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Protocollo d’intesa tra ANCI e Coldiretti, la qualità della vita dei cittadini passa anche da qui

Il Protocollo d’intesa tra ANCI e Coldiretti ha obiettivi molto chiari: valorizzare i prodotti italiani, tutelare i territori e promuovere modelli alimentari sani. Fondamentale partire dall’educazione alimentare nelle scuole, ma altrettanto importante è la disponibilità di terreni per i giovani agricoltori per contrastare la desertificazione delle aree interne. Non manca uno sguardo alla TARI agricola, sulla quale pesa la difformità di interpretazioni

Protocollo d’intesa tra ANCI e Coldiretti
Ettore Prandini e Michele Conti

Un’alleanza su obiettivi comuni

Il Protocollo d’intesa tra ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e Coldiretti ha tutta l’aria di un’alleanza naturale tra soggetti che, a vario titolo, lavorano per il bene del territorio, delle economie locali, delle persone e dell’ambiente.

Gli effetti del Protocollo d’intesa tra ANCI e Coldiretti

In Italia ci sono circa 8mila comuni. Cosa cambierà con la formalizzazione del Protocollo d’intesa? Lo abbiamo chiesto a Michele Conti, sindaco di Pisa con delega ANCI all’agricoltura, sovranità alimentare e promozione delle tipicità: «Sicuramente con questo accordo mettiamo insieme due aspetti fondamentali: da una parte i comuni grandi e piccoli a livello nazionale, dall’altra i Mercati di Campagna Amica di Coldiretti che negli ultimi trent’anni hanno creato un rapporto diretto tra produttori e consumatori.

Questo accordo, ad esempio, ci aiuterà a migliorare le offerte qualitative delle mense scolastiche grazie ai prodotti del territorio, biologici o non biologici.

In questo senso, i comuni hanno un ruolo fondamentale nel promuovere la filiera corta e avvicinare i produttori ai consumatori.

Dai giovani agricoltori alla valorizzazione delle aree interne

Nello stesso tempo, dobbiamo lavorare sul fattore terra. Molto spesso per i giovani agricoltori è difficile avere la disponibilità di terreni mentre la pubblica amministrazione ha terreni sottoutilizzati o addirittura abbandonati che potrebbe mettere a loro disposizione».

Bisogna anche tenere conto dei cambiamenti avvenuti in campo rurale che richiedono un’evoluzione della normativa. Un esempio per tutti sono le aziende agricole multifunzionali che si trasformano in agriturismi.

In tale contesto, i comuni hanno un ruolo centrale nella conservazione del paesaggio e della tutela ambientale e culturale.

«Infine, dobbiamo valorizzare tutto il sistema enogastronomico che può rappresentare un volano economico per le piccole e per le grandi città.

Per i piccoli comuni, in particolare, può essere una sinergia fondamentale per salvaguardare anche gli aspetti economici, e quindi la possibilità di vivere nelle aree interne, oggi seriamente minacciate dallo spopolamento».

L’educazione alimentare comincia nelle scuole

«Il Protocollo d’intesa tra ANCI e Coldiretti non è un risultato scontato», ha esordito Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, ringraziando le tante professionalità che lo hanno reso possibile.

Sicuramente aiuta a cambiare prospettiva, perché fa leva sull’educazione e l’azione parte dalle scuole con l’obiettivo di mettere al centro la Dieta Mediterranea e contrastare la diffusione di cibi ultra-processati e dannosi per la salute.

Conoscere il valore del cibo, la stagionalità, la biodiversità, i prodotti locali favorisce la capacità di scegliere senza subire passivamente interessi economici che passano sopra le nostre teste.

«Una sana alimentazione migliora la qualità della vita dei cittadini. Il nostro impegno reciproco punta sulla valorizzazione dei prodotti agroalimentari che arrivano direttamente dai produttori di Campagna Amica a i consumatori, che diventano così protagonisti delle loro scelte alimentari».

L’intesa tra ANCI e Coldiretti prevede infatti anche una maggiore diffusione dei Mercati di Campagna Amica.

Uniformità di interpretazione delle norme

Questo è un accordo strategico anche per quanto riguarda l’interpretazione delle norme, come la TARI agricola (ovvero la tassa sui rifiuti) sulla quale c’è difformità di interpretazioni e alcuni agricoltori pagano la tassa per fabbricati che non producono rifiuti.

Gli imprenditori agricoli e gli stessi comuni hanno invece bisogno di certezze, grazie a una uniformità di interpretazione valida su tutto il territorio nazionale».

Questo lavoro comune sulle norme vuole anche dimostrare che la pubblica amministrazione va coinvolta nella discussione e risoluzione dei problemi se si vuole arrivare a risultati favorevoli ai cittadini.

Tuttavia, anche se ANCI e Coldiretti stanno proficuamente lavorando insieme, il discorso sulla TARI rimane complesso perché non riguarda solo i comuni.

Sicuramente, però, «il recupero e riuso dei fabbricati rurali dismessi è anche una valorizzazione del territorio ed evita altro consumo di suolo».

La vera sfida? La certezza delle regole

In questa sede non poteva mancare un riferimento al Mercosur, bloccato ieri dal voto del Parlamento Europeo. Prandini ha chiarito qual è la posizione di Coldiretti che da sempre invoca il principio di reciprocità: «Non vogliamo la chiusura dei mercati, vogliamo esportare sempre di più ma a parità di condizioni.

Quando noi esportiamo siamo sottoposti a regole rigidissime, pretendiamo che anche gli altri quando vogliono esportare in Europa siano sottoposti alle stesse identiche regole.

Inoltre, l’obbligo di indicare l’origine in etichetta è la base della trasparenza nella filiera agroalimentare: l’UE controlla appena il 3% di quello che entra».

Prandini ha citato le perplessità sul sistema Brasile: deforestazione che avanza a favore di allevamenti intensivi, antibiotici e ormoni per accelerare la crescita del bestiame usati senza controllo, impiego massiccio di agrofarmaci vietati da oltre 40 anni nell’UE perché nocivi, sfruttamento della manodopera minorile.

La sospensione dell’accordo con il Mercosur, pertanto, non è una bocciatura bensì la richiesta di una nuova normativa: la vera sfida non si combatte a colpi di prezzi più bassi, ma sulla certezza e l’uniformità delle regole.

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About Author / Isabella Ceccarini

Europeista sostenitrice dell’Italia, non ama i confini mentali e geografici. Di formazione umanistica, è curiosa delle novità e affascinata dalla contaminazione tra saperi diversi. Giornalista da più di trent’anni, ha lavorato a lungo come caporedattore per un trimestrale di politica universitaria e ricerca. Ha scritto a quattro mani il libro Perché l’università. Riflessioni sull’etica del sapere che raccoglie pensieri e interviste a esponenti di spicco del mondo dell’istruzione superiore e di organizzazioni internazionali. Ha collaborato con diverse case editrici alla stesura di libri e cataloghi per mostre ed eventi occupandosi di progettazione e coordinamento editoriale. È attenta ai temi etici di cui ha scritto per il mensile della Società San Vincenzo de’ Paoli e ha fatto parte della giuria del Premio letterario Città di Castello nella sezione riservata ai giovani. Organizza e modera tavole rotonde su temi che spaziano dalla salute all’agricoltura, nonché corsi di formazione per i giornalisti. Ha ideato e condotto due eventi per il format #leparolevalgono di Treccani. Dal 2017 è entrata a far parte del team di Rinnovabili dove si dedica in particolare all’agrifood ma ama anche allungare lo sguardo ai temi ambientali. Per Rinnovabili progetta e conduce Agrifood Forum, evento annuale sulla sostenibilità alimentare.