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L’efficienza energetica industriale nell’era del post-Superbonus

Il nuovo rapporto del Politecnico di Milano fotografa un mercato da 53-62 miliardi di euro. Crescono terziario e industria, rallenta il residenziale.

Efficienza energetica industriale, dopo la fine del Superbonus
Efficienza energetica industriale, dopo la fine del Superbonus – immagine realizzata con IA

Il mercato dell’efficienza energetica industriale cambia dopo la fine del Superbonus

L’efficienza energetica industriale e degli edifici in Italia cambia pelle. Il mercato continua a muovere miliardi di euro, ma cambia profondamente struttura dopo la fine del Superbonus e la rimodulazione degli incentivi.

A trainare gli investimenti non sono più le detrazioni straordinarie per il residenziale, bensì il terziario e il comparto industriale. Nel frattempo Bruxelles accelera sulla decarbonizzazione degli edifici e sulle emissioni incorporate dei materiali da costruzione.

È il quadro che emerge dall’Osservatorio Energy Efficiency & Green Building 2026 presentato al Politecnico di Milano. Il rapporto analizza il posizionamento italiano nel benchmark europeo, l’evoluzione degli investimenti, il ruolo delle ESCo, gli scenari per il patrimonio edilizio e le nuove norme europee sulla decarbonizzazione delle costruzioni.

Secondo il report, nel 2025 gli investimenti italiani nell’efficienza energetica hanno raggiunto 53-62 miliardi di euro. Il dato resta elevato, ma il mercato entra in una fase più selettiva e strutturale. La crescita non è più sostenuta da misure emergenziali, ma da esigenze industriali, competitività energetica e nuovi obblighi normativi europei.

Efficienza energetica industriale: l’Italia resta tra i Paesi più virtuosi

L’Osservatorio definisce quella italiana una situazione paradossale. Da un lato il Paese presenta alcuni degli indicatori migliori d’Europa. Dall’altro fatica ad accelerare sulla diffusione strutturale degli interventi.

L’Energy Intensity Index colloca infatti l’Italia tra i cinque Paesi europei più efficienti. Anche i consumi residenziali pro capite restano tra i più bassi del continente. Tuttavia il sistema di valutazione Odyssee-Mure assegna al Paese solo il diciottesimo posto tra i 27 Stati membri. Secondo il rapporto, il problema non riguarda tanto il punto di partenza quanto la capacità di mantenere continuità e velocità negli investimenti.

Il settore terziario rappresenta oggi una delle principali criticità. L’intensità energetica del comparto resta più elevata rispetto ad altri partner europei. Inoltre, tra il 2015 e il 2024, la riduzione dei consumi energetici è stata più lenta rispetto alla media UE. Un segnale che indica difficoltà nell’adozione su larga scala delle misure di efficientamento.

Investimenti: il terziario supera il residenziale

Il mercato italiano dell’efficienza energetica cambia geografia. Nel 2025 il comparto terziario è diventato il principale motore degli investimenti.

Secondo i dati del rapporto, gli investimenti previsti nel terziario si collocano tra 25 e 29 miliardi di euro, contro i 24-27 miliardi del residenziale. L’industria vale invece 2,5-3,2 miliardi, mentre la Pubblica Amministrazione si ferma a 2-2,8 miliardi di euro.

Il confronto con il 2024 evidenzia chiaramente il cambio di scenario. Il residenziale perde infatti quasi 10 miliardi di investimenti rispetto all’anno precedente. La causa principale è la conclusione del Superbonus. Parallelamente cresce l’industria, sostenuta soprattutto dal Piano Transizione 5.0 e dalla necessità di ridurre i costi energetici.

Nel settore pubblico pesa invece l’incertezza normativa. Il rapporto cita il caso del Conto Termico 3.0. Il 3 marzo 2026 il GSE ha sospeso temporaneamente il portale per l’elevato numero di richieste ricevute nel primo mese di operatività: oltre 2.200 domande per circa 1,3 miliardi di euro, superiori ai fondi disponibili. Dopo la riapertura del 13 aprile 2026, il plafond è stato rimodulato a 450 milioni di euro sia per la Pubblica Amministrazione sia per i privati.

Fotovoltaico e digitale guidano gli interventi industriali

Nella nuova fase della efficienza energetica industriale cambia anche la tipologia degli interventi.

Il fotovoltaico rappresenta ancora la tecnologia dominante. Secondo il report vale il 43,1% degli interventi realizzati dalle ESCo nell’industria. Seguono la cogenerazione con il 13,4%, il monitoraggio e l’automazione con l’8,9%, l’illuminazione con l’8,6% e i software per gestione e analisi dati con l’8,1%.

L’evoluzione prevista nei prossimi cinque anni mostra però un mercato più articolato. Accanto alla generazione elettrica cresce il peso di monitoraggio digitale, analisi dati, software energetici e ottimizzazione dei processi produttivi. L’obiettivo non è più soltanto produrre energia, ma migliorare le performance operative e ridurre i consumi in modo continuo.

Tra i principali driver degli investimenti emergono la possibilità di ridurre i consumi energetici, l’aumento della competitività e il caro energia. A questi si aggiungono gli obblighi normativi e la presenza di incentivi favorevoli. Più marginale invece il ruolo dell’accesso al credito, che secondo il rapporto pesa meno nelle scelte delle imprese.

Le ESCo cambiano modello operativo

Le Energy Service Company stanno modificando il proprio modello operativo.

Secondo il rapporto, la fase di realizzazione degli interventi rappresenta oggi circa il 22% del fatturato delle ESCo industriali ed è l’unica attività indicata in crescita dalla maggior parte degli operatori.

Nei prossimi cinque anni il peso delle attività di realizzazione dovrebbe salire ulteriormente fino al 32,7% del fatturato complessivo. Crescono anche consulenza, progettazione e gestione degli incentivi, mentre facility management e monitoraggio manterranno quote più contenute.

Sul fronte contrattuale prevalgono le formule che riducono il rischio per il cliente. Le imprese continuano a preferire soluzioni “chiavi in mano” ed EPC con rischio sostenuto dal fornitore, considerate meno complesse e più sicure dal punto di vista operativo e finanziario.

Il report segnala però che molte aziende industriali continuano a orientarsi verso l’acquisto diretto delle tecnologie piuttosto che verso modelli EPC più complessi. Nei prossimi cinque anni il 67% dei player industriali dovrebbe preferire l’acquisto della tecnologia accompagnato da servizi ausiliari, mentre solo il 22% continuerà a scegliere formule EPC.

Barriere normative e culturali frenano il mercato

Nonostante la crescita degli investimenti, il rapporto evidenzia numerosi ostacoli strutturali. Le principali criticità riguardano soprattutto l’incertezza normativa, la scarsa attenzione del management ai temi energetici, i tempi di ritorno degli investimenti considerati troppo lunghi e le difficoltà di accesso agli incentivi. Anche la mancanza di competenze specifiche e di risorse dedicate continua a rallentare la diffusione delle tecnologie per l’efficienza energetica.

Molte aziende industriali ritengono inoltre che le ESCo non abbiano competenze sufficientemente verticali sui processi produttivi. Pesano anche la necessità di garantire continuità operativa e le relazioni consolidate con i fornitori tecnologici già presenti negli impianti.

Per superare queste criticità, il rapporto suggerisce partnership tra ESCo e system integrator, maggiore specializzazione industriale, sviluppo di casi studio concreti e modelli contrattuali più flessibili, capaci di integrare consulenza, progettazione e supporto operativo.

Decarbonizzazione degli edifici: il ciclo di vita diventa centrale

La sfida della decarbonizzazione riguarda ormai tutta la filiera delle costruzioni. Non solo i consumi energetici durante l’uso degli edifici, ma anche le emissioni incorporate nei materiali, nei trasporti, nei cantieri e nelle fasi di demolizione.

Il rapporto introduce un approccio basato sul ciclo di vita completo dell’edificio. La valutazione considera produzione dei materiali, progettazione, costruzione, utilizzo e fine vita. Un modello che coinvolge studi di progettazione, produttori di materiali, imprese manifatturiere, operatori logistici, ESCo e società di gestione energetica.

La normativa europea sta accelerando questa trasformazione. Il rapporto richiama il sistema ETS ed ETS2, la direttiva RED III, il recast della direttiva EPBD IV e il meccanismo CBAM sul carbonio alle frontiere. Per la prima volta vengono introdotti limiti specifici anche per le emissioni incorporate nei materiali da costruzione.

Con la EPBD IV, l’Europa introduce inoltre nuovi standard energetici. Dal 2028 tutti gli edifici pubblici dovranno rispettare lo standard ZEB, mentre dal 2030 l’obbligo sarà esteso a tutti i nuovi edifici.

Un mercato destinato a crescere fino al 2030

Secondo l’Osservatorio, il mercato italiano dell’efficienza energetica continuerà ad ampliarsi fino al 2030. A sostenere la crescita saranno gli obiettivi climatici europei, l’aumento dei costi energetici, la maturazione tecnologica e i nuovi obblighi sugli edifici.

Il report evidenzia però una condizione essenziale: la stabilità normativa. Senza strumenti prevedibili e continui, il mercato rischia di alternare accelerazioni improvvise e bruschi rallentamenti, come già avvenuto con il Superbonus.

Per il sistema industriale italiano, l’efficienza energetica non rappresenta più soltanto una misura ambientale. Diventa una leva di competitività, resilienza energetica e riduzione dei costi produttivi in un contesto europeo sempre più regolato e orientato alla decarbonizzazione.

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About Author / Alessandro Petrone

Giornalista da oltre 20 anni, nel corso della sua carriera si è occupato di politica, economia, attualità e costume. È stato Caporedattore e Direttore Responsabile per una Casa Editrice che pubblica magazine generalisti in Italia, Germania, USA e Cina. Ha scritto e collaborato con aziende e media che si occupano di automotive, con particolare attenzione ai temi della mobilità sostenibile. Si è avvicinato al mondo dell’energia lavorando come ufficio stampa per multinazionali del settore. Da allora, si occupa assiduamente di temi legati alla transizione energetica, soprattutto nel settore automotive, e alle energie rinnovabili, scrivendo per La Repubblica, AdnKronos, 9 Colonne, The Post International. È altresì appassionato di tecnologia, informatica, fotografia e cucina con un passato da attivista LGBTQIA+.