Dalla COP 30 di Belém un nuovo rapporto ONU mette in guardia dagli effetti di una domanda di aria condizionata in costante crescita. E suggerisce un "percorso di raffrescamento sostenibile" più equo, efficiente e amico del clima

Il Global Cooling Watch Report 2025
Le ondate di calore rappresentano un rischio climatico sempre più letale. Nel 2024 solo in Europa si sono verificati oltre 62.700 decessi correlati al caldo, rendendo la domanda di raffrescamento una delle sfide sociali più urgenti. Sfida che porta con sé diverse implicazioni sul piano energetico, economico ed emissivo, impossibili da risolvere semplicemente con l’uso dell’aria condizionata.
Il perché lo ribadisce il nuovo rapporto dell’Agenzia ambientale delle Nazioni Unite (UNEP) presentato in occasione della COP30 sui cambiamenti climatici di Belém. Parliamo della seconda edizione del Global Cooling Watch Report, osservatorio puntuale della “corsa al refrigerio” e degli strumenti a nostra disposizione per affrontare la futura crisi delle temperature.
La crisi climatica cerca refrigerio
La parola crisi non è usata con leggerezza. Gli ultimi documenti pubblicati a sostegno dei negoziati climatici in Brasile ci dicono che il Pianeta è ancora sulla rotta per un aumento delle temperature di 2,6°C rispetto ai livelli preindustriali, valore che farebbe oltrepassare diversi tipping point (punti di non ritorno) per il clima terrestre.
Il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) prevede che la percentuale della popolazione mondiale esposta a stress termico letale potrebbe salire dal circa 30% attuale a un intervallo tra il 48% e il 76% entro la fine del secolo, a seconda dei livelli di riscaldamento futuri.
E si tratta di un futuro molto vicino dal momento che già oggi 195 Paesi nel mondo hanno visto raddoppiare i loro giorni di caldo estremo e 4 miliardi di persone hanno sperimentato almeno 30 giornate in più di temperature sopra la norma. Non solo. L’impatto del caldo è intensificato dall’umidità – altro trend in crescita – che impedendo l’evaporazione del sudore, aumenta il rischio di colpi di calore e disidratazione.
I trend della domanda di raffrescamento
Le previsioni dell’UNEP stimano che, con le tendenze climatiche attuali e l’attuale crescita demografica, la domanda di raffrescamento globale triplicherà entro il 2050. Due i driver principali: il fabbisogno degli spazi residenziali e commerciali e quello della catena del freddo per alimenti e medicinali.
Nel dettaglio, con l’aumento delle temperature globali verso i 2°C, il maggiore aumento assoluto della richiesta di raffrescamento si verificherà nei Paesi africani. Tuttavia, l‘aumento relativo più rapido, indice di una mancanza di preparazione strutturale, è previsto nella regione europea.
Questo boom potrebbe avere a sua volta netti effetti a livello climatico. Con il mix attuale e un crescente ricorso all’aria condizionata come prima soluzione alle ondate di caldo, le emissioni del settore arriverebbero a quota 7,2 miliardi di tonnellate di CO2.
Cosa ancora più importante: il refrigerio non sarebbe per tutti. Oggi la cooling poverty rimane un problema diffuso e ben 3 miliardi di persone potrebbero non aver accesso a nessuna forma di raffreddamento neppure nel 2050.
Una risposta sostenibile alla domanda di raffrescamento
“Dato che le ondate di calore con effetti letali diventano più frequenti ed estreme, le soluzioni di raffrescamento devono essere considerate un’infrastruttura essenziale, come l’acqua, l’energia e i servizi igienico-sanitari”, ha affermato Inger Andersen, Direttore Esecutivo dell’UNEP. “Ma non possiamo uscire dalla crisi del caldo ricorrendo all’aria condizionata, dal momento che aumenterebbe le emissioni di gas serra e i costi”.
Come fare dunque per garantire un accesso universale al fresco senza aumentare l’impatto sul clima? L’UNEP risponde alla domanda con il Sustainable Cooling Pathway, un percorso “universale” fatto di soluzioni efficienti dal punto di vista energetico e basate sulla natura.
Il Sustainable Cooling Pathway
Questo percorso combina strategie diverse dando priorità agli strumenti passivi, ossia a zero energia.
- Raffrescamento passivo: rappresenta l’approccio più equo e cruciale per la resilienza termica delle popolazioni vulnerabili. Include superfici riflettenti, isolamento, ventilazione, infrastrutture verdi. Nelle aree urbane, queste strategie possono ridurre le emissioni fino al 25%.
- Sistemi a bassa energia: Ventilatori ad alta efficienza e raffreddatori evaporativi offrono un’ulteriore riduzione delle emissioni del 20% e sono vitali per le popolazioni senza un accesso affidabile all’elettricità.
- Sistemi ibridi: Combinano ventilatori con sistemi di aria condizionata.
- Infrastrutture per il freddo: lo sviluppo di reti e impianti di stoccaggio del freddo alimentati da energia pulita (es. refrigerazione solare) è essenziale per comparti quali la sanità, l’agricoltura e la distribuzione alimentare.
Infine il rapporto sottolinea come sia essenziale adottare tecnologie che utilizzano refrigeranti a basso potenziale di riscaldamento globale (GWP) per ridurre anche le emissioni dirette.
I benefici che una simile strategia comporterebbe, parlano da soli. Tali soluzioni non sono solamente facili da implementare e per lo più altamente accessibili, ma potrebbero anche far risparmiare 17.000 miliardi di dollari in costi energetici cumulativi fino al 2050. Non solo. Agire sulla domanda elettrica del raffrescamento significherebbe evitare fino a 26.000 miliardi di dollari in nuovi investimenti nella rete. E anche quegli “ultimi” 3 miliardi di persone potrebbero garantirsi un domani sopportabile
“Non abbiamo scuse – ha chiosato Andersen – è ora di sconfiggere il caldo”.












