• Articolo Gerusalemme, 5 luglio 2017
  • Nell'ambiente una quantità di acqua tossica pari a 40 piscine olimpioniche

    Tsunami tossico in Israele: è disastro ambientale

  • Crolla un muro alto 60 metri che proteggeva serbatoi pieni di acqua al fosfogesso usati da una azienda di fertilizzanti. Un disastro ambientale lungo 20 km

disastro ambientale

 

(Rinnovabili.it) – Una massa di acque tossiche si è riversata nel letto secco del fiume Ashalim, nella parte meridionale di Israele, causando un disastro ambientale esteso per 20 km. La scia di veleni ha inondato l’alveo inaridito dopo il parziale crollo di un muro di contenimento alto 60 metri, eretto a protezione delle attività di una fabbrica che utilizza fosfogesso, un derivato radioattivo della produzione di fosfati. Il fatto, accaduto nel fine settimana, è stato rivelato oggi dall’agenzia di stampa Reuters, che quantifica in 100 mila metri cubi – circa 40 piscine olimpioniche – le acque reflue che hanno invaso il fiume in secca.

Lo “tsunami tossico” ha distrutto al suo passaggio tutto ciò che incontrava, prima di terminare la sua corsa in una depressione e formare uno stagno acido a diversi chilometri dal Mar Morto. A diversi giorni dal disastro ambientale, i punti inondati dalle acque reflue della fabbrica mandano ancora effluvi maleodoranti. Tutte le piante e gli animali e le piante che si trovavano sul fondo della valle inondata sono probabilmente morti o hanno subito danni irreversibili, secondo esperti del Ministero dell’Ambiente israeliano. Gli impatti inoltre non sono momentanei, ma l’area sarà danneggiata a lungo termine.

 

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Il Ministero ha aperto un’inchiesta penale sulla Rotem Amfert, azienda che gestisce l’impianto per produrre fertilizzanti, coinvolgendo anche la casa madre Israel Chemicals (ICL). Anche la ICL produce cloruro di potassio e fertilizzanti, ed è titolare di diritti esclusivi per l’estrazione nel Mar Morto. Le azioni della società israeliana sono cadute del 4% il giorno dell’incidente, per poi riprendersi leggermente nei giorni successivi.

Sul fronte della bonifica, per ora si cerca di limitare gli effetti più gravi, pompando fuori dal letto del fiume le acque che si sono fermate in numerosi avvallamenti lungo il suo corso. Ma per ripulire l’area e rivedere tracce di un ecosistema ci vorranno anni.

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