• Articolo Milano, 4 novembre 2013
  • Presentato oggi Greenitaly di Unioncamere e fondazione Symbola

    La green economy italiana vale 3 mln di posti di lavoro

  • Alla green economy italiana si devono 100,8 miliardi di euro di valore aggiunto prodotto, in termini nominali, pari al 10,6% del totale dell’economia
    nazionale, esclusa la componente imputabile al sommerso

La green economy italiana vale 3 mln di posti di lavoro(Rinnovabili.it) – Ben tre milioni di posti di lavoro “verdi”, 100,8 miliardi di euro di valore aggiunto e 216.500 nuove assunzioni programmate. Sono tutti positivi i numeri che contraddistinguono la green economy nostrana. A riportarli è “GreenItaly 2013. Nutrire il futuro”, il rapporto annuale di Unioncamere e Fondazione Symbola che ricostruisce la forza e racconta le eccellenze della economia verde italiana Presentato oggi a Milano presso la sede di Expo 2015, il documento fotografa quella parte di tessuto produttivo nazionale che ha voluto scommettere sulla sostenibilità per uscire dalla crisi, 328mila aziende (il 22%) dell’industria e dei servizi con almeno un dipendente che dal 2008 hanno investito in tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale e risparmiare energia. E la scommessa accetta non ha deluso le aspettative come dimostrano i risultati: chi investe green – si legge nel rapporto arrivato alla quarta edizione – è più forte all’estero. Nel dettaglio il 42% delle imprese manifatturiere che fanno eco-investimenti esporta i propri prodotti, contro il 25,4% di quelle che non lo fanno e il 21,1% delle imprese manifatturiere eco-investitrici ha visto crescere il proprio fatturato nel 2012, contro il solo 15,2% di chi non ha investito.

 

“Non stiamo parlando, evidentemente, di un settore dell’economia – sottolineano Unioncamere e Symbola -, ma di un tracciante verde che percorre il sistema produttivo italiano e che, a ben guardare, delinea il ritratto più fedele del nuovo “made in Italy”. Scorrendo l’elenco dei settori che investono green con più convinzione, infatti, si trovano proprio quelli trainanti del made in Italy, quelli più tradizionali e quelli di più recente acquisizione: il comparto alimentare (27,7% contro una media del complesso dell’industria e dei servizi del 22%), quello agricolo (49,1%), il legno-mobile (30,6%), il settore della fabbricazione delle macchine ed attrezzature e mezzi di trasporto (30,2%), e poi tessile, abbigliamento, calzature e pelli (23%)”.

 

Buone notizie anche dal fronte dell’occupazione giovanile: il 42% del totale delle assunzioni under 30 programmate quest’anno dalle imprese dell’industria e dei servizi con almeno un dipendente verrà fatto proprio da quel 22% di aziende che fanno investimenti green. E anche sul fronte dei diritti: se guardiamo ai green jobs, tra le assunzioni a carattere non stagionale, l’incidenza delle assunzioni a tempo indeterminato è del 52%, mentre scende al 40,5% per le figure non connesse al settore green.