Le importazioni di GNL nell'UE hanno raggiunto livelli record nel 2025, consolidando la dipendenza dagli Stati Uniti e aumentando l’esposizione ai rischi del mercato globale

Sicurezza energetica UE: il rapporto ACER sul mercato del GNL
Quando nel 2022 la crisi energetica ha costretto l’Unione Europea, volente o nolente, a fare a meno del gas naturale russo e a diversificare il più possibile i suoi rifornimenti, il Blocco ha usato poca lungimiranza. Oggi l’UE è divenuta il principale importatore di gas naturale liquefatto (GNL) a livello mondiale e ha consolidato una dipendenza strategica dagli Stati Uniti, fornitori di oltre la metà del GNL europeo.
Un passaggio che porta con sé una lunga lista di preoccupazioni sulla sicurezza energetica e sulla resilienza dell’Unione, messe in evidenza ieri anche dall’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione tra i regolatori dell’energia (ACER). In occasione del Consiglio informale dell’Energia, l’Agenzia ha presentato il suo Rapporto di monitoraggio 2026 sugli sviluppi del mercato europeo del GNL, documento che analizza le principali tendenze del settore e i rischi connessi, compresi quelli legati al conflitto in Medio Oriente.
Quello che emerge chiaramente dal report è come in questi quattro anni l’Unione abbia barattato una dipendenza per un’altra. E come quest’ultima abbia aperto le porte ad una nuova serie di problemi. Sì, perché a differenza del mercato del gas naturale via metanodotto, essenzialmente regionale e basato prevalentemente su contratti a lungo termine, quello del gas naturale liquefatto è globale (seppure frammentato) e si affida ad un mix tra contratti pluriennali e prezzi spot. Con tutti i rischi connessi ad un’eventuale concentrazione dell’offerta, volatilità dei prezzi spot o turbolenze geopolitiche.
Consumi di gas in Europa: quanto pesa l’import?
In seguito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, i Ventisette hanno ridotto il consumo di gas e diversificato le fonti energetiche per rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti. Le statistiche UE mostrano come tra il 2021 e il 2023, i consumi comunitari di gas siano calati del 20% passando da 413 miliardi di metri cubi a 331 miliardi di metri cubi. Tuttavia, nei due anni successivi, gli sforzi per ridurre la domanda si sono arrestati e oggi il conto si è fermato a 335 miliardi di metri cubi.
Cosa non è cambiato in tutto questo tempo? Il fabbisogno comunitario di gas dipende per oltre il 90% dalle importazioni. Semplicemente in questi anni la fornitura di carburante russo via gasdotto è stata progressivamente sostituita con il GNL, che ora rappresenta quasi la metà dell’offerta totale di gas. Per la precisione, nel corso del 2025 le importazioni di gas naturale liquefatto hanno raggiunto il record di 146 miliardi di metri cubi, rendendo l’Unione il principale importatore al mondo, davanti a Cina e Giappone.
Vale la pena sottolineare che in tutto ciò l’Europa sembra essersi persa per strada i suoi obiettivi di decarbonizzazione energetica. Come spiega l’Institute for Energy Economics & Financial Analysis, i consumi di gas 2025 sono risultati del 5% superiori al target fissato nel Fit for 55 e addirittura del 9% rispetto a quello del REPowerEU.
In tutto ciò salta subito all’occhio la geografia delle forniture di GNL. Complice l’aumentata domanda per riempire gli stoccaggi nell’inverno 2024-2025, l’import del gas naturale liquefatto statunitense è drasticamente aumentato. Al punto che oggi il carburante made in USA rappresenta il 58% delle importazioni di GNL dell’UE e il 25% del suo consumo totale di gas.
| Paese | Quota | Volume (mld mc) |
| USA | 58% | 84,68 |
| Russia | 14% | 20,44 |
| Qatar | 8% | 11,68 |
| Nigeria | 5% | 7,30 |
| Algeria | 5% | 7,30 |
| Norvegia | 2% | 2,92 |
| Trinidad | 2% | 2,92 |
| Altri | 6% | 8,76 |
| TOTALE | 100% | 146,00 |
I rischi della dipendenza dal GNL degli Stati Uniti
Inutile dire che l’elevata concentrazione delle forniture in un solo Paese solleva preoccupazioni sulla sicurezza energetica, soprattutto se si considera che la dipendenza dagli States è destinata a crescere ulteriormente con l’espansione della capacità di esportazione americana e l’addio definitivo al gas russo. Ma come sottolinea l’ACER, ci sono anche altri motivi di preoccupazione.
Gli impianti di liquefazione statunitensi sono essenzialmente concentrati nella regione della Costa del Golfo, area storicamente soggetta a uragani. Questa vulnerabilità naturale comporta un rischio concreto di interruzioni operative causate dal maltempo, che potrebbero influenzare significativamente la disponibilità di gas per il mercato europeo. Senza contare che la sicurezza dell’approvvigionamento dovrebbe essere anche alla luce delle relazioni geopolitiche, facendo tesoro della lezione impartita dalla Russia e dai suoi ricatti energetici.
Volatilità dei prezzi: l’impatto sul mercato spot
Anche l’esposizione alla volatilità dei prezzi rimane un problema non indifferente su cui il conflitto mediorientale ha acceso un grande riflettore. Una parte consistente del GNL usato in Europa viene infatti acquistata sul mercato spot, ipersensibile a concorrenza, geopolitica e meteo. La chiusura dello Stretto di Hormuz nel marzo 2026 ha rimosso dal mercato una capacità di esportazione equivalente a circa il 20% della fornitura globale di GNL proveniente da Qatar ed Emirati Arabi Uniti.
E sebbene il gas qatariota copra solo l’8% dell’import UE, questa improvvisa carenza ha intensificato la competizione globale tra acquirenti europei e asiatici per i carichi spot rimanenti, esercitando una forte pressione al rialzo sui prezzi.
Non solo. L’escalation del conflitto ha causato danni fisici alle linee di liquefazione 4 e 6 del complesso RasGas in Qatar, mettendo fuori servizio il 3% della capacità produttiva mondiale. Di conseguenza, sono state dichiarate clausole di “forza maggiore” sui contratti di fornitura, inclusi quelli verso Italia e Belgio, aumentando l’incertezza sulla disponibilità di gas e spingendo gli acquirenti verso il più costoso mercato spot.
GNL: cosa rischia oggi l’Europa?
Il pericolo più concreto è di trovarsi in una situazione di scarsità strutturale e prezzi elevati, dove l’unico meccanismo di bilanciamento rimasto sia la riduzione forzata dei consumi energetici. Quello che sappiamo per certo è che l’Unione è entrata nella stagione di riempimento 2026 con scorte al 28%, un livello significativamente inferiore alla media storica. E che la necessità di riempire le riserve nell’attuale mercato manterrà alta la pressione sui prezzi.












