Un nuovo studio pubblicato su Nature Communications indica che l’adozione su larga scala del cross-laminated timber (CLT), o legno lamellare incrociato, potrebbe trasformare il settore edilizio e avere impatti positivi sul clima globale

Tra grandi sostenitori e scettici, la progettazione di edifici in legno CLT è diventata un punto di riferimento del panorama costruttivo globale. Se da un punto di vista abitativo, il legno è apprezzato per le sue qualità estetiche e per il comfort abitativo, sotto il profilo edilizio non sempre l’uso intensivo di questa risorsa naturale è considerata una soluzione sostenibile a lungo tempo.
Ma uno studio della North Carolina State University smentisce questa teoria, identificando nell’adozione del cross-laminated timber (CLT) come materiale da costruzione primario; una strategia vincente per lo stoccaggio di carbonio, l’aumento della copertura forestale e il supporto alla riforestazione globale.
Cos’è il Cross Laminated Timber
Il CLT, o Cross Laminated Timber (legno lamellare a strati incrociati), è un materiale da costruzione innovativo, composto da strati di legno incollati tra loro con le fibre disposte a 90 gradi rispetto allo strato precedente, creando pannelli di grandi dimensioni. Questa tecnica permette al CLT di essere estremamente resistente e stabile, rendendolo adatto ad applicazioni strutturali come pareti, solai e tetti anche in sostituzione di acciaio e cemento.
L’estrema leggerezza, in rapporto alla resistenza ed alle qualità ignifughe del materiale, hanno inoltre permesso di impiegarlo in una vasta gamma di progetti edilizi, inclusa la realizzazione di grattacieli interamente in legno.
Più foreste meno emissioni
Ma cosa accadrebbe se gli edifici in legno CLT diventassero la normalità? La risposta ci arriva da un team di ricercatori della North Carolina State University che, unendo due importanti strumenti di analisi, è riuscito a valutarne gli effetti di un uso massiccio e su larga scala.
I due strumenti utilizzati dagli scienziati sono:
- il Life Cycle Assessment (LCA), che valuta gli impatti ambientali lungo l’intero ciclo di vita di un prodotto,
- e il Global Timber Model (GTM), che simula le dinamiche economiche e l’uso del suolo nel mercato mondiale del legno.
I risultati hanno mostrato risultati sorprendenti. Una diffusione globale del CLT potrebbe:
- Aumentare la copertura forestale fino a 30 milioni di ettari entro il 2100, grazie alla creazione di nuove foreste gestite e piantagioni;
- Incrementare lo stoccaggio di carbonio fino a 25 gigatons di CO₂ equivalente, sia nei pannelli stessi sia nelle foreste necessarie alla loro produzione;
- Ridurre le emissioni derivanti dalla produzione di cemento e acciaio, materiali molto più energivori.
Va però sottolineato che questi aumenti non sarebbero uniformi. Luoghi come gli Stati Uniti e l’Europa occidentale assisterebbe ad un forte incremento delle superfici forestali, mentre le aree tropicali vicine all’equatore vedrebbero riduzioni specifiche delle foreste naturali.
L’impatto economico
Secondo i ricercatori inoltre, l’impiego del CLT come materiale da costruzione principale porterebbe numerosi effetti economici rilevanti. A partire dall’aumento dei prezzi internazionali del 25–26% per il legno entro fine secolo, nonostante l’espansione delle aree forestali.
A seconda della rapidità con cui il mercato globale adotterà il CLT, i ricercatori prevedono che la domanda di CLT aumenterà la quantità di carbonio immagazzinata sul suolo di 20,3-25,2 gigatonnellate (equivalente di anidride carbonica) entro il 2100. Questo effetto è amplificato dalla riduzione della domanda di materiali da costruzione tradizionali come acciaio e calcestruzzo, causata da un aumento della domanda di CLT.
“Quando aumentiamo l’utilizzo del CLT, diminuiamo la domanda di materiali da costruzione tradizionali. Quando si utilizzano meno materiali tradizionali, si emettono meno gas serra durante la loro produzione”, ha affermato Kai Lan, autore principale e professore associato presso il College of Natural Resources della North Carolina State University. “Tutti questi effetti si combinano lungo l’intero ciclo di vita del CLT, generando benefici ambientali”.
Lo studio, “Global land and carbon consequences of mass timber products”, è stato pubblicato su Nature Communications.











