Il blackout in Spagna non fu colpa delle rinnovabili, lo dice il rapporto di ENTSO-E, ma avverte: servono reti più forti.

Pubblicato il il rapporto ENTSO-E sul blackout in Spagna
Ormai è storia, lo ricordiamo tutti: il 28 aprile 2025, alle ore 12:33, un enorme blackout in Spagna e Portogallo ha lasciato senza elettricità milioni di cittadini della penisola iberica. Oggi, il rapporto pubblicato da ENTSO-E (rete europea dei gestori dei sistemi di trasmissione elettrica, che coordina oltre 40 operatori di rete di 36 Paesi per garantire sicurezza, integrazione e resilienza del sistema elettrico continentale) chiarisce definitivamente le cause: non un eccesso di rinnovabili, ma una sequenza di eventi a cascata legati a guasti di sistema.
Due oscillazioni di frequenza e tensione (alle 12:03 e alle 12:19) hanno reso la rete vulnerabile a sovratensioni. Poco dopo, tre grandi disconnessioni di generazione hanno innescato un effetto domino, aggravato dalla scarsa disponibilità di centrali termiche per il controllo della tensione. Il sistema ha perso la sincronizzazione con Francia e Marocco e il collasso è stato inevitabile. In meno di 30 secondi la tensione è scesa a zero. Il rapporto evidenzia che il livello di eolico e solare era in linea con le medie stagionali. Come sottolineato da Ember, think tank energetico indipendente globale ,“i risultati contraddicono le affermazioni secondo cui la causa sarebbe stata un’eccessiva dipendenza dall’energia solare”.
Gestori iberici assolti, risposta fu rapida ed efficace
Il rapporto ENTSO-E evidenzia anche la capacità di risposta dei gestori iberici. Il ripristino del sistema elettrico è avvenuto in modo impressionante: in sole 19 ore la rete di Spagna e Portogallo è tornata completamente operativa. Fondamentale è stato l’apporto dell’idroelettrico con capacità di “black-start” e delle interconnessioni internazionali. I collegamenti con Francia e Marocco sono stati riattivati già poche ore dopo il collasso, permettendo di riequilibrare gradualmente il sistema. La relazione sottolinea che alcuni trasformatori che collegavano impianti eolici e solari si sono disconnessi troppo presto, contribuendo al peggioramento delle sovratensioni. Alcune centrali termiche, invece, non hanno fornito i servizi di regolazione richiesti.
Il documento è chiaro: la vulnerabilità non deriva dalla quota di rinnovabili, ma dalla mancanza di risorse di stabilizzazione e dalla configurazione della rete in quel momento. Il rapporto finale, atteso entro il primo trimestre 2026, fornirà ulteriori dettagli sulle cause profonde e proporrà raccomandazioni per evitare simili eventi in futuro.
Il ruolo delle rinnovabili nel calo dei prezzi dell’elettricità
Parallelamente al rapporto sul blackout in Spagna, Ember ha pubblicato un’analisi sull’andamento dei prezzi elettricità. La crescita di eolico e solare ha ridotto del 75% l’influenza di gas e carbone dal 2019. Nella prima metà del 2025, le fonti fossili hanno determinato il prezzo solo nel 19% delle ore, contro il 75% del 2019. Il risultato è stato un calo significativo dei costi: i prezzi all’ingrosso in Spagna sono stati 32% inferiori alla media UE, tra i più bassi d’Europa.
A trainare questo cambiamento è stato un boom di installazioni: oltre 40 GW di nuova capacità eolica e solare dal 2019, con una copertura della domanda elettrica salita dal 27% al 46%. Un cambiamento netto rispetto a paesi come Germania e Italia, dove la quota di rinnovabili nel mix è aumentata molto più lentamente e l’influenza del gas resta elevata. Per Ember, “la Spagna ha rotto il legame nefasto tra i prezzi dell’elettricità e la volatilità dei combustibili fossili”.
Blackout in Spagna e costi di rete: l’annosa dipendenza dal gas
Dopo il blackout in Spagna, il ruolo del gas nella stabilizzazione del sistema è aumentato. Nel maggio 2025, l’uso delle centrali a gas per i servizi di rete è raddoppiato rispetto all’anno precedente. Questo incremento ha inciso pesantemente sui prezzi dell’elettricità: il gas ha rappresentato il 57% del costo finale dell’elettricità, contro il 14% dell’anno prima. Anche il “curtailment” delle rinnovabili è triplicato: dal 1,8% degli anni precedenti al 7,2% tra maggio e luglio 2025. Dati che dimostrano come la mancanza di adeguati strumenti di stabilizzazione esponga il sistema al rischio di tornare a dipendere dai combustibili fossili. Come ha sottolineato Chris Rosslowe, senior analyst di Ember: “La Spagna rischia di scivolare di nuovo in una costosa dipendenza dal gas. Rafforzare reti e batterie è essenziale per liberarsi definitivamente dai fossili”.
Reti elettriche e soluzioni di flessibilità per il mercato spagnolo
Il rapporto ENTSO-E e l’analisi Ember convergono: la Spagna ha bisogno di investire nelle reti elettriche e nella flessibilità dell’energia pulita. Oggi il Paese è il quarto mercato elettrico europeo, ma solo il 13° per capacità di batterie, con appena 120 MW installati.
Gli investimenti in rete sono inferiori alla media UE: per ogni euro speso in nuove rinnovabili, solo 30 centesimi sono stati destinati alle infrastrutture di trasmissione, contro i 70 cent della media europea. Sono in corso iniziative per colmare il gap. Otto compensatori sincroni sono stati autorizzati per fornire servizi di stabilizzazione alternativi al gas. La pipeline di batterie annunciate supera i 2.600 MW, di cui 340 MW già autorizzati.
Decisivo sarà anche il rafforzamento delle interconnessioni, in particolare il progetto nel Golfo di Biscaglia sostenuto dalla Banca europea per gli investimenti. Le tecnologie necessarie per garantire la stabilità esistono già e non sono proibitive nei costi. L’urgenza è passare dalle analisi agli investimenti concreti.


Blackout in Spagna. Una possibile lezione per l’Europa
Il blackout spagnolo offre lezioni che vanno oltre la Penisola iberica. La sicurezza delle reti non dipende dalla quota di rinnovabili, ma dalla disponibilità di strumenti di stabilizzazione e dalla qualità delle infrastrutture. Le esperienze di altri Paesi lo confermano: la Danimarca gestisce senza problemi una penetrazione di eolico e solare del 69%, i Paesi Bassi del 45%. Blackout si sono verificati anche in reti fossili, come in Texas o nel Regno Unito. Le soluzioni sono note: accumuli, domanda flessibile, smart grid, interconnessioni. La Spagna ha già dimostrato che investire sulle rinnovabili significa ridurre i prezzi elettricità e migliorare la competitività. Ora deve consolidare questo risultato con infrastrutture più resilienti. Come ricorda Ember, “potenziare le reti elettriche e l’accumulo è la priorità per costruire il sistema energetico del futuro basato sulle rinnovabili”.
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