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Incendi boschivi, nel Meridione le regioni più colpite

Gli incendi boschivi sono un problema complesso che richiede un cambio di approccio radicale, come è ben spiegato nel rapporto “Italia in fumo” di Legambiente. Concentrarsi sull’emergenza non serve. Occorre una visione integrata che va dalle cause di innesco alla prevenzione, dalla gestione del territorio ai cambiamenti climatici globali

Incendi boschivi, nel Meridione le regioni più colpite
Foto di Jay Heike su Unsplash

Nel 2025, 653 incendi hanno bruciato 30.988 ettari di territorio

Gli incendi boschivi sono un problema complesso che richiede un cambio di approccio radicale. Mentre si cercano strategie utili a prevenire il fenomeno, nei primi sette mesi del 2025 sono già bruciati 30.988 ettari di territorio.

Più in dettaglio, si tratta di 18.115 ettari naturali (ossia aree boscate); 12.733 ettari di aree agricole, 120 ettari di aree artificiali, 7 ettari aree di altro tipo.

Per dare un’idea della dimensione del problema, è come se fossero finiti in fumo 43.400 campi da calcio al ritmo di 3,3 incendi al giorno.

Bruciano anche le aree protette

Non sono risparmiate nemmeno le aree protette: le aree di Natura 2000 hanno perso quest’anno 6.261 ettari.

A questo ritmo, preoccupa molto che l’attuazione dei Piani Antincendio Boschivo (AIB) per i parchi nazionali sia in ritardo (su 24 parchi, solo 8 hanno il Piano AIB vigente):

  • 5 hanno il piano scaduto e ancora in fase di rielaborazione
  • 11 hanno il Piano AIB approvato dall’Ente gestore, ma l’iter di adozione non è ancora concluso
  • delle 67 Riserve Naturali Statali e al di fuori dei Parchi Nazionali (e quindi legalmente obbligate a dotarsi di un Piano AIB), solo 8 hanno completato l’iter di approvazione
  • le rimanenti 59 Riserve hanno la procedura per il Piano AIB ancora in corso.

Il rapporto “Italia in fumo”

Il nuovo rapporto di Legambiente Italia in fumo (che ha analizzato e rielaborato i dati EFFIS – European Forest Fire Information System) denuncia la gravità di una situazione che sembra ben lungi dall’essere risolta: infatti anche questa estate, puntualmente, si sono riaccesi i roghi in giro per l’Italia che – con un copione tristemente ripetitivo – hanno colpito con netta prevalenza le regioni del Meridione.

Si è visto nel corso degli anni che concentrarsi sull’emergenza estiva o su singole cause non è sufficiente. Occorre una visione integrata che va dalle cause di innesco alla prevenzione, dalla gestione del territorio ai cambiamenti climatici globali.

La distribuzione geografica degli incendi boschivi

La distribuzione geografica degli incendi in Italia mostra una chiara concentrazione nelle regioni meridionali.

Nel 2024, Sicilia, Calabria e Sardegna hanno rappresentato collettivamente oltre il 66% della superficie forestale totale italiana interessata da grandi incendi.

Incendi boschivi per Regione (tabella Legambiente)

Analizzando i dati del 2023, l’ISPRA ha riportato oltre 69.000 ettari di territorio interessati, con la Sicilia (75%) e la Calabria (17%) come regioni maggiormente colpite.

Il 2021 è stato un anno particolarmente devastante, con l’Italia che si è classificata come il paese dell’UE più duramente colpito, registrando 159.537 ettari bruciati, quasi il triplo rispetto all’anno precedente, e un impatto sproporzionato sulle regioni meridionali.

Incendi e criminalità

I dati raccolti ed elaborati da Legambiente dal 2006 al 2024 evidenziano l’accertamento di 98.986 reati, di cui il 51,9% nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa.

Secondo l’ultimo Rapporto Ecomafia, nel 2024 sono stati 3.239 i reati (incendi boschivi e di vegetazione, dolosi, colposi e generici in Italia) contestati dalle forze dell’ordine, Carabinieri forestali e Corpi forestali regionali (in calo del 12,2% rispetto al 2023).

Sono 459 le persone denunciate (-2,1% rispetto al 2023), 14 quelle arrestate (+16,7% rispetto al 2023).

Il dettaglio delle notizie di reato conferma la prevalenza degli incendi di natura dolosa (1.197 su 2.612, pari al 45,8%), purtroppo per il 95% contro ignoti.

Sempre di origine prevalentemente dolosa sono le notizie di reato relative a incendi di vegetazione non boschiva, 294 su 423, pari a circa il 70%, anche in questo caso quasi sempre contro ignoti.

Questi dati evidenziano una vulnerabilità strutturale e ricorrente di alcune aree del paese, che richiede interventi specifici e continuativi.

Cambiamento climatico e aumento dei rischi naturali

Il cambiamento climatico sicuramente amplifica il rischio di incendi boschivi: la siccità prolunga la stagione degli incendi e l’incremento dei fulmini aumenta il rischio di inneschi naturali.

Le foreste svolgono un ruolo cruciale nella mitigazione degli effetti climatici. Il bacino del Mediterraneo – e l’Italia in particolare – è particolarmente vulnerabile: la maggiore frequenza e intensità di eventi estremi come ondate di calore e siccità causano impatti significativi sugli ecosistemi forestali e sulle economie locali.

Considerando il nuovo scenario climatico, è quindi urgente che l’Italia attivi strategie innovative di pianificazione e gestione del patrimonio boschivo, oltre a sistemi efficaci di previsione per proteggere e rafforzare la resilienza degli ecosistemi forestali e mitigare il rischio di incendi.

Lo stress idrico indebolisce gli alberi

Da un punto di vista generale, i lunghi periodi di siccità e la riduzione delle precipitazioni compromettono la struttura, la composizione e la resilienza delle foreste. Inoltre, lo stress idrico prolungato rende gli alberi più suscettibili a parassiti, malattie e incendi.

Gli incendi estremi, in aumento a livello globale, sono estremamente distruttivi e difficili da domare, con elevatissimi costi ambientali, sociali ed economici.

Secondo Legambiente, si dovrebbe aggiornare anche la terminologia: più che di incendi boschivi si dovrebbe parlare di incendi rurali o incendi nello spazio rurale. Infatti, accanto alle aree boscate colpite dal fuoco, vi sono porzioni quasi altrettanto estese di spazi agricoli e di interfaccia di vario tipo.

I principali fattori di vulnerabilità

Come si è detto, il cambiamento climatico è un fattore di grave criticità per gli ecosistemi forestali.

La regione Mediterranea, e l’Italia in particolare, sono particolarmente vulnerabili ai fenomeni estremi che, sommati agli incendi, rischiano di compromettere i nostri ecosistemi forestali.

Tra i rischi naturali, il rapporto di Legambiente indica i seguenti:

Deforestazione: la deforestazione può provocare gravi impatti negativi sulla biodiversità forestale. La FAO ha stimato che ogni anno si perdono 13 milioni di ettari di foreste a causa della deforestazione, di cui sono in gran parte responsabili l’agricoltura e l’allevamento.

Parassiti e malattie: insetti e funghi possono attaccare gli alberi indeboliti da stress ambientali, causando defogliazione, deperimento e morte.

Tempeste: uragani, tifoni e tempeste di vento possono causare danni significativi agli alberi, provocando schianti, sradicamenti e fratture.

Siccità: periodi prolungati di siccità possono stressare gli alberi, rendendoli più vulnerabili a parassiti, malattie e incendi.

Inondazioni: le inondazioni possono causare l’annegamento degli alberi, l’erosione del suolo e la deposizione di sedimenti, alterando la composizione del suolo e l’habitat acquatico.

Incendi: gli incendi boschivi, innescati da cause naturali o antropiche, possono distruggere vaste aree forestali, uccidere la fauna selvatica e diminuire la produttività e la quantità di carbonio che viene sequestrata dall’atmosfera. Inoltre, contribuiscono al rilascio di anidride carbonica nell’atmosfera, incidendo negativamente sulla concentrazione di gas serra.

Le cause degli incendi boschivi

Le cause degli incendi boschivi sono molteplici e spesso interconnesse.

  • Molti incendi hanno cause antropiche, sia accidentali che dolose, dovute a comportamenti errati o intenzionali.
  • L’abbandono delle aree rurali porta a un accumulo di biomassa forestale non gestita e quindi più a rischio.
  • L’incremento delle aree di interfaccia tra insediamenti urbani e zone boscate, dove la scarsa manutenzione di questi spazi e delle infrastrutture stradali aumenta il pericolo.
  • I cambiamenti climatici favoriscono ondate di calore e siccità prolungate. Questi fenomeni, sommandosi agli altri fattori descritti, accrescono notevolmente la vulnerabilità degli ecosistemi e dei paesaggi forestali, rendendo complessivamente il territorio più infiammabile.
  • Nonostante la gravità del reato di incendio boschivo, l’individuazione dei responsabili rimane difficile, come dimostra il numero esiguo di arresti.

Gli impatti

Gli impatti ecologici degli incendi alterano gli equilibri naturali e compromettono la resilienza degli ecosistemi.

Tra le conseguenze più immediate e devastanti ci sono la perdita di biodiversità e la distruzione di habitat. In particolare, un singolo incendio può eliminare le specie con areali geografici limitati.

Non meno grave è la distruzione della copertura forestale che altera i cicli idrologici e riduce la permeabilità del suolo, rendendolo più suscettibile a erosione e frane in caso di precipitazioni intense.

Gli incendi boschivi rilasciano grandi quantità considerevoli di gas climalteranti, pertanto contribuiscono ai cambiamenti climatici e alterano il ciclo globale del carbonio.

Le perdite per il settore agricolo sono ingenti. Nel 2017, siccità e condizioni meteorologiche avverse hanno provocato circa 2 miliardi di euro di perdite. Gli incendi del 2021 hanno danneggiato oltre 20mila ettari di terreno agricolo.

Ripercussioni indirette si hanno anche nel settore turistico.

Le conseguenze dirette degli incendi boschivi sulle persone

Quando si verificano incendi gravi, la morte sembra la conseguenza più grave. In realtà, l’esposizione diffusa e prolungata al fumo rappresenta una crisi di salute pubblica significativa, ma sottostimata.

Tra l’altro, l’inquinamento da fumo può viaggiare per centinaia di chilometri minacciando in maniera nascosta anche la salute delle persone che vivono lontano dal luogo dell’incendio.

I danni socio-economici degli incendi sono evidenti sulle attività produttive. Quando il fenomeno interessa i territori al confine tra i sistemi rurali e/o boschivi dove sono presenti abitazioni, infrastrutture urbanizzate, siti commerciali, industriali, energetici e le reti per il trasporto, si parla di “incendi di interfaccia”.

La prevenzione è fondamentale

Per Legambiente la prevenzione è l’unica strategia per combattere gli incendi boschivi.

Afferma Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente: «Per contrastare gli incendi boschivi bisogna puntare sulla prevenzione attraverso una gestione territoriale efficace, che includa l’uso ecologicamente sostenibile delle risorse agro-silvo-pastorali.

Ma è anche fondamentale promuovere e remunerare i servizi ecosistemici, sostenendo e rivitalizzando le comunità rurali nelle aree interne e montane affinché possano riappropriarsi di una funzione di presidio territoriale.

Allo stesso tempo è importante applicare la normativa vigente per arginare qualsiasi ipotesi di speculazione futura sulle aree percorse dal fuoco, attuare e aggiornare il catasto delle aree percorse dal fuoco ed estendere le pene previste per il reato di incendio boschivo a qualsiasi rogo. È cruciale rafforzare le attività investigative per individuare i diversi interessi che spingono ad appiccare il fuoco, anche in modo reiterato. L’analisi approfondita dei luoghi colpiti e dei punti d’innesco accertati può costruire una mappa investigativa essenziale per risalire ai responsabili».

Cosa si fa in Europa e in Italia

Una gestione efficace degli incendi boschivi deve integrare prevenzione, rilevamento, monitoraggio e lotta attiva.

Il rilevamento tempestivo permette di limitare estensione e gravità degli incendi. A questo scopo i sistemi di allerta precoce sono spesso integrati con reti telematiche modulari che connettono i punti di avvistamento periferici ai centri operativi regionali.

In Europa e in Italia il sistema integra piattaforme a livello continentale, iniziative nazionali governative e non governative e nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale e le app di citizen science.

Fra le tecnologie di monitoraggio, i satelliti esistono dagli anni Settanta. Permettono il monitoraggio in tempo reale degli incendi boschivi e del loro confine grazie a immagini satellitari e modelli di intelligenza artificiale.

I droni sono in costante miglioramento per la rilevazione precoce e la perimetrazione degli incendi boschivi.

Sensori e reti IoT hanno capacità di rilevamento altamente sensibili e rapide.

Sono inoltre attive diverse piattaforme e iniziative sia in Italia che in Europa.

Tra le buone pratiche, Italia in fumo cita 5 esempi replicabili a livello nazionale:

  • “Fire smart community e fire smart territory”
  • il progettista del fuoco prescritto
  • la pianificazione integrata in Piemonte
  • i Piani specifici di prevenzione (PSP) della Regione Toscana
  • le infrastrutture digitali INWIT che utilizzano e torri di telecomunicazione per il monitoraggio ambientale, la tutela della biodiversità e la prevenzione degli incendi boschivi.

Uno sguardo al futuro

L’Italia ha fatto passi avanti nella legislazione, ha aggiornato le norme e rafforzato le pene per i responsabili nonché promosso la prevenzione attraverso la pianificazione territoriale e la gestione del paesaggio.

Tuttavia permangono le criticità, prima fra tutte la frammentazione delle competenze fra Stato, Regioni ed enti locali che rallenta l’attuazione di strategie integrate e a lungo termine.

La complessità burocratica, che rende difficile garantire una gestione capillare del territorio, è un freno anche quando si tratta di prevenzione.

A questa si affiancano negativamente anche una scarsa consapevolezza civica e una cultura della prevenzione ancora troppo debole.

La normativa, pur ambiziosa, talvolta non viene applicata per la lentezza dei processi autorizzativi e per la carenza di personale formato e di mezzi adeguati.

Lo stanziamento dei fondi, presente nei bilanci, si rivela spesso insufficiente.

Le proposte di Legambiente

A conclusione di un dettagliato rapporto che evidenzia i problemi nella prevenzione e gestione degli incendi boschivi, Legambiente avanza avanzare 12 proposte per contrastare efficacemente il fenomeno degli incendi boschivi e promuovere la cultura della prevenzione:

  • Migliorare il coordinamento istituzionale per il governo integrato degli incendi boschivi e coinvolgere le istituzioni competenti per la gestione forestale.
  • Integrare le strategie di adattamento con la pianificazione forestale e quella antincendio boschivo.
  • Garantire la gestione sostenibile delle zone rurali per ridurre il rischio di incendio.
  • Adottare il pascolo prescritto per la prevenzione degli incendi.
  • Coinvolgere i cittadini e le comunità locali: Fire smart community e Fire smart territory.
  • Garantire dati e statistiche aggiornate e l’adozione del catasto delle aree percorse dal fuoco.
  • Favorire il ripristino ecologico e funzionale delle aree percorse dal fuoco
  • Integrare la pianificazione urbanistica con la prevenzione degli incendi boschivi.
  • Potenziare i presidi dello Stato nella lotta agli incendi boschivi.
  • Estendere le pene previste per il reato di incendio boschivo a qualunque tipologia di incendio.
  • Migliorare l’applicazione delle norme contro gli incendi boschivi.
  • Rafforzare i divieti previsti dalle norme nazionali e regionali.
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About Author / Isabella Ceccarini

Europeista sostenitrice dell’Italia, non ama i confini mentali e geografici. Di formazione umanistica, è curiosa delle novità e affascinata dalla contaminazione tra saperi diversi. Giornalista da più di trent’anni, ha lavorato a lungo come caporedattore per un trimestrale di politica universitaria e ricerca. Ha scritto a quattro mani il libro Perché l’università. Riflessioni sull’etica del sapere che raccoglie pensieri e interviste a esponenti di spicco del mondo dell’istruzione superiore e di organizzazioni internazionali. Ha collaborato con diverse case editrici alla stesura di libri e cataloghi per mostre ed eventi occupandosi di progettazione e coordinamento editoriale. È attenta ai temi etici di cui ha scritto per il mensile della Società San Vincenzo de’ Paoli e ha fatto parte della giuria del Premio letterario Città di Castello nella sezione riservata ai giovani. Organizza e modera tavole rotonde su temi che spaziano dalla salute all’agricoltura, nonché corsi di formazione per i giornalisti. Ha ideato e condotto due eventi per il format #leparolevalgono di Treccani. Dal 2017 è entrata a far parte del team di Rinnovabili dove si dedica in particolare all’agrifood ma ama anche allungare lo sguardo ai temi ambientali. Per Rinnovabili progetta e conduce Agrifood Forum, evento annuale sulla sostenibilità alimentare.