Dai test di Zoox negli Stati Uniti alle prime sperimentazioni europee a Londra: come cambia il futuro della guida autonoma tra nuove regole e nodi sulla sicurezza

Robotaxi, inizia l’era delle auto senza volante
Salireste a bordo di un robotaxi senza volante e anche senza freno? Negli Stati Uniti è una realtà in via di definizione, perché l’agenzia statunitense per la sicurezza stradale ha dato il primo via libera per i robotaxi privi di volante, e sta valutando una proposta normativa ancora più radicale: autorizzare la circolazione di robotaxi del tutto privi del pedale del freno. In Europa invece, stanno iniziando le fasi di test.
Ovviamente, la sicurezza deve essere garantita al 100%, ma le nuove norme che definiscono il design di bordo delle vetture sono nate circa 50 anni fa, quando la guida autonoma era solo nei libri o film di fantascienza. “Nessuno all’epoca poteva immaginare che un giorno le auto si sarebbero guidate da sole, rendendo di fatto superflui componenti come volante, tergicristalli o specchietti retrovisori”, ha spiegato Jonathan Morrison, amministratore dell’agenzia.
Il caso Zoox
A spingere sulla revisione delle norme è Zoox, la controllata di Amazon acquistata per 1,2 miliardi di dollari, che ha iniziato il suo servizio gratuito per ora a San Francisco e Las Vegas; gli abitacoli hanno un design squadrato e le auto sono progettate con quattro sedili disposti uno di fronte all’altro. Per l’avvio effettivo del servizio a pagamento l’azienda attende il via libera a livello statale e locale dalle autorità competenti. Nei piani di Amazon c’è la produzione di 10.000 robotaxi all’anno in uno stabilimento a ridosso della Silicon Valley. Per i primi due anni, tuttavia, l’azienda potrà mettere su strada un massimo di 2.500 veicoli senza volante, durante i quali dovrà dimostrare la piena affidabilità sul campo. Tra l’altro Zoox produce alcune componenti proprio nel nostro Paese, a Modena
Non mancano le critiche
Oltre lo stupore dei primi turisti, intimoriti nel vedere quella che sembra un’auto futuristica senza il volante, ci sono anche le critiche del gruppo di tutela Advocates for Highway and Auto Safety che ha espresso un certo scetticismo sulla decisione di far circolare i mezzi Zoox senza volante. “Ci sono tante belle parole e tante rassicuranti promesse, ma mancano i dati concreti a dimostrazione che questi veicoli siano davvero sicuri sulle strade pubbliche. Ed è un aspetto che ci preoccupa parecchio”, ha denunciato il legale dell’associazione, Peter Kurdock.
Guida autonoma riduce incidenti
Il nodo sicurezza è certamente il tema più importante, oltre i vincoli del design. Ma l’agenzia americana NHTSA ricorda che la guida autonoma potrebbe eliminare due tra le cause principali di incidentalità: la distrazione e la guida in stato di ebbrezza. La tecnologia, già ampiamente usata in Usa e Cina, presenta ancora qualche anomalia che ha destato preoccupazione: è capitato che questi mezzi intelligenti si siano piantati in mezzo alla carreggiata, abbiano faticato a uscire dai parcheggi o in altri casi abbiano intralciato i mezzi di soccorso e gli scuolabus. Ma su questi episodi, l’agenzia sta svolgendo indagini e richiami ufficiali.
Dati trasparenti?
Un altro nodo cruciale riguarda la trasparenza dei dati. L‘Insurance Institute for Highway Safety ha evidenziato come sia quasi impossibile valutare il reale livello di sicurezza di questi mezzi. La maggior parte dei produttori, infatti, non rende noto il chilometraggio totale percorso, impedendo di calcolare un effettivo tasso di incidentalità; c’è da dire però, che se le società che gestiscono robotaxi tendono a segnalare anche i minimi intoppi sulle strade, gli automobilisti umani denunciano solo i sinistri con feriti o danni gravi.
Situazione europea
Rispetto agli Stati Uniti e alla Cina, l’Europa si trova in una fase più arretrata. A frenare l’adozione immediata sono soprattutto la complessità urbanistica delle città europee, caratterizzate da vicoli stretti, zone pedonali, oltre a un quadro normativo decisamente più prudente rispetto a quello americano. Una svolta importante è arrivata con la firma di una dichiarazione d’intenti da parte di 18 Paesi membri, Italia compresa. L’accordo punta ad avviare test transfrontalieri su larga scala dei veicoli senza conducente, ponendo le basi per un quadro normativo unico che ne velocizzi l’impiego commerciale nel trasporto pubblico, nella logistica e nel trasporto merci.
Per ora il punto di riferimento nel continente è rappresentato dal Regno Unito, che grazie all’approvazione dell’Automated Vehicles Act si è dotato di una legislazione tra le più avanzate e permissive al mondo per la guida autonoma di livello quattro. Proprio per questo motivo, Waymo ha scelto Londra come prima metropoli europea per avviare i test su strada della propria flotta di robotaxi, subito seguita dall’interesse di altri colossi del settore come Baidu e Uber.
All’interno dell’UE la strada appare invece più graduale, con un’attenzione forte riservata alle norme di omologazione e alla cybersicurezza dei veicoli. I progetti più avanzati si concentrano in Germania, dove il gruppo Volkswagen sta testando insieme a Mobileye le proprie navette autonome a Monaco e Berlino per futuri servizi di trasporto condiviso.
Parallelamente, colossi come Stellantis stanno collaborando con aziende specializzate come Pony.ai per sperimentare furgoni elettrici e navette autonome in Paesi come il Lussemburgo, mentre Uber lavora per integrare l’intelligenza artificiale dell’azienda britannica Wayve nelle proprie flotte europee.
E l’Italia?
L’Italia resta in una fase embrionale: qui ogni sperimentazione sui veicoli autonomi è subordinata ad autorizzazioni del MIT e delle amministrazioni locali. Nonostante questo approccio cauto, lo scorso autunno sessanta sindaci — compresi quelli di Milano, Torino e Genova — hanno firmato l’adesione alla rete europea per la guida assistita. Come sempre, l’estrema burocrazia sia europea che italiano apriranno le porte ad un servizio di smart mobility quando in altri Paesi sarà diventato ordinario.












