I dati sulla sostenibilità dimostrano che l'IA sta frenando la svolta green dei colossi tecnologici.

I dati recenti sull’inquinamento dei data center
I dati recenti sull’inquinamento dei data center dimostra che lo sviluppo dell’IA sta rendendo più difficile ai colossi tecnologici mantenere i propri obiettivi climatici. Le emissioni di gas serra di Amazon sono aumentate del 16% l’anno scorso, mentre quelle di Google sono cresciute del 18%. Per Google, è il maggiore incremento annuale mai registrato, dovuto in gran parte alla produzione di hardware per l’IA, come chip e server.
I colossi tecnologici pubblicano i dati sulla sostenibilità da diversi anni, Google lo fa dal 2016. Con il boom dell’IA, però, i rapporti annuali sono diventati una sorta di test sulle ambizioni climatiche. I data center di Google, per esempio, stanno diventando, sì, più efficienti ma questi progressi non bastano a equilibrare la rapida crescita dell’infrastruttura necessaria all’IA.
L’impatto ambientale di Amazon, invece, va ben oltre i data center per via delle operazioni logistiche e di vendita al dettaglio. Ecco perché il paragone deve tener presente della differenza di attività, ma un confronto è comunque utile ad accendere i riflettori sugli effetti della corsa all’IA per il clima. Tale boom sta attirando sempre più l’attenzione pubblica, anche per via dei crescenti consumi di energia e acqua dei data center.
La diffusione delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale comporta un impatto diretto e indiretto sulla qualità dell’aria. Per questo, l’inquinamento data center si misura su tre fattori: consumo energetico, le emissioni dirette dei generatori di emergenza e le emissioni indirette legate alla filiera tecnologica.
L’espansione dell’IA di Amazon spinge in alto le emissioni
Amazon sostiene di aver aggiunto più capacità di data center a livello globale rispetto a qualsiasi altra azienda nel corso del 2025, a fronte di un aumento del 34% della domanda di elettricità, e afferma di continuare a puntare sul miglioramento dell’efficienza. L’anno scorso le emissioni totali di Amazon hanno raggiunto la cifra di 80,85 milioni di tonnellate metriche di anidride carbonica equivalente, registrando appunto un aumento del 16% rispetto al 2024.
Per quanto riguarda l’intensità di carbonio, l’azienda riporta un incremento del 3% rispetto al 2024. Tuttavia, l’intensità di carbonio complessiva è diminuita del 38% rispetto al 2019. Le emissioni per unità spedita sono invece diminuite del 7% rispetto al 2024 e del 39% rispetto al 2019. Amazon dichiara anche di aver distribuito oltre 52.700 furgoni elettrici per le consegne, arrivando quasi a metà dell’obiettivo autoimposto di 100.000 furgoni elettrici entro il 2030.
Il boom dell’IA di Google fa impennare emissioni e consumo di energia
Google, invece, afferma che nel 2025 le emissioni totali sono aumentate del 18% rispetto al 2024, trainate principalmente dall’inedita espansione dell’IA. L’azienda si difende spiegando che le iniziative volte a migliorare l’efficienza e a utilizzare maggiore energia pulita continuano a evitare emissioni significative, a fronte di una domanda di elettricità salita del 37% nel 2025. Nel 2024 l’aumento era stato del 27%. Nel 2025 tale domanda è stata di 3,5 volte superiore rispetto al 2019.
Le emissioni generate dalla costruzione delle infrastrutture dei data center di Google hanno raggiunto circa 2,3 milioni di tonnellate di CO2, rappresentando il 20% delle emissioni totali “ambition-based” dello Scope 3. Nel 2025 le iniziative di Google avrebbero permesso di evitare oltre 58 milioni di tonnellate di CO2. Senza questi interventi, l’impronta di carbonio nel 2025 sarebbe stata cinque volte più grande, sostiene il rapporto di sostenibilità del 2026.
Google afferma inoltre di aver siglato accordi per un record di 12 gigawatt per la fornitura di energia pulita. Le emissioni legate all’energia sono diminuite del 3% rispetto al 2024, a fronte di un calo del 12% l’anno precedente.












