Stop alla miniera di litio e via Rio Tinto: ancora proteste in Serbia

La scorsa settimana, dopo 2 weekend di manifestazioni, il governo di Belgrado ha accolto le 2 richieste principali dei manifestanti. Ma sabato migliaia di cittadini sono di nuovo scesi in piazza: vogliono più garanzie che la miniera di litio nella valle di Jadar non sarà sfruttata. E chiedono politiche ambientali migliori

Litio dalla geotermia
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Le proteste in Serbia sono iniziate a fine novembre

(Rinnovabili.it) – Un giacimento di litio scoperto nel 2004, un affare da oltre 2 miliardi di euro, un governo pronto ad approfittare della fame europea di metalli preziosi per la transizione energetica. E migliaia di cittadini che continuano a protestare anche se l’esecutivo, spiazzato dalla folla di manifestanti, ha fatto qualche concessione. Le proteste in Serbia contro la miniera di litio di Loznica non accennano a diminuire: sabato, per il 3° weekend consecutivo, migliaia di cittadini serbi hanno occupato pacificamente le strade di Belgrado.

Il dossier di Loznica risale all’autunno del 2020: già a ottobre gli abitanti della regione avevano manifestato contro il governo e l’ok a Rio Tinto. Secondo le stime, la zona del fiume Jadar è ricchissima di un borosilicato di litio e sodio (ribattezzato jadarite), che con 136 milioni di tonnellate si qualifica come uno dei giacimenti di litio più grandi al mondo. Da solo potrebbe coprire il 10% della domanda globale.

Il nuovo round di proteste in Serbia, invece, è iniziato a fine novembre con un obiettivo preciso: due leggi che, secondo il mondo ambientalista serbo, rischiano di svendere il diritto dei cittadini alla salute e a un ambiente sano, sacrificandoli sull’altare della transizione energetica. “Le proteste cesseranno solo nel caso in cui il presidente della Repubblica Aleksandar Vučić decidesse di non firmare la legge incostituzionale sull’esproprio e le modifiche apportate alla legge sul referendum e l’iniziativa popolare”, si leggeva in un comunicato stampa diffuso dal movimento “Kreni promeni” all’inizio delle manifestazioni, riporta Obct.

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Invece le manifestazioni proseguono. La settimana scorsa il governo è andato incontro alle richieste della piazza. Mercoledì Belgrado ha ritirato la proposta di legge sulle espropriazioni: la società civile la criticava perché potrebbe spianare la strada a investimenti nel campo minerario e rendere molto più difficile tenere conto delle istanze della popolazione locale. Venerdì, poi, il governo ha approvato una nuova legge sui referendum che accoglie le istanze della società civile.

Ma adesso le proteste in Serbia alzano la posta. La nuova richiesta è di mettere Rio Tinto alla porta e chiudere per sempre il capitolo dello sfruttamento della miniera di litio nella valle di Jadar, in Serbia occidentale. Il presidente ha replicato che i serbi potranno esprimere le loro preferenze alle prossime elezioni, previste in primavera, e ha stigmatizzato il nuovo sabato di protesta nonostante le modifiche normative.

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Le rivendicazioni si stanno allargando fino a collegarsi con altre tematiche ambientali. Come la qualità dell’aria pessima che relega i Balcani a fanalino di coda d’Europa (insieme alla pianura padana). Oppure l’inquinamento dell’acqua: ogni anno, solo Belgrado sversa nei suoi fiumi l’equivalente di 60mila piscine olimpioniche di reflui non trattati. Tutti temi che stanno diventando caldi perché al centro delle trattative con Bruxelles per l’ingresso nell’UE.

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