Lo studio evidenzia che le piogge estreme che scaricano molta acqua in un’ora stanno diventando sempre più frequenti in alcune zone d’Italia.

Aumento marcato degli eventi di pioggia molto intensa in alcune aree del Paese
Uno studio dell’Università Statale di Milano, realizzato in collaborazione con Consiglio Nazionale delle Ricerche, Norwegian Meteorological Institute e Ricerca sul Sistema Energetico (RSE S.p.A), ha ricostruito l’evoluzione delle precipitazioni orarie più intense in Italia avvenute tra il 1986 e il 2022. Dalla ricerca è emerso un incremento marcato degli eventi di pioggia molto intensa in alcune aree del Paese, soprattutto in estate e autunno. Lo studio fornisce informazioni fondamentali per la pianificazione della resilienza delle infrastrutture energetiche.
Eventi di pioggia oraria molto intensa quasi raddoppiati in 35 anni
Lo studio intitolato “Hourly Precipitation Patterns and Extremization over Italy using convection-permitting reanalysis data”, pubblicato sulla rivista scientifica Natural Hazards and Earth System Sciences (NHESS) nel gennaio 2026, analizza l’evoluzione storica delle piogge intense in Italia. La ricerca mostra che nel Paese gli eventi di pioggia oraria molto intensa sono quasi raddoppiati in 35 anni in particolare in estate e autunno.
A differenza di molti studi precedenti basati su dati giornalieri, questa ricerca si concentra sulla precipitazione oraria. Gli effetti del cambiamento climatico sono più evidenti negli eventi brevi e violentissimi, che spesso sfuggono alle medie giornaliere. Per studiare questi fenomeni gli autori hanno utilizzato il dataset MERIDA HRES, una rianalisi ad altissima risoluzione (4 km) in grado di simulare direttamente i processi convettivi temporali.
Lo studio evidenzia che le piogge estreme che scaricano molta acqua in un’ora stanno diventando sempre più frequenti in alcune zone d’Italia. I dati confermano l’estremizzazione delle precipitazioni: la quantità di pioggia totale annua non variare drasticamente ma cambia come piove. In diverse regioni italiane, il numero di eventi di pioggia oraria estrema è aumentato in modo significativo. L’aumento, inoltre, non è uniforme durante l’anno ma si concentra in stagioni specifiche a seconda dell’area geografica.
L’evoluzione storica degli eventi di pioggia molto intensa in Italia
Durante l’estate, l’incremento risulta particolarmente evidente nelle aree prealpine tra Piemonte e Valle d’Aosta, in Lombardia e in Alto Adige. In queste aree, considerando uno spazio di quasi 50×50 km, il numero medio di eventi estremi è passato da quasi dieci all’anno negli anni Novanta a oltre venti in anni più recenti.
Lo stesso criterio di analisi evidenzia un aumento significativo anche in autunno in alcune aree costiere della Liguria, del Mare Ionio e della Sardegna. In queste zone della penisola italiana da 2–3 episodi all’anno si è passati a superare la decina. La Calabria è una delle regioni del Sud con tendenze di incrementi particolarmente evidenti.
Per ciascuna area lo studio ha selezionato gli eventi estremi, ossia quelli che superano la media nel tempo dei valori massimi di precipitazione oraria registrati ogni anno in quella determinata zona. Infine, la ricerca ha permesso di identificare dove l’occorrenza degli eventi di pioggia estrema risulta in aumento rispetto ai decenni passati. Tale aumento, del resto, si nota in diverse parti del pianeta ed è un effetto del riscaldamento globale. Quest’ultimo contribuisce a rendere i mari più caldi, aumentando l’evaporazione, e porta l’atmosfera di trattenere una maggiore quantità di vapore ed energia. Nel loro insieme, tutti questi fattori possono determinare maggiori precipitazioni in tempi ridotti.
Rischi crescenti per territorio e infrastrutture
Gli autori sottolineano che l’aumento di queste “bombe d’acqua” orarie aumenta la probabilità di alluvioni, frane superficiali, mettendo in crisi i sistemi di drenaggio urbano, che spesso non sono idonei a gestire tali picchi di intensità.
“I risultati di questa ricerca contribuiscono alla comprensione degli effetti del cambiamento climatico sulle precipitazioni estreme in Italia e forniscono informazioni utili per le politiche di protezione civile, per la resilienza delle infrastrutture esistenti e la pianificazione di quelle future”, ha commentato Francesco Cavalleri, dottore di ricerca in Scienze Ambientali dell’Università degli Studi di Milano e primo autore dello studio.
“Il lavoro ha anche evidenziato l’importanza di integrare dati osservativi tradizionali e nuove forme di dati meteo-climatici, come le rianalisi, sfruttandone le potenzialità e valutandone attentamente le possibili limitazioni. Un utilizzo più diffuso di questi strumenti è di grande importanza perché permette di migliorare notevolmente la valutazione dei rischi legati a frane, alluvioni e altri fenomeni idrogeologici estremi” ha concluso Maurizio Maugeri, professore del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università degli Studi di Milano e coordinatore della ricerca per l’Università degli Studi di Milano.












