La Commissione europea prepara un piano per rafforzare l’Unione dell’energia, migliorare le interconnessioni tra i mercati nazionali e ridurre la vulnerabilità agli shock sui prezzi dei combustibili fossili. Al centro anche il coordinamento degli acquisti energetici e il superamento dei colli di bottiglia delle reti. In Italia, secondo Terna, le richieste di connessione per impianti rinnovabili raggiungono 309,55 GW al 30 settembre 2026.

La Commissione europea sta preparando un piano per realizzare una vera Unione dell’energia, con lo scopo di sfruttare meglio le infrastrutture esistenti, rafforzare i collegamenti tra i mercati nazionali e aumentare il potere contrattuale dell’Ue nell’acquisto di risorse energetiche.
L’annuncio arriva mercoledì 21 ottobre dalla presidente Ursula von der Leyen, intervenuta a Strasburgo durante il dibattito sulle conclusioni del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. Il piano, ancora da definire nei contenuti operativi, si inserisce nel confronto sui costi dell’energia e sulla competitività dell’industria europea.
“Dalle reti agli interconnettori, fino al potere di mercato aggregato e agli acquisti. Ecco perché la Commissione elaborerà un piano per una vera Unione europea dell’energia, perché dobbiamo sfruttare molto meglio il potenziale di cui disponiamo“, dichiara von der Leyen.
Prezzi dell’energia e dipendenza dalle importazioni
“Non solo dipendiamo troppo dai combustibili fossili esteri, con il gas che ne determina il prezzo, ma stiamo anche sprecando opportunità non disponendo di una vera Unione europea dell’energia“, dice la presidente, sottolineando la vulnerabilità del sistema energetico europeo agli shock internazionali.
Secondo Eurostat, nel 2024 il tasso di dipendenza energetica dell’UE era pari al 57%: quasi il 60% del fabbisogno veniva quindi coperto tramite le importazioni nette. Greggio e prodotti petroliferi rappresentavano il 67% delle importazioni energetiche comunitarie, mentre il gas naturale ne costituiva il 24%.
Il tema dei prezzi torna al centro del dibattito anche alla luce delle recenti tensioni geopolitiche. Von der Leyen ha già detto che dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, i costi per l’importazione di combustibili fossili sono aumentati di 106 miliardi di euro, senza nessun aumento dei volumi. Dalla fine di febbraio a oggi, i prezzi del gas erano saliti di circa il 140% e quelli del diesel raddoppiati.
Reti e interconnessioni, il nodo dell’integrazione europea
Un punto chiave del piano sarà il potenziamento dell’integrazione fisica e commerciale dei sistemi energetici nazionali. Un tema già presente in agenda. Il pacchetto sulle reti elettriche, insieme alle iniziative per modernizzare le infrastrutture, punta a superare i colli di bottiglia che ostacolano il trasporto dell’energia e la connessione dei nuovi impianti.
Nella dichiarazione del 16 ottobre, von der Leyen sottolinea la dimensione del problema: secondo i dati citati dalla presidente, nel 2025 l’Ue aveva installato 80 GW di nuova capacità rinnovabile, mentre una capacità sei volte superiore è ancora in attesa di connessione. Un divario che richiama la necessità di adeguare le reti al ritmo di sviluppo delle rinnovabili e dell’elettrificazione dei consumi.
In Italia, secondo i dati aggiornati di Terna al 30 settembre 2026, le richieste di connessione alla rete per impianti da fonti rinnovabili ammontano complessivamente a 309.55 GW, distribuiti su 5,637 pratiche. A prevalere è il fotovoltaico, con il 45,14% del totale, seguito dall’eolico on-shore (33,58%) e dall’eolico off-shore (20,55%).

Sicurezza energetici e acquisti comuni
Il terzo punto citato dalla presidente della Commissione riguarda il potere contrattuale dell’Ue. Una domanda aggregata può consentire ai Paesi europei di coordinare gli acquisti di energia sui mercati internazionali, rafforzando la propria posizione negoziale.
La Commissione ha già annunciato l’intenzione di rafforzare il meccanismo europeo di aggregazione della domanda energetica. “Quindi è un modello che funziona, ma dobbiamo portarlo al livello successivo. Vogliamo passare da un semplice incontro tra fabbisogno e offerta all’aggregazione della domanda incaricando un operatore di mercato di effettuare gli acquisti congiunti per tutti noi”.
Stop al gas russo, tensioni con la Cina
Nel suo intervento al Parlamento europeo, von der Leyen ribadisce che le sanzioni energetiche contro la Russia resteranno in vigore fino alla fine della guerra contro l’Ucraina. La presidente richiama l’interruzione delle forniture di gas da parte di Mosca e il rischio che la dipendenza energetica venga utilizzata come strumento di pressione geopolitica.
Il 26 gennaio 2026 il Consiglio dell’Ue ha inoltre dato il via libera definitivo al regolamento per eliminare gradualmente le importazioni di gas russo, via gasdotto e gas naturale liquefatto (GNL), con periodi transitori per i contratti esistenti. Per il petrolio russo, la Commissione ha indicato l’obiettivo di eliminare le importazioni residue entro la fine del 2027.
Nell’annuncio del 21 ottobre Von der Leyen cita anche i rapporti commerciali con la Cina, specialmente riguardo alle esportazioni cinesi di veicoli ibridi verso l’UE. Secondo la presidente, “abbiamo concordato una quota annuale di 350.000 veicoli ibridi provenienti dalla Cina, riducendo le esportazioni di circa il 45%“.











