L'impatto del CBAM sull'India potrebbe essere minore di quanto ipotizzato.

L’accordo tra India ed Europa sull’acciaio
Accordo tra India ed Europa: più acciaio esportato da Nuova Delhi ma resta il CBAM. La settimana scorsa la Commissione Europea ha presentato al Consiglio le proposte relative all’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e l’India, chiedendo l’autorizzazione a firmarlo e a concluderlo. Se autorizzato dal Consiglio, sarà il più importante accordo commerciale mai sottoscritto dall’UE e dall’India. Quest’ultima potrà esportare fino a 1,64 milioni di tonnellate di acciaio all’anno nell’Unione Europea ma, in base a quanto stabilito, gli esportatori dovranno comunque sostenere i costi legati alle emissioni di carbonio del CBAM.
L’Accordo di Libero Scambio (FTA) tra India ed Unione Europea è stato concordato a inizio 2026 dopo oltre vent’anni di negoziati. Il Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere (CBAM) dell’UE, che impone una tassa sui gas serra collegati ai beni importati, è diventato pienamente operativo a gennaio di quest’anno.
L’FTA consentirà all’India di aumentare le esportazioni verso i Paesi europei, ma le industrie orientate all’export dovranno anche confrontarsi con la necessità di ridurre l’intensità di emissioni dei loro prodotti per riuscire a conformarsi al CBAM.
L’accordo garantisce all’India una quota preferenziale aggiuntiva di 694.853 tonnellate di acciaio, che si somma a quella già esistente di 946.616 tonnellate. Il totale equivale a circa il 68,4% dei 2,4 milioni di tonnellate di acciaio esportati dall’India verso l’UE nel 2025, una percentuale in aumento rispetto al 39,4% previsto in precedenza. Le esportazioni eccedenti tale quota saranno soggette al dazio del 50% dell’UE, in base a un’analisi del testo attuale dell’accordo rivista da Reuters e pubblicata dal Global Trade Research Initiative (GTRI), think tank basato a Nuova Delhi..
L’acciaio indiano dovrà, quindi, rispettare le norme del Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere dell’UE, che si applica a tutte le importazioni di acciaio. In base alle stime del GTRI, tali costi potrebbero raggiungere il 35% del valore una volta che l’accordo sarà a pieno regime. La quota aggiuntiva diventerà disponibile non appena l’accordo entrerà in vigore, probabilmente entro la fine dell’anno o l’inizio del prossimo.
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L’impatto del CBAM sull’India potrebbe essere minore di quanto ipotizzato
Questo recente studio aveva valutato il reale impatto del CBAM sull’India. L’esposizione dell’India al CBAM riguarda in particolare le esportazioni di ferro e acciaio verso l’UE e dunque l’elevata intensità di emissioni dell’industria siderurgica. Questo impatto è considerevole ma potrebbe essere minore di quanto ipotizzato.
L’esposizione dell’India dipende dunque principalmente dai prodotti in acciaio. Nel 2025 i 4,00 milioni di tonnellate di esportazioni di acciaio indiane soggette al CBAM erano costituite da prodotti piatti (2,59 milioni di tonnellate e utilizzati nei settori automotive, elettrodomestici, cantieristica navale, imballaggi); prodotti lunghi (0,83 milioni di tonnellate e utilizzati invece per edilizia, infrastrutture, meccanica) e altri prodotti (0,57 milioni di tonnellate, come ferroleghe o ghisa grezza).
Considerando le ottimizzazioni effettuate dagli esportatori e l’aumento dei prezzi di mercato nell’UE, lo studio stima che i costi totali del CBAM potrebbero scendere da 762 milioni di euro a soli 79 milioni di euro. Se in India verrà costruita e distribuita nuova capacità a basse emissioni, l’impatto potrebbe trasformarsi in un profitto netto di 44 milioni di euro.
Esistono notevoli differenze tra le diverse tipologie di esportazioni. Tuttavia, per la maggior parte di queste, lo studio ha individuato acciaierie indiane caratterizzate da livelli di intensità di emissione sufficientemente bassi da poter trarre vantaggio dal CBAM.












