Gli ambientalisti ritengono che la crisi idrica abbia origine da decenni di cattiva gestione e da altre politiche giudicate sbagliate, come l'estensione eccessiva delle aree urbane e la costruzione massiccia di dighe.

Nella capitale dell’Iran l’acqua potrebbe finire nell’arco di poche settimane. Il Presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, ha affermato che il consumo eccessivo, insostenibile per la Repubblica Islamica, potrebbe causare gravi carenze entro settembre, come riportato dall’agenzia di stampa semiufficiale Tasnim. “Se non gestiremo bene la situazione e se la popolazione non collaborerà, entro settembre o al massimo ottobre, a Teheran non ci sarà più acqua nelle dighe“, ha detto Pezeshkian.
In Iran l’acqua nelle dighe si riduce sempre di più
A Teheran vivono quasi 10 milioni di persone e i rubinetti potrebbero restare completamente a secco. La Compagnia idrica regionale riferisce che le dighe che riforniscono la capitale sono al 21% circa della capacità. Mentre le riserve principali si riducono progressivamente, le autorità cercano il più possibile di limitare i consumi. La scarsità d’acqua si aggiunge a un quadro interno già molto segnato da crisi energetica, inflazione alle stelle e conseguenze della guerra con Israele.
Il riscaldamento globale aggrava lo stress idrico
“Abbiamo trascurato lo sviluppo sostenibile e adesso ci troviamo ad affrontare diversi problemi ambientali, uno di questi è lo stress idrico“, ha spiegato a Reuters Shina Ansari, politica e ambientalista iraniana. Secondo Ansari, sono già 5 anni che l’Iran deve fare i conti con il fenomeno della siccità. L’organizzazione meteorologica nazionale, inoltre, ha registrato un calo del 40% delle precipitazioni negli ultimi quattro mesi rispetto alla media di lungo periodo. Il cambiamento climatico, dunque, non fa che esacerbare il problema.
Il consumo eccessivo metterebbe effettivamente in crisi la gestione delle riserve idriche in Iran. Il responsabile dell’azienda idrica e delle acque reflue della provincia di Teheran, Mohsen Ardakani, ha dichiarato all’agenzia di stampa Mehr che il 70% dei residenti di Teheran consuma più di 130 litri al giorno. Tuttavia, gli ambientalisti ritengono che la crisi idrica abbia origine da decenni di cattiva gestione e da altre politiche giudicate sbagliate, come l’estensione eccessiva delle aree urbane e la costruzione massiccia di dighe.
L’Iran avrebbe bisogno di riforme radicali, in particolare nel settore agricolo, che impiega l’80% delle risorse, attualmente la voce maggiore per quanto riguarda i consumi. In settimana Pezeshkian ha respinto la proposta del governo di istituire un giorno di riposo o una settimana di stop delle attività. Fatemeh Mohajerani, portavoce del governo, aveva suggerito alla persone di “andare in vacanza“, Secondo il Presidente, invece, fermare il Paese sarebbe solo un palliativo e non la soluzione al problema della carenza di acqua.
La questione non è certo nuova: durante l’estate del 2021 nel sud ovest della Repubblica islamica era esploso il malcontento popolare. Secondo Amnesty International, in quell’occasione, le forze di sicurezza iraniane avevano utilizzato proiettili veri e pallini da caccia per reprimere le manifestazioni pacifiche dei residenti della provincia del Khuzestan, provocando la morte di alcuni manifestanti.













