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Sono Motors: dopo l’auto fv arriva il rimorchio solare per autobus

Hahn: "Questa rappresenta una pietra miliare nella missione di Sono Motors di rendere solare ogni veicolo".

rimorchio solare per autobus
Credits: Sono Motors

Monaco sarà la prima città a testare il rimorchio solare per autobus

(Rinnovabili.it) – Sion, l’auto fotovoltaica di Sono Motors, deve ancora completare i processi di convalida per la produzione in serie ma l’azienda tedesca è già pronta ad attirare nuova attenzione con un secondo progetto. La società, in collaborazione con la compagnia di trasporti in Münchner Verkehrsgesellschaft (MVG), si prepara a metter su strada il suo rimorchio solare per autobus. Il mezzo circolerà sulle strade di Monaco di Baviera in via sperimentale per permettere alle due società di testare i rendimenti energetici nel mondo reale e valutarne il potenziale nell’uso quotidiano.

L’approccio può risultare abbastanza insolito in Italia dove gli autobus con rimorchio sono stati abbandonati ormai da quasi 40 anni. Ma in alcune città europee costituiscono tutt’oggi una delle alternative agli autosnodati presenti nella flotta pubblica, grazie ad una serie di miglioramenti nelle tecnologie di sterzatura e telecontrollo. 

Ma per Monaco ed MVG l’impiego di un rimorchio fotovoltaico per autobus costituisce senza dubbio una prima volta storica. E come spiega Laurin Hahn, co-fondatore e CEO di Sono Motors, rappresenta anche “una pietra miliare nella missione di Sono Motors di solidarizzare ogni veicolo. Soprattutto in tempi di aumento dei prezzi dell’energia e delle normative sulle emissioni nelle aree urbane, la nostra tecnologia offre un grande valore aggiunto per gli operatori del trasporto pubblico”.

Rimorchio fotovoltaico per autobus, come funziona?

Costruito con la finlandese Valoe, il veicolo integra una tecnologia solare sviluppata e testata appositamente per l’uso sugli autobus. Le celle fotovoltaiche coprono una superficie totale di dodici metri quadrati, offrendo una potenza di picco di oltre 2kW. L’energia generata alimenta una batteria da 24 V, a sua volta collegata al sistema HVAC (riscaldamento, ventilazione, condizionamento) e a quello di sterzo. Il rimorchio solare possiede anche un regolatore di carica MPPT, messo a punto da Sono Motors, che grazie ad un algoritmo intelligente ottimizza il rendimento dei moduli fotovoltaici. E l’elettricità prodotta può essere monitorata online utilizzando il software integrato.

I vantaggi di un simile mezzo? Sono stima che tale tecnologia abbia il potenziale per risparmiare 2.500 litri di diesel e 6,5 tonnellate di CO2 per autobus all’anno. Il che significa che gli operatori che gestiscono flotte di 300 mezzi potrebbero eliminare fino a 2.000 tonnellate di anidride carbonica.

Ma questa soluzione è stata creata stata in modo da poter essere integrata e concessa in licenza in un’ampia gamma di veicoli. “Quando gli e-bus sono dotati già in fabbrica della nostra tecnologia – spiega spiega Hahn –, è possibile generare immediatamente un’autonomia aggiuntiva […] Ciò non solo riduce i tempi di fermo per i processi di ricarica, ma protegge anche la batteria attraverso un processo di ricarica costante. Di conseguenza, l’e-bus può essere utilizzato più a lungo”.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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