Incentivi Euro 6, come affossare la ripresa verde dell’Italia

Cresce l’attesa sull’approvazione dell’emendamento al Decreto Rilancio, che estenderebbe il Bonus Auto anche ai modelli Euro 6. On Muroni: “Se oggi aiutiamo le persone a comprare auto diesel, come potremo un giorno annunciarne la messa al bando dai nostri centri urbani che nel frattempo soffocano nello smog?”

Incentivi Euro 6
Foto di ElisaRiva da Pixabay


di Rossella Muroni, ecologista e deputata LeU in Commissione Ambiente

(Rinnovabili.it) – In Italia ci si ostina a salvare i dinosauri incentivando con ingenti fondi pubblici le auto inquinanti. Questo si fa con l’emendamento a firma PD, IV e LEU al decreto Rilancio che chiede 4mila euro di incentivo nel 2020 per comprare un’auto Euro 6 rottamando una vettura con più di 10 anni. Senza rottamazione lo sconto è di 2mila euro e nel 2021 i bonus sono dimezzati.

Sarebbe un errore davvero grave se questo emendamento venisse approvato. E anche il testo riformulato su cui la maggioranza avrebbe trovato l’accordo presenta le stesse criticità. Idem dicasi per le analoghe proposte dell’opposizione. Non a caso un gruppo di associazioni per la tutela di ambiente e salute, tra cui Associazione Medici per l’Ambiente – Isde Italia, Cittadinanzattiva, Cittadini per l’aria, European Public Health Alliance, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, Transport & Environment e Wwf Italia, ha chiesto che Parlamento e Governo non investano più sulle auto a combustibili fossili e quindi inquinanti.

Quell’emendamento parla di un’Italia che guarda al passato con una misura che non aiuta il sistema produttivo del nostro Paese e che leva risorse per incentivi più sostanziosi alle tecnologie più pulite e per implementare l’infrastruttura di ricarica facendoci perdere il treno dell’innovazione. Una misura antistorica che neanche il sindacato chiede. Le aziende e l’occupazione del comparto, infatti, non si difendono puntando su tecnologie vecchie, ma accelerando sul futuro: sull’ibrido, sull’elettrico e su ricerca e innovazione improntate alla sostenibilità.

Siamo ad un punto cruciale della nostra storia europea: possiamo continuare a giocare al ribasso, tra vecchie strategie e incapacità di spendere bene le risorse europee, oppure essere pienamente protagonisti di questa nuova Europa che si rifonda sul Green New Deal e che attraverso il Recovery fund potrebbe davvero permettere un rilancio della nostra economia e della nostra industria fondato sulla sostenibilità, capace di accompagnare produzione e consumi verso la conversione ecologica.

Negli altri Paesi europei si fa così, dalla Germania (dove la Merkel ha respinto le pressioni del settore) alla Francia passando per la Spagna. Nel nostro Paese gli interessi delle case automobilistiche vengono nascosti dietro la difesa del diritto delle famiglie ad avere un’auto nuova e dicendo che siccome i diesel euro 6 sono un po’ più puliti di quelli vecchi il vantaggio ambientale c’è comunque. Una provocazione: se proprio dobbiamo aiutare i produttori di auto, perché di questo si tratta, facciamogli rottamare le auto diesel invendute ma non mettiamole sulle strade! Se oggi aiutiamo le persone a comprare auto diesel, come potremo un giorno annunciarne la messa al bando dai nostri centri urbani che nel frattempo soffocano nello smog?

Mi sembra un’ipoteca sul futuro della mobilità italiana: la ripartenza green di questo Paese deve passare attraverso politiche capaci di far crescere la mobilità sostenibile a partire dagli spostamenti in bici, passando dal trasporto pubblico alla mobilità elettrica, intermodale, pubblica, condivisa e a emissioni zero, ripensando allo stesso tempo le città e rendendo le aree urbane più vivibili e sicure. Si metta davvero in campo il Green new deal di cui si è tanto parlato a partire dall’occasione unica offerta dal decreto Rilancio e dai fondi europei che arriveranno.

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