I Paesi Brics hanno sottolineato il ruolo cruciale che il petrolio continua ad avere nei mix energetici nazionali.

Il vertice dei Paesi Brics 2025 di Rio de Janeiro si è concluso lunedì 7 luglio con la richiesta alle nazioni ricche di finanziare gli sforzi per contenere gli effetti delle emissioni di gas serra nelle nazioni più povere e garantire la transizione globale.
Il gruppo dei Brics è la maggiore forma di partnership politica degli Stati del Sud del mondo. Il summit organizzato in Brasile doveva servire a rilanciare l’approccio collettivo ai problemi globali, come il riscaldamento del clima, soprattutto dopo i ripetuti tentativi del Presidente Usa Trump di sminuire il ruolo del multilateralismo in politica internazionale. I Brics rappresentano ormai più della metà della popolazione mondiale e il 40% dell’economia globale. Tuttavia, restano un gruppo troppo eterogeneo e incapace di prendere posizioni nette, anche, purtroppo, per quanto riguarda l’azione a difesa di ambiente e clima.
Il gruppo originario del 2009 era composto da Brasile, Russia, India e Cina. Successivamente, si è unito il Sudafrica e lo scorso anno lo hanno fatto anche Egitto, Etiopia, Indonesia, Iran ed Emirati Arabi Uniti. Secondo alcune fonti, l’Arabia Saudita avrebbe rimandato l’adesione formale, mentre altre 30 nazioni avrebbero espresso interesse a partecipare al format, come membri a pieno titolo o partner. Al summit di Rio de Janeiro non c’era il Presidente cinese, Xi Jinping, che probabilmente non aveva grandi aspettative per la conferenza.
Le conclusioni del vertice Brics 2025 sul tema dei combustibili fossili
Aprendo i lavori, il Presidente brasiliano, Luiz Inácio Lula da Silva, ha ricordato che ottant’anni dopo la sconfitta del nazismo, del fascismo e la creazione delle Nazioni Unite, “abbiamo assistito a un collasso del multilateralismo senza eguali“. “I progressi duramente raggiunti, – ha proseguito rivolgendosi in maniera indiretta agli Usa – come le norme per il clima e il commercio, sono sotto attacco”. Per tutta risposta, Trump ha criticato il gruppo per la diffusione di politiche antiamericane e ha minacciato dazi aggiuntivi del 10% contro i Brics.
Rivolgendosi ai leader riuniti a Rio de Janeiro, il Presidente brasiliano ha avvertito dell’urgenza dell’abbandono dei combustibili fossili, la causa principale del peggioramento del clima. Prima dell’inizio del summit, anche Greenpeace aveva esortato i leader dei Brics a colmare il vuoto di leadership lasciato dagli Stati Uniti. “Questa è un’opportunità epocale per avviare una leadership coraggiosa e collaborativa tra le nazioni del Sud del mondo. I Paesi Brics, alcuni dei quali sono tra i più vulnerabili al cambiamento climatico, devono cogliere il momento e adottare una posizione decisa a vantaggio delle persone e del pianeta“, aveva ammonito Anna Cárcamo di Greenpeace Brasile.
Tuttavia, nella dichiarazione finale del summit i Paesi Brics hanno sottolineato il ruolo cruciale che il petrolio continua ad avere nei mix energetici nazionali, in particolare per le nazioni a basso reddito. Inoltre, non c’è stato alcun riferimento a un progressivo abbandono dei combustili fossili. Tutto ciò non può che far emergere in maniera cristallina le difficoltà dei Brics nel trovare un terreno comune anche per le questioni più preminenti.
La questione dei finanziamenti per il clima
La dichiarazione congiunta ribadisce che provvedere ai finanziamenti per il clima è una responsabilità delle economie avanzate verso i Paesi a basso reddito. Nella dichiarazione finale i Brics hanno sostenuto il ricorso al multilateralismo per affrontare la minaccia climatica globale e raggiungere gli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi, chiedendo finanziamenti per il clima “accessibili e tempestivi”.
La dichiarazione resta molto vaga però su chi dovrà fornire tali finanziamenti. Il testo incoraggia genericamente i potenziali Paesi donatori ad annunciare contributi ambiziosi. Su questo tema, il Brasile si sarebbe rivolto direttamente alla Cina e ad alcuni Stati arabi, con lo scopo di aprire la strada ad altri. Repubblica Popolare ed Emirati Arabi Uniti hanno manifestato però l’intenzione di investire in un progetto denominato Tropical Forests Forever Facility, dedicato alla conservazione delle foreste a rischio.
I colloqui di fine giugno a Bonn, una prova generale della COP30 fissata per novembre in Brasile, avevano portato a un accordo per aumentare del 10% i finanziamenti Onu per il clima per i prossimi due anni. I negoziati in Germania, tuttavia, si erano arenati proprio sul punto dei finanziamenti, con le nazioni ad alto reddito abbastanza reticenti a recuperare i fondi per il clima mancanti a causa dell’uscita Usa dall’Accordo di Parigi del 2015 sui cambiamenti climatici.













