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COP30: l’abbandono dei combustibili fossili non compare nella bozza di accordo

Fino a questo momento gli Stati non hanno trovato un accodo per sviluppare un piano globale e una tabella di marcia per consentire l'abbandono graduale delle fonti fossili.

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19.11.2025 – Belém – Brazilian President Luiz Inácio Lula da Silva, speaks during a speech next to COP30 President André Corrêa do Lago and COP 30 CEO, Ana Toni during the 30th Conference of the Parties (COP30). Photo by Ueslei Marcelino/COP30

Nella bozza di accordo finale della COP30 l’abbandono dei combustibili fossili non compare. La presidenza del vertice, ossia il Governo brasiliano, nelle prime ore del 21 novembre ha diffuso una bozza che contiene la proposta di accordo finale del summit sul clima di quest’anno. Nel testo non figura alcun riferimento alla necessità di sviluppare un piano globale per l’abbandono delle fonti fossili. Il tema è molto controverso e ha diviso le delegazioni dei quasi 200 Paesi riuniti a Belém.

Molti Paesi, tra cui Germania, Kenya e Stati insulari, hanno insistito sul punto di definire una “roadmap” sui passi da compiere a livello nazionale e globale per rispettare la promessa fatta alla COP28. Per la prima volta nella storia delle COP, due anni fa un accordo finale menzionava la necessità di abbandonare i combustibili fossili. Purtroppo, però, come ogni decisione presa al vertice, l’impegno non aveva valore vincolante.

Alla COP30 l’abbandono dei combustibili fossili non previsto

I Governi favorevoli all’eliminazione graduale dei combustibili fossili avevano minacciato di bloccare qualsiasi accordo che non includesse questo tema, ponendo la questione come una vera e propria linea rossa. E in effetti in una prima versione della bozza di accordo, circolata a inizio di questa settimana, c’erano diverse opzioni sul tema del phase out delle fonti fossili. Tuttavia, gli Stati produttori di petrolio, come Arabia Saudita, Russia e Iran, si sarebbero opposti e nell’ultima versione della bozza sulle conclusioni del vertice il riferimento alla transizione dai combustibili fossili sarebbe stato eliminato del tutto.

La lettera indirizzata alla presidenza brasiliana

Secondo quanto rivelato dal Guardian, il Brasile avrebbe deciso di abbandonare il testo di risoluzione in nome del consenso e di fronte all’opposizione di alcuni Stati petroliferi e di altri grandi consumatori di combustibili fossili, come l’India. Lo scontro sulla transizione si è acuito giovedì sera, quando un gruppo di 29 Paesi ha sottoscritto una lettera molto dura nei confronti del Brasile, in quanto detiene la presidenza della COP. La lettera chiedeva di includere una tabella di marcia nel documento finale sull’esito dei colloqui.

Il Guardian ha appreso che tra i firmatari della lettera c’erano: Austria, Belgio, Cile, Colombia, Costa Rica, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Guatemala, Honduras, Islanda, Irlanda, Liechtenstein, Lussemburgo, Isole Marshall, Messico, Monaco, Paesi Bassi, Panama, Palau, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Vanuatu.

I colloqui si avviano alla chiusura ma è probabile che la disputa sulla transizione dai combustibili fossili prevalga. La bozza di accordo è ancora oggetto di negoziato e necessita dell’approvazione di quasi tutti gli Stati affinché possa dirsi adottato. La presidenza brasiliana ha proseguito le consultazioni con i principali blocchi anche dopo l’incendio divampato nella sede del vertice che ha interrotto i lavori per ore.

Restano da risolvere anche diverse altre questioni:

  • il problema dei piani climatici nazionali troppo deboli per limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C;
  • questioni di finanza, commercio e trasparenza;
  • quanti soldi andranno ai Paesi a basso reddito per aiutarli a sostenere l’adattamento ai cambiamenti climatici.

Finanza climatica e commercio

La bozza di documento conclusivo del vertice prevede anche di triplicare entro il 2030 gli sforzi globali per aiutare gli Stati vulnerabili ad adattarsi ai cambiamenti climatici rispetto ai livelli del 2025. Tuttavia, il testo non precisa se questi fondi dovrebbero arrivare direttamente dai Paesi ad alto reddito o da altre fonti, come banche di sviluppo o settore privato. Se il testo finale dovesse ripetere la stessa formulazione, l’accordo potrebbe deludere i Governi che sperano di ricevere più garanzie sull’impiego di risorse pubbliche in questo specifico ambito.

La bozza di accordo includerebbe anche la possibilità di avviare un dialogo ai prossimi tre vertici COP su clima e commercio, coinvolgendo Governi e altre organizzazioni, in primo luogo l’Organizzazione Mondiale del Commercio. Della possibilità di creare un ipotetico forum sul tema ne avevamo già scritto. La Cina, ad esempio, da tempo chiede che le questioni commerciali vengano affrontate anche durante i colloqui mondiali clima. Il Sudafrica e l’India, in particolare, vorrebbero sfruttare la piattaforma di dialogo per discutere delle politiche ambientali dell’Unione Europea, ritenute da loro contrarie al libero commercio e dannose per le economie in ascesa. 

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.