno pezzi di ricambio. Tradotto: in caso di guasto, potrebbe essere un bel problema rimettere l’auto in funzione.
Il fenomeno è nato dopo alcune segnalazioni da parte di addetti ai lavori, evidenziando una concorrenza sleale agli altri brand costruttori europei, che invece sono obbligati a costi più elevati per rispettare le norme. Ma allo stesso tempo è un danno anche per i marchi cinesi regolari.
Ed anche per i consumatori trovarsi in una situazione simile e irregolare può essere un problema rischioso. Infatti, trovarsi privi di supporto post-vendita e potenzialmente non pienamente conformi agli standard europei renderebbe difficile anche rivendere l’auto acquistata, se non al di sotto del prezzo di mercato.
Commissione Ue deve aumentare sicurezza
Un fenomeno, nato anche per via dei dazi Ue sulle elettriche cinesi, fino al 35,3% dal 2024, che però non riguardano i modelli endotermici e ibridi. Intanto la Commissione europea valuta di allentare la scadenza 2035 per lo stop ai motori termici, aprendo agli ibridi, ma la falla dell’omologazione individuale rimane aperta. Ora serve un intervento tempestivo, rafforzare i controlli e chiudere il buco normativo europeo, oltre a elevare sanzioni severe per proteggere consumatori e industria.













