Negli Stati Uniti è rinviata di due anni l'introduzione della normativa per limitare l'inquinamento delle auto. Lo chiedono i produttori auto insieme all'Agenzia per la protezione ambientale

Inquinamento auto, la visione di Trump appoggiata dall’industria
Le big dei motori americani chiedono di rinviare di 2 anni l’entrata in vigore di una normativa per ridurre l’inquinamento causato dalle emissioni dei veicoli. I car maker hanno appoggiato la proposta dell‘EPA – l’Agenzia per la Protezione Ambientale statunitense – ma chiedono all’agenzia di procedere celermente alla revisione delle norme. Le principali case automobilistiche, General Motors, Toyota, Volkswagen, Ford, Stellantis e Hyundai, fanno parte del colosso sindacale Alliance for Automotive Innovation.
Cosa chiede EPA
Nell’aprile del 2024, l’EPA sotto la presidenza del democratico Joe Biden, aveva finalizzato una norma per ridurre gli inquinanti di riferimento emessi dai veicoli passeggeri e commerciali per gli anni compresi nel quinquennio 2027-2032. Ora, la stessa EPA, ma sotto la presidenza di Donald Trump, sostiene che per i produttori di auto adeguarsi alle limitazioni richieste dalla normativa imporrebbe enormi sacrifici finanziari: una cifra intorno a 1,7 miliardi di dollari.
Da qui l’ipotesi di uno slittamento in avanti di 24 mesi. Slittamento che gli ambientalisti condannano duramente, perché le emissioni inquinanti avrebbero un impatto importante sulla salute degli americani. Rishab Jagetia, ricercatore del prestigioso Environmental Defense Fund, ha tradotto il rinvio di due anni in costi umani e sanitari: “Questo ritardo comporterà danni alla salute valutabili in miliardi di dollari, tra cui un aumento di malattie cardiache e polmonari gravi e morti premature. Gli standard sui veicoli salvano vite umane, non dimentichiamolo.”
Appoggio della lobby dei produttori auto
Sostegno che invece l’Alliance for Automotive Innovation concede all’EPA, dichiarando in un’audizione pubblica che il rinvio è necessario, chiedendo “un percorso ragionevole e praticabile” e che l’agenzia “stabilisca standard realistici e duraturi a lungo termine“. Dietro la diplomazia industriale si nasconde un dato di fatto macroeconomico: il mercato delle auto elettriche negli Stati Uniti ha rallentato vistosamente. L’EPA stessa ha dovuto riconoscere che, con i trend di vendita attuali, i target fissati originariamente sarebbero stati semplicemente irraggiungibili per i produttori.
Trump contro Biden
Evidente, come la linea dell’EPA sia una netta deviazione rispetto alla rotta tracciata nel 2024, quando l’amministrazione di Joe Biden aveva blindato una normativa severissima per imporre riduzioni degli inquinanti legati a mobilità e trasporti. Ma anche in America, anzi probabilmente di più che in Europa, la resistenza dei consumatori alla transizione è forte. E sembra ripetersi uno schema simile a quello europeo, solo la Cina, il più grande produttore al mondo di auto elettriche e batterie, ha superato rapidamente la resistenza degli automobilisti.
Ora la Cina è il Paese che ha già saturato il mercato domestico con le BEV e sta cercando di fare breccia (con successo) nel mercato europeo. Se l’Europa, a fine dicembre scorso, ha modificato il suo percorso di stop al 100% delle auto endotermiche, abbassando il target al 90%, gli Stati Uniti prendono ancora tempo: altri due anni, il tempo residuo del mandato di Donald Trump, per favorire l’industria dell’auto e rallentare la decarbonizzazione.












