Almeno 18 Ministri dell'Agricoltura del blocco dei 27 avrebbero scritto alla Commissione Ue per chiedere di non applicare le norme ai Paesi identificati come a rischio basso di deforestazione.

Molti Paesi europei avrebbero chiesto altre modifiche alla legge anti deforestazione dell’Ue, stando a una lettera visionata dall’agenzia Reuters. I Paesi Ue affermano che la legge prevede delle condizioni impossibili da rispettare per i produttori europei, condizioni tali da metterli in una situazione di svantaggio competitivo.
La legge sulla deforestazione, la prima al mondo di questo tipo, dovrebbe entrare in vigore a partire da dicembre 2025 e metà 2026, dopo un anno di ritardo. Il regolamento ha l’obiettivo di contrastare il 10% della deforestazione causata dal consumo europeo di alimenti importati come soia, carne di manzo, olio di palma e altri prodotti alimentari. In base alle nuove norme, gli operatori che immettono sul mercato dell’Ue tali beni dovranno fornire la prova che questi non hanno contribuito alla distruzione delle foreste. L’applicazione è prevista dal 30 dicembre 2025 per medie e grandi aziende, mentre le micro e le piccole imprese potranno adeguarsi fino al 30 giugno 2026.
L’abbattimento delle foreste è considerato una delle cause principali del riscaldamento globale. Mentre l’Europa è alle prese con le conseguenze sempre più evidenti del peggioramento del clima, viene chiaramente meno la volontà politica di agire a difesa dell’ambiente. I governi europei si lamentano dei costi finanziari della legge, puntando a demolirla completamente.
Il sabotaggio della legge anti deforestazione dell’Ue
Almeno 18 Ministri dell’Agricoltura del blocco dei 27 avrebbero scritto alla Commissione Ue per chiedere di non applicare le norme ai Paesi identificati come a rischio basso di deforestazione. Il documento sarebbe stato sottoscritto da Italia, Austria, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Finlandia, Ungheria, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia e Svezia. Il desiderio di tali Paesi sarebbe ritardare ancora l’entrata in vigore del regolamento, per permettere un’ulteriore semplificazione delle norme.
A inizio luglio anche Mondelez, azienda produttrice di cioccolato, aveva sollecitato il rinvio di un altro anno del regolamento. L’azienda ha fatto sapere di sostenere in linea di principio il provvedimento ma ha esortato i responsabili politici dell’Unione a tenere conto delle “realtà concrete”. Già a fine maggio un gruppo di 11 Paesi aveva chiesto a Bruxelles di ammorbidire le norme previste e di rimandare di nuovo l’applicazione del provvedimento.
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Secondo il WWF, con la scusa di alleggerire gli oneri amministrativi, le richieste dei Paesi Ue equivalgono a un chiaro tentativo di sabotare una delle leggi ambientali più importanti dell’Unione, prima ancora della sua attuazione. “L’affermazione che il regolamento sia eccessivamente oneroso per i piccoli agricoltori e i proprietari forestali è mera speculazione – si legge in una nota dell’organizzazione. – Tutti i Paesi dell’Ue rientrano nella categoria a basso rischio, con meno obblighi per le aziende e ancora meno per i piccoli agricoltori e proprietari forestali“.
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