Nella Giornata europea del biologico 2025 la tendenza del mercato è decisamente in crescita e l’Italia si conferma leader in Europa. La sfida dei prossimi anni sarà quella di garantire il giusto reddito agli agricoltori, contrastare la concorrenza sleale dei paesi terzi, rendere i prodotti biologici più accessibili a tutti e aumentare il consumo interno. Restano due nodi da sciogliere: la sostenibilità economica e la semplificazione normativa

Il biologico continua a crescere
In occasione della Giornata europea del biologico 2025, ISMEA (Istituto di servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) ha presentato al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste un’anticipazione del Rapporto Bio in cifre, che sarà pubblicato a dicembre.
Il marchio biologico italiano
Nella stessa occasione, il MASAF ha presentato il nuovo logo del marchio biologico italiano, che rende riconoscibili le produzioni bio 100% italiane sui mercati nazionali e internazionali mentre cresce la domanda di trasparenza nel mercato globale.
Il marchio non è solo un elemento distintivo, bensì un valore aggiunto che rafforza il ruolo dei produttori, soprattutto se si punta al giusto prezzo e si vuole tutelare la filiera nazionale.
Come rileva Coldiretti, i mercati contadini di Campagna Amica si stanno gradatamente affermando come un nuovo canale di vendita dei prodotti biologici, che ha raggiunto un valore di spesa di 150 milioni di euro l’anno.
Piace l’acquisto diretto dal produttore
Per chi frequenta i farmers market, l’acquisto diretto dal produttore è il principale canale di approvvigionamento dei prodotti bio, davanti a supermercati e negozi specializzati.
«È importante sostenere gli agricoltori che oggi, di fronte alle emergenze climatiche sempre più gravi e alle difficili condizioni dei mercati di riferimento, fanno la scelta del biologico, affrontando la strada dell’agroecologia come risposta a queste sfide complesse.
Siamo impegnati per costruire solide filiere del biologico italiano in grado di valorizzare la produzione agricola del nostro Paese, sia nei mercati internazionali che in tutte le forme di filiere corte.
Il marchio del biologico italiano sarà una opportunità importante che viene offerta ai nostri agricoltori che ci auguriamo accompagni un percorso di semplificazione delle norme, rendendo il sistema ancora più garantito, anche di fronte ad un costante aumento di importazioni di prodotto biologico da paesi terzi», afferma la presidente di Coldiretti Bio, Maria Letizia Gardoni.
Le ottime performance dell’Italia
L’Italia si conferma leader del biologico in Europa. Nel 2024 il settore ha confermato il trend positivo da vari punti di vista: superfici coltivate, operatori attivi, consumi interni.
L’obiettivo europeo di raggiungere il 25% di superficie agricola utilizzata (SAU) entro il 2030 è a portata di mano. Ad esempio, la Provincia autonoma di Bolzano e sette Regioni (Toscana, Calabria, Sicilia, Marche, Basilicata, Valle d’Aosta e Campania) hanno già superato l’obiettivo, mentre Lazio e Puglia si stanno avvicinando al traguardo, rispettivamente con il 23,4% e il 24,5%.
I dati di Bio in cifre attestano che la SAU biologica ha una incidenza complessiva del 20,2% (+0,4% sul 2023); gli ettari coltivati a biologico sono in totale 2.514.596 (+2,4% rispetto al 2023 e +68% nel decennio).
Gli operatori biologici sono 97.170 (+2,9% sul 2023 e + 62% nell’ultimo decennio), di cui 87.042 (quindi più dell’89%) sono aziende agricole (+3,4% sul 2023). Non è secondario il fatto che aumentino gli operatori giovani, con una decisa propensione all’innovazione.
Cresce a due cifre anche la domanda interna di prodotti biologici con un valore di 3,96 miliardi di euro nei canali della grande distribuzione: il primo semestre del 2025 ha segnato +10,6% rispetto al 2024, con una crescita più marcata rispetto al settore agroalimentare (+5%).
Il settore, quindi, si conferma dinamico: «Il marchio biologico italiano sarà un segno distintivo di qualità e sicurezza, a tutela delle eccellenze agroalimentari italiane e delle persone che sceglieranno di acquistare quel prodotto.
Arrivare alla sostenibilità economica
La sfida dei prossimi anni sarà quella di garantire il giusto reddito agli agricoltori, contrastare la concorrenza sleale dei paesi terzi, rendere i prodotti biologici più accessibili a tutti e aumentare il consumo interno», ha dichiarato il ministro MASAF, Francesco Lollobrigida.
Per valorizzare ulteriormente il settore, tuttavia, il biologico dovrebbe diventare sostenibile anche dal punto di vista economico sia per le imprese agricole sia per i consumatori, fa notare Confagricoltura da un’indagine di Copa-Cogeca nell’UE.
Per stabilizzare un mercato biologico sano e competitivo sono necessarie «campagne informative chiare dove spiegare i principi della produzione biologica e il significato del marchio biologico della UE», ha affermato Emilio Fidora, presidente del Gruppo Copa-Cogeca Agricoltura Biologica.
In UE 17,7 milioni di ettari di coltivazione biologica
Come conferma la 26° edizione di The World of Organic Agriculture pubblicata da FIBL (Istituto di ricerca sull’agricoltura biologica) e IFOAM (Federazione internazionale dei movimenti per l’agricoltura biologica), il settore è in espansione.
L’agricoltura biologica è praticata in quasi 190 paesi e quasi 99 milioni di ettari di terreni agricoli sono gestiti in biologico da almeno 4,3 milioni di agricoltori. Le vendite globali di alimenti e bevande biologiche hanno raggiunto oltre 136 miliardi di euro nel 2023.
Nell’UE si sono raggiunti i 17,7 milioni di ettari (ovvero il 10,9%) di coltivazione biologica.
Per Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio, «è sempre più chiaro come il biologico rappresenti una leva decisiva per il rilancio dell’agroalimentare italiano, grazie anche alla sua capacità di unire qualità e sostenibilità, rispondendo così alla crescente domanda globale di alimenti sani fondati su una filiera equa e rispettosa dell’ambiente.
Tuttavia, non vanno sottovalutate le criticità della fase attuale, ma affrontate con decisione per garantire che il biologico resti un fattore strategico di valorizzazione per le aree interne e per le piccole e medie aziende agricole».
Il nodo della semplificazione normativa
Nella Commissione Europea è in corso un confronto per semplificare il quadro normativo senza abbassare gli standard. La semplificazione normativa, infatti, è sempre una spina nel fianco dei settori produttivi.
Paolo Parisini, presidente di ConfagriBio, evidenzia chiaramente il problema delle regole: «L’agricoltura biologica ha uno scopo e un valore chiari, ma l’attuale contesto normativo e le dinamiche di mercato gravano troppo sui produttori, minacciando la redditività delle loro aziende agricole.
Bisogna garantire una concorrenza leale, compresi standard uguali per le importazioni e valorizzare laddove possibile le produzioni biologiche nazionali.
In questa direzione il nuovo marchio bio nazionale è il segnale che, come Paese, si sta cercando di salvaguardare le eccellenze agricole nostrane e di farle conoscere ai consumatori attraverso un marchio dedicato».













