Gianpiero Leggieri, Industry Segment Specialist Food & Beverage di ABB, racconta ai nostri microfoni l'importanza dei motori ad alta efficienza nel ridurre consumi e costi.
Nel percorso di transizione energetica del settore agroalimentare, l’efficienza dei motori elettrici rappresenta oggi una delle leve più importanti per ridurre consumi e costi. A sottolinearlo è Gianpiero Leggieri, Industry Segment Specialist Food & Beverage di ABB, intervenuto durante la quinta edizione dell’Agrifood Forum, l’evento di riferimento della filiera organizzato dalla testata giornalistica Rinnovabili in collaborazione con Confagricoltura.
“Il 45% del consumo globale di energia è dato dai motori e, se ci spostiamo nel mondo industriale, questo numero arriva al 70%”, spiega Leggieri, evidenziando come il motore sia il primo elemento su cui intervenire per migliorare le performance energetiche degli impianti. È il caso, ad esempio, della refrigerazione, che opera in modo continuativo con motori di elevata potenza e rappresenta una delle applicazioni più energivore della filiera agroalimentare.
Secondo Leggieri, il vero salto di qualità arriva però dalla regolazione della velocità. “Passando da un motore tradizionale a un motore ad alta efficienza si possono ottenere risparmi dal 10 al 20%. Se invece prendiamo in considerazione la regolazione di velocità, i risparmi possono arrivare fino al 50%“.
I benefici, sottolinea Leggieri, non riguardano soltanto l’industria di trasformazione, ma tutta la filiera, compresa la produzione primaria. “Faccio un esempio su tutti: l’allevamento. È un settore che negli ultimi anni ha visto un incremento dell’efficienza energetica in maniera incredibile. In passato si utilizzavano motori a basso costo, puntando unicamente al miglior rapporto qualità-prezzo. Oggi si utilizzano motori per la ventilazione ad altissima efficienza”.
“Si hanno ritorni dell’investimento veramente importanti. In un impianto nuovo si può arrivare a un payback entro un anno, mentre negli interventi di ammodernamento si va dai quattro ai cinque anni. E questo non porta benefici solo ai costi energetici, ma anche agli animali, perché vivono in un ambiente più sano e più produttivo e, di conseguenza, rendono di più anche in produzione”, conclude Leggieri.













