La Banca Mondiale stima che il valore di mercato del gas bruciato inutilmente nel solo 2025 sia pari a ben 54 miliardi di dollari.
Gas flaring, toccato il livello più alto dal 2019
I dati satellitari indicano che la pratica del flaring, la combustione a cielo aperto del gas naturale associato all’estrazione petrolifera, non soltanto persiste, ma è cresciuta per il terzo anno consecutivo dal 2023. Secondo l’ultimo Global Gas Flaring Tracker Report pubblicato a giugno 2026 dalla partnership GFMR (Global Flaring and Methane Reduction Partnership), guidata dalla Banca Mondiale, i volumi globali di gas bruciato in torcia sono saliti a 167 miliardi di metri cubi nel 2025(bcm), segnando un aumento del 6% rispetto ai 157 bcm del 2024. Quello del 2025 è il livello più alto registrato dal 2019.
I 167 bcm di gas bruciati in torcia nel 2025 superano il volume di GNL transitato nel Golfo Persico l’anno scorso, una quantità abbastanza vasta da poter essere paragonata al consumo di gas di tutta l’Africa, eppure anadata bruciata senza portare alcun beneficio.
Rispetto al 2012, il report relativo al 2025 ha evidenziato un aumento del 16 percento, ossia 23 bcm in più di gas bruciato in torcia. Quasi la metà di tale incremento (10 bcm) è avvenuta solo durante il 2025. Anche l’intensità del flaring, la quantità di gas associato bruciato in torcia per barile di petrolio prodotto, è cresciuta (quasi il 3 percento nel 2025).
Lo spreco enorme di gas nel 2025 è stato responsabile dell’immissione in atmosfera di 429 milioni di tonnellate di CO2 (sotto forma di metano incombusto) ed è un paradosso intollerabile in un’epoca in cui oltre mezzo miliardo di persone nei Paesi in via di sviluppo soffre ancora di povertà energetica.
I giganti dello spreco: dove si concentra il flaring a livello mondiale
L’attività di flaring a livello globale vede una forte concentrazione geografica. Una ristretta cerchia di Paesi è responsabile dell‘83% del gas bruciato in torcia in tutto il mondo, sebbene produca solo il 46% del petrolio di tutto il mondo. Questi nove Paesi: Russia, Iran, Iraq, Venezuela, Messico, Libia, Algeria, Nigeria e Stati Uniti, sono stati responsabili di più di quattro quinti delle perdite di gas del 2025.
La Russia riconquista il primato negativo: nel 2024 l’Iran si era posizionato in cima alla classifica globale davanti alla Russia. Tuttavia, nel 2025 la Russia ha registrato un deterioramento significativo, incrementando il proprio flaring del 9%. I maggiori aumenti di volume di torcia del Paese visti negli ultimi anni si sono verificati in particolare nella Siberia orientale. Nel 2025, questa regione ha contribuito al 56% del flaring totale della Russia.
Un altro dato allarmante riguarda il Messico. Tra i grandi produttori, il Messico ha registrato la crescita percentuale più alta nel 2025, segnando un balzo del 28% in volume di flaring. La causa di questo pessimo risultato sarebbero la mancanza di investimenti, le carenze infrastrutturali e le frequenti manutenzioni straordinarie nel complesso di Cantarell. Tutto questo ha fatto salire il Paese dal settimo posto del 2024 al sesto del 2025.
Il paradosso economico e la sicurezza energetica
La Banca Mondiale stima che il valore di mercato del gas bruciato inutilmente nel solo 2025 sia pari a ben 54 miliardi di dollari. L’Agenzia Internazionale dell’Energia ritiene che l’investimento iniziale complessivo necessario per eliminare del tutto il flaring a livello mondiale sia di 70 miliardi di dollari, che salgono a quasi 100 miliardi se si include l’abbattimento totale delle emissioni di metano. Tutto questo implica che il valore delle risorse sprecate in un solo anno copre quasi i tre quarti dell’intero costo infrastrutturale necessario per risolvere del tutto il problema.
Occorrono riforme politiche e regolamenti più severi
La persistenza del flaring non è legata a barriere tecnologiche ma ad ostacoli strutturali, mancanza di incentivi economici e carenza di volontà politica. Il report sottolinea preoccupanti tendenze all’aumento in Vietnam, negli Emirati Arabi Uniti e in Malesia. Al contrario, il Kazakistan prosegue il proprio percorso virtuoso. Il Paese ha tagliato il flaring dell’87% dal 2012. Gli Stati Uniti, inoltre, nel 2025 hanno registrato la maggiore riduzione assoluta. I risultati di questi due Stati dunque dimostrano che le soluzioni esistono e possono essere applicate. Serve, però, l’impegno a dispiegarle.
A soli quattro anni rimasti per raggiungere l’obiettivo globale dell’iniziativa Zero Routine Flaring by 2030 (ZRF), purtroppo, il divario tra la traiettoria attuale e l’eliminazione totale dello spreco si sta allargando. Ecco perché è diventato urgente un coordinamento tra Governi, istituzioni finanziarie e compagnie petrolifere.
| Rango (2025) | Paese | Volume 2025 (bcm) | Volume 2024 (bcm) | Variazione Assoluta (bcm) | Tendenza / Delta (%) |
|---|---|---|---|---|---|
| #1 | Russia | 30.2 | 27.7 | +2.5 | ↑ +9.0% (Peggiorato) |
| #2 | Iran | 29.9 | 28.5 | +1.4 | ↑ +5.0% (Peggiorato) |
| #3 | Iraq | 24.1 | N/D | N/D | Stabile nell’intensità |
| #4 | Venezuela | 13.5 | N/D | N/D | N/D |
| #5 | Libia | 9.8 | N/D | N/D | N/D |
| #6 | Messico | 9.6 | 7.5 | +2.1 | ↑ +28.0% (Peggiorato) |
| #7 | Algeria | 8.8 | N/D | N/D | N/D |
| #8 | Nigeria | 6.7 | 6.2 | +0.5 | ↑ +8.1% (Peggiorato) |
| #9 | Stati Uniti | 4.9 | 5.3 | -0.4 | ↓ -7.5% (Migliorato) |













