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Biocarburanti derivati dalla soia verso lo stop: l’UE azzera il contributo entro il 2030

La Commissione UE aggiorna le regole ILUC: stop ai biocarburanti derivati dalla soia, causa di deforestazione ed emissioni.

Biocarburanti dalla soia: stop dall'UE entro il 2030
Biocarburanti dalla soia: stop dall’UE entro il 2030 – Immagine realizzata con IA

Biocarburanti dalla soia: cosa cambia?

I biocarburanti derivati dalla soia entrano nella fase finale del loro utilizzo ai fini degli obiettivi europei sulle energie rinnovabili. La Commissione europea ha, infatti, definito una nuova traiettoria che porterà a zero entro il 2030 il contributo dei biocarburanti, bioliquidi e combustibili da biomassa classificati ad alto rischio di cambiamento indiretto dell’uso del suolo (ILUC).

La decisione emerge dall’aggiornamento del Regolamento delegato (UE) 2019/807 e dai nuovi dati sull’espansione delle colture, che confermano il ruolo della soia nella deforestazione, nella perdita di biodiversità e nelle emissioni di CO₂.

Secondo T&E, la Federazione europea per i trasporti e l’ambiente, la revisione segna un passaggio chiave per allineare la politica energetica europea agli obiettivi climatici, ma lascia ancora aperti nodi rilevanti su altre materie prime agricole.

Perché i biocarburanti derivati dalla soia sono considerati ad alto rischio ILUC

Il cambiamento indiretto dell’uso del suolo si verifica quando l’aumento della domanda di colture per biocarburanti spinge l’espansione agricola su terreni ad alto stock di carbonio, come foreste o aree naturali.

I nuovi dati della Commissione mostrano che la soia ha registrato un’espansione media annua di 2.565 mila ettari dal 2014, pari al 2,2%, con il 14,1% di questa crescita avvenuta su terreni soggetti alle restrizioni della Direttiva (UE) 2018/2001.

Questi valori superano le soglie previste per la classificazione come materia prima ad alto rischio ILUC. T&E sottolinea che l’utilizzo di soia per biocarburanti genera un impatto climatico complessivo peggiore del diesel fossile, proprio per gli effetti indiretti legati alla deforestazione nei principali Paesi produttori.

Verso lo stop ai biocarburanti derivati dalla soia da parte della Commissione UE

Cosa significa ILUC e perché è centrale nel dibattito sui biocarburanti

L’acronimo ILUC indica l’Indirect Land-Use Change, ovvero il cambiamento indiretto dell’uso del suolo. Si tratta di un effetto che si verifica quando la crescente domanda di colture agricole per la produzione di biocarburanti, come la soia, sottrae superfici alla produzione alimentare o zootecnica.

Questo spostamento genera, indirettamente, l’espansione dell’agricoltura in altre aree del mondo, spesso su foreste, zone umide o terreni con elevato stock di carbonio. Il risultato è un aumento delle emissioni di CO₂, legato alla deforestazione e al degrado degli ecosistemi, che può annullare o superare i benefici climatici attesi dall’uso dei biocarburanti.

Per questo motivo l’Unione europea utilizza il criterio ILUC per valutare la sostenibilità reale delle materie prime agricole e ha classificato alcune di esse, tra cui la soia, come biocarburanti ad alto rischio ILUC, soggetti a una progressiva eliminazione dagli obiettivi sulle energie rinnovabili.

La nuova traiettoria UE: riduzione lineare fino allo zero nel 2030

Il regolamento delegato introduce una traiettoria lineare di riduzione del contributo dei biocarburanti ad alto rischio ILUC, applicabile dal 2024. Le percentuali massime ammesse scenderanno progressivamente: 85,7% nel 2024, 71,4% nel 2025, 57,1% nel 2026, 42,8% nel 2027, 28,6% nel 2028, 14,3% nel 2029, fino allo 0% nel 2030.

Il meccanismo evita cambiamenti bruschi per il mercato e garantisce una riduzione graduale ma certa. La base giuridica resta l’articolo 26 della Direttiva sulle energie rinnovabili, che già prevedeva l’azzeramento entro il 2030 dei biocarburanti da colture con espansione significativa su terreni ad alto stock di carbonio.

Aggiornati i criteri tecnici e i dati sulle colture

La Commissione ha aggiornato metodologia e dati, estendendo l’analisi dell’espansione delle colture a partire dal 2014 per ridurre le fluttuazioni statistiche. Vengono ridefiniti anche i fattori di produttività applicati alle diverse colture.

Per la soia, i numeri confermano una crescita rilevante, mentre altre colture mostrano dinamiche differenti: il mais cresce di 2.527 mila ettari annui, la canna da zucchero di 215 mila ettari, l’olio di palma di 937 mila ettari, con quest’ultimo che presenta la quota più alta di espansione su terreni ad alto stock di carbonio (27,1%).

Questi dati sono centrali per la classificazione ILUC e per la definizione delle politiche di riduzione.

T&E: passo avanti sui biocarburanti derivati dalla soia, ma restano criticità

Secondo T&E, l’eliminazione dei biocarburanti dalla soia rappresenta una scelta necessaria. “I biocarburanti a base di soia sono due volte più dannosi per il pianeta rispetto al diesel fossile”, afferma l’organizzazione, sottolineando come lo stop impedisca che soia proveniente da Stati Uniti, Argentina e Brasile finisca nei serbatoi europei.

Tuttavia, T&E segnala che altre materie prime, come la canna da zucchero, restano appena sotto le soglie ILUC e possono continuare a essere conteggiate negli obiettivi UE. Un elemento che, secondo l’associazione, rischia di spostare la pressione ambientale su altre colture senza risolvere il problema di fondo.

Il lato oscuro dei biocarburanti

I biocarburanti sono stati promossi nell’UE fin dal 2009, con la prima adozione della Direttiva sulle energie rinnovabili (arrivata alla sua terza edizione, la cosiddetta RED III). Nel 2019, l’Atto delegato ILUC aveva già sancito l’eliminazione graduale dei biocarburanti derivati dall’olio di palma entro il 2030.

La soia segue ora lo stesso percorso. Nel frattempo, però, la domanda globale di biocarburanti continua a crescere. Oggi vengono utilizzate oltre 100 milioni di tonnellate di canna da zucchero a livello mondiale, con una previsione di aumento del 50% entro il 2030, inclusi progetti in aree sensibili come Papua, in Indonesia, dove sono già in corso fenomeni di deforestazione.

Una revisione attesa dal 2023

La Commissione avrebbe dovuto pubblicare la revisione dell’Atto delegato ILUC a settembre 2023. Secondo T&E, il ritardo sarebbe legato alla volontà di evitare controversie commerciali, in particolare nel contesto di accordi internazionali.

La pubblicazione delle bozze nel 2026 segna ora l’inizio di un passaggio formale, ma il dibattito resta aperto sull’efficacia complessiva della strategia UE sui biocarburanti agricoli e sulla necessità di andare oltre la combustione per ridurre davvero le emissioni del settore trasporti.

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About Author / Alessandro Petrone

Giornalista da oltre 20 anni, nel corso della sua carriera si è occupato di politica, economia, attualità e costume. È stato Caporedattore e Direttore Responsabile per una Casa Editrice che pubblica magazine generalisti in Italia, Germania, USA e Cina. Ha scritto e collaborato con aziende e media che si occupano di automotive, con particolare attenzione ai temi della mobilità sostenibile. Si è avvicinato al mondo dell’energia lavorando come ufficio stampa per multinazionali del settore. Da allora, si occupa assiduamente di temi legati alla transizione energetica, soprattutto nel settore automotive, e alle energie rinnovabili, scrivendo per La Repubblica, AdnKronos, 9 Colonne, The Post International. È altresì appassionato di tecnologia, informatica, fotografia e cucina con un passato da attivista LGBTQIA+.