Guerra delle materie prime: il Canada rifiuta il diktat di Washington e apre all'UE per le risorse critiche.

La proposta dell’UE al Canada: primo «membro associato» dell’Unione
Minerali critici: il Canada offre all’UE l’accesso alle risorse. La Presidente della Commissione Europea, von der Leyen, durante il discorso sullo stato dell’Unione 2026, ha annunciato di aver proposto al Canada di diventare il primo «membro associato» dell’UE, status che ancora non esiste per il diritto comunitario. La decisione potrebbe approfondire la cooperazione nel campo dell’energia, dei minerali critici e della difesa, coprendo propio le risorse che Washington aveva provato a estorcere a Ottawa. Trump ha spinto così il Canada a guardare verso mercati alternativi, come quello dell’UE.
Lo status di «membro associato» non esiste ancora come categoria formale nei trattati dell’UE, e i relativi diritti, obblighi e implicazioni di accesso al mercato sono tutti da definire. Il vantaggio sarebbe reciproco e la proposta di von der Leyen, oltre ad avere un grande valore politico, risponde a un’esigenza utilitaristica.
Il Canada possiede le risorse di cui l’Europa ha bisogno e mira ad attrarre maggiori investimenti, ad ampliare la propria capacità di trasformazione e ad ampliare le esportazioni anche al di fuori degli Stati Uniti. L’Europa, invece, punta a diversificare e rendere sicure le catene di approvvigionamento di materie prime critiche, ridurre le dipendenze strategiche e rafforzare la proria sicurezza economica e dispone di capitale da investire e di aziende manifatturiere.
Tra i due attori esiste dal 2021 una Partnership Strategica sulle Materie Prime che riguarda integrazione della catena del valore, investimenti e tecnologia. A marzo 2026 le due parti avevano anche confermato l’impegno a favore della diversificazione delle catene di approvvigionamento e dello sviluppo dei settori a monte e a valle. La Banca Europea per gli Investimenti e il Governo canadese avevano firmato una lettera di intenti per valutare il finanziamento di progetti legati ai minerali critici in Canada, senza però sottoscrivere alcun impegni finanziario vincolante.
Una più profonda cooperazione tra UE e Canada potrebbe coprire le vaste riserve canadesi di nichel, litio, rame e altri minerali critici. Il Canada vanta, inoltre, una comprovata competenza nel settore minerario e rigorosi standard ambientali e sociali.
Come Washington ha perso l’accesso privilegiato ai minerali critici del Canada
Nel 2024 il Canada ha garantito il 17,7% delle importazioni statunitensi di metalli e minerali, per un valore di 43,5 miliardi di dollari, più della Cina, in base ai dati della US International Trade Commission. Ottawa copre circa un quarto del fabbisogno statunitense di uranio (vantando riserve 10 volte superiori a quelle USA) e Sudbury (Ontario) raffina il nichel per le superleghe dei motori a reazione, laddove gli USA dispongono di una sola miniera e nessuna raffineria dedicata.
Rispetto a marzo, guerra in Medio Oriente a parte, il contesto è molto cambiato a causa della politica commerciale protezionistica USA e alle misure coercitive adottate da Trump. Il 20 luglio l’Amministrazione Trump ha annunciato un dazio del 50% su un’ampia gamma di merci canadesi. Tra le richieste statunitensi figurava anche un diritto di prima prelazione (ROFR) sui minerali canadesi, o quanto meno un accesso preferenziale ad essi.
Trump, inoltre, a inizio luglio aveva rifiutato di rinnovare a titolo definitivo l’Accordo Stati Uniti-Messico-Canada (USMCA) sul commercio, optando per revisioni annuali del patto. Ha anche minacciato più volte di annettere il Canada, definendolo come il 51esimo Stato, di acquisire la Groenlandia e di occupare il Canale di Panama, oltre a prendere il controllo delle risorse petrolifere del Venezuela. La richiesta di diritto di prima prelazione è stata giudicata irricevibile da Ottawa, che, pertanto, si è rifiutata di concedere un accesso preferenziale degli Stati Uniti alle proprie miniere.
Bruxelles da tempo interessata a un maggiore accesso ai minerali canadesi
Il braccio di ferro imposto da Washington ha spinto Ottawa verso Bruxelles, da tempo interessata a un maggiore accesso ai minerali canadesi. L’UE importa dalla Cina circa il 97% del magnesio e quasi tutta la sua capacità di raffinazione dei magneti in terre rare. Il Critical Raw Materials Act stabilisce inoltre che entro il 2030 nessun Paese terzo deve fornire più del 65% di qualsiasi materia prima strategica e il Canada, in tal senso, offre l’unica strada percorribile per raggiungere tale obiettivo senza dover dipendere da un Paese autoritario.
Una più profonda cooperazione tra UE e Canada contribuirà a garantire che le tecnologie considerate chiave, dalle soluzioni per l’energia pulita e gli strumenti digitali fino ai sistemi di sicurezza avanzati, rimangano affidabili e a prezzi competitivi per entrambe.
Possibile scenario
Come spiega questa analisi, il commercio all’ingrosso esistente di minerale di nichel e uranio tra Stati Uniti e Canada proseguirà per tutto il 2027, poiché reindirizzare le infrastrutture fisiche richiede anni di interventi. La rilevanza dello status di primo «membro associato» dell’UE riguarderà la nuova capacità mineraria e di raffinazione, che d’ora in avanti potrebbe vedere sempre più finanziamenti dell’UE, accordi di acquisto dell’UE, o entrambi.
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