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Oltre il barile, con l’auto elettrica si risparmiano 12 miliardi di euro. E siamo più “sicuri”

Un nuovo report di E-Mobility Europe ed Ember svela i costi della dipendenza dal petrolio: con la transizione l'UE risparmierà 190 milioni di barili all'anno entro il 2030, blindando l'autonomia strategica.

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Oltre il barile, con l'auto elettrica si risparmiano 12 miliardi di euro. E siamo più
Immagine fornita da Depositphotos

Transizione elettrica fa risparmiare 190 milioni di barili l’anno

I primi 100 giorni del conflitto in Medio Oriente sono costati all’UE ben 37 miliardi di euro in più per le sole importazioni di combustibili fossili. Ben 23 miliardi interamente imputabili all’impennata del prezzo del greggio. Il report ‘From Oil Dependence to Electric Security’, realizzato da E-Mobility Europe ed Ember, getta nuova luce su quanto noi europei potremmo risparmiare grazie all’elettrificazione del trasporto stradale: 190 milioni di barili l’anno in meno entro il 2030. Numeri impressionanti e tanti soldi risparmiati. Facendo un calcolo con i prezzi del greggio nel 2025, potremmo ipotizzare circa 12 miliardi di euro di importazioni energetiche in meno.

I dati analizzati parlano chiaro: le auto, i furgoni e i camion assorbono circa i due terzi dell’intera domanda di petrolio dell’Unione Europea. Significa che ogni volta che una crisi geopolitica infiamma il Medio Oriente o i paesi produttori tagliano i flussi, l’intera economia reale europea subisce un elettroshock finanziario immediato tramite il prezzo del carburante alla pompa.

Due scenari a confronto

Lo studio in questione mette a confronto due possibili scenari al 2030. Nel primo, coerente con i target originariamente fissati dall’Unione europea, il parco circolante arriverebbe a circa 35 milioni di auto elettriche, 3 milioni di veicoli commerciali elettrici e 200 mila camion a batteria. Nel secondo, caratterizzato da un rallentamento della transizione, le immatricolazioni resterebbero sostanzialmente sui livelli attuali. La differenza tra i due percorsi equivale proprio a quei 190 milioni di barili di petrolio che l’Europa potrebbe evitare di consumare ogni anno.
Per gli autori dello studio, accelerare la diffusione dei veicoli elettrici significa quindi “non solo ridurre le emissioni, ma anche limitare l’esposizione dell’Europa alla volatilità dei mercati petroliferi e rafforzarne l’autonomia strategica“. 

La spina staccata dal petrolio: i numeri del risparmio

Solo nel 2025, la flotta di veicoli elettrici circolanti nell’UE ha permesso di rimpiazzare 67 milioni di barili di petrolio, traducendosi in oltre 4 miliardi di euro risparmiati in importazioni evitate. E il trend sta accelerando: il milione di veicoli elettrici immatricolati solo nella prima metà del 2026 ha già sottratto altri 4 milioni di barili alla contabilità dei paesi esportatori di greggio.

Ma la vera partita si gioca da qui al 2030. Se l’Europa manterrà la barra dritta sui propri obiettivi di elettrificazione – secondo lo scenario Accelerated del report che prevede circa 38 milioni di BEV su strada entro la fine del decennio – il continente (come detto) risparmierà 190 milioni di barili di petrolio all’anno.

La roadmap per la resilienza: le 5 priorità europee

Il rapporto di E-Mobility Europe ed Ember non si limita a raccontarci il problema coi numeri, ma indica una vera e propria strategia di difesa in cinque punti suggeriti ai governi della UE. Vediamoli uno per uno.

  • Accelerare senza esitazioni l’adozione di auto, van e camion elettrici. Ogni veicolo alla spina è un barile di petrolio in meno regalato ai cartelli industriali esteri. Questo punto è estremamente logico, ed elementare nella sua comprensione: più veicoli a batteria in strada e meno petrolio da comprare.
  • Rafforzare la base manifatturiera interna delle batterie e della componentistica. L’Europa deve produrre il proprio valore aggiunto (l’obiettivo al 2035 è una capacità di 1,7 TWh di batterie prodotte nella UE) per creare occupazione interna ed evitare nuove dipendenze strategiche. Ad oggi siamo dipendenti assoluti dalla Cina, per cui solo creando una filiera europea delle batterie, si evita di spostare l’importazione dai Paesi Arabi alla Cina.
  • Rendere l’elettricità il carburante per il trasporto più conveniente in assoluto, riformando le tariffe e rimuovendo i sussidi occulti che ancora drogano i fossili. Chiarissimo: l’energia elettrica deve costare meno, per essere una spinta alla transizione.
  • Trasformare i veicoli elettrici in asset della rete energetica. Attraverso le tecnologie Vehicle-to-Grid (V2G), le milioni di batterie su ruote diventeranno giganteschi accumulatori diffusi, capaci di stabilizzare la rete nei momenti di picco e assorbire l’eccesso di rinnovabili. Questa nuova tecnologia garantisce efficienza e nuove modalità di utilizzo delle auto, ma deve essere incentivata e compresa.
  • Blindare la cybersicurezza dell’infrastruttura di ricarica e della rete digitale della mobilità. La sicurezza energetica del XXI secolo passa inevitabilmente per la sicurezza del software. Questo è un asset fondamentale per ogni Paese: avere una rete di protezione garantisce che il sistema di mobilità e ricarica non vada in crash.

L’opinione

Questo studio analizza a quanto ammonterebbe il costo per mantenere lo status quo anziché andare incontro alla transizione, che non è semplice, ma è certamente possibile. Continuare a finanziare economie basate sul petrolio per muovere merci e persone è un lusso geopolitico che l’Europa non può più permettersi. Inoltre, batterie e veicoli elettrici sono beni industriali durevoli che potrebbero aggiungersi alla filiera dell’elettricità prodotta localmente. Muoversi in elettrico significa sostituire un carburante importato da Paesi politicamente instabili con energia autoprodotta in casa.

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About Author / Paolo Travisi

Paolo Travisi ha iniziato il suo percorso da giornalista nel 2004, come redattore del network televisivo 7Gold, una palestra professionale incredibile in cui è diventato giornalista professionista, realizzando servizi tv, dalla cronaca alla cultura, e collaborando a programmi e talk condotti da professionisti quali Aldo Biscardi, Alessandro Milan, David Parenzo. In parallelo all'esperienza televisiva, ha iniziato a scrivere per Il Messaggero web, all'epoca guidato da Davide Desario (attuale direttore di Adn Kronos) e poi a scrivere di scienza, tecnologia e cultura anche per l'edizione cartacea. La passione per la scrittura e la scienza, lo ha portato a collaborare con la “storica” rubrica TuttoScienze de La Stampa, con interviste a scienziati italiani ed internazionali. Dalla scienza alla sostenibilità, con la collaborazione con Green&Blue di Repubblica. Per Rinnovabili scrive quotidianamente e con grande entusiasmo di mobilità elettrica, realizza test drive delle auto e video per le pagine social.