Rinnovabili • maxxen-stoccaggio-bess-europa-transizione-energetica Rinnovabili • maxxen-stoccaggio-bess-europa-transizione-energetica

Lo stoccaggio europeo, costruito per il prossimo decennio della transizione energetica

In un mercato europeo dello stoccaggio energetico in rapida maturazione, la competitività si gioca sulla longevità, sulla tecnologia e sulla sostenibilità reale della catena del valore.

maxxen-stoccaggio-bess-europa-transizione-energetica
Via Depositphotos

Sistemi di accumulo europei, parla Ruben Valiente, Managing Director di Maxxen Energy AG

Non è più una questione di quanta energia rinnovabile siamo in grado di installare, ma di come sapremo immagazzinarla, gestirla e finanziarla nei prossimi trent’anni. In un mercato europeo dello stoccaggio energetico in rapida maturazione, spinto in Italia dalle attese aste MACSE di Terna e nel resto del continente dal Net-Zero Industry Act, la competitività si gioca sulla longevità, sulla tecnologia e sulla sostenibilità reale della catena del valore.

In questa intervista per Rinnovabili, Ruben Valiente, Managing Director di Maxxen Energy AG, traccia la rotta dei sistemi di accumulo a batteria (BESS) di nuova generazione. Dalla sede strategica di Zugo allo stabilimento d’avanguardia LEED Gold di Aydın, Valiente spiega come l’integrazione tra hardware ad alta efficienza, come il raffreddamento a liquido, intelligenza artificiale predittiva e logiche di economia circolare “second-life” rappresenti la chiave per garantire la bancabilità dei grandi progetti infrastrutturali e l’autonomia strategica del modello “Made in Europe”.


Valiente, potrebbe descrivere le vostre attività principali e fornirci qualche informazione sulle origini di Maxxen?

Maxxen è una piattaforma europea nata attorno a un’unica convinzione: la transizione energetica non sarà definita da quanta capacità rinnovabile installeremo, ma da quanto intelligentemente sapremo immagazzinare, distribuire e finanziare quell’energia su orizzonti temporali di venti o trent’anni.

Le nostre attività principali riguardano la progettazione, la produzione e l’integrazione fino al servizio per l’intero ciclo di vita di sistemi di accumulo di energia a batteria (BESS) per applicazioni utility-scale e industriali. Dalla nostra sede centrale di Zugo, in Svizzera, guidiamo l’ingegneria, la ricerca e sviluppo (R&S) e la strategia commerciale.

Ad Aydın, in Turchia, gestiamo uno stabilimento di 20.000 m² certificato LEED Gold con 5 GWh di capacità produttiva annua, alimentato al 100% da energia rinnovabile. Intorno all’hardware orbitano due livelli che definiscono sempre più il valore di un asset di stoccaggio: X-Core, la nostra piattaforma intelligente basata sull’intelligenza artificiale per il controllo in tempo reale e il funzionamento predittivo, e X-Care, la nostra struttura di servizi che garantisce le prestazioni e l’efficienza di carica/scarica (round-trip efficiency) fino a 25 anni.

Le nostre origini rispondono a una lacuna del mercato. Maxxen è stata creata sotto l’ombrello di Kontek Group, un player industriale europeo con 30 anni di storia e oltre 7 GW di competenze accumulate tra produzione, EPC/IPP e gestione degli asset.

Abbiamo constatato che il mercato europeo dello stoccaggio aveva bisogno di un partner che combinasse tre elementi raramente riscontrabili insieme: governance e standard ingegneristici europei, una produzione competitiva vicina alla domanda e la solidità di bilancio necessaria per sostenere in modo credibile garanzie di 25 anni. Maxxen è stata progettata per essere esattamente questo tipo di partner. Riteniamo che il prossimo decennio della transizione energetica sarà definito non solo dalla generazione rinnovabile, ma dall’intelligenza, dalla resilienza e dalla bancabilità dell’infrastruttura di stoccaggio che la sostiene. Questo è l’ambiente per cui Maxxen è stata creata“.

In che modo Maxxen supporta la transizione verso un futuro sostenibile e quali sono i vantaggi specifici di operare un’infrastruttura di produzione a impatto zero di carbonio?

La sostenibilità non è uno strato che aggiungiamo sopra il prodotto. È un principio di progettazione che attraversa la selezione delle celle, la produzione, la logistica e la gestione del fine vita. Lo stoccaggio è di per sé una tecnologia di decarbonizzazione — ogni MWh aggiuntivo distribuito sostituisce la generazione fossile ed evita il taglio dell’energia rinnovabile — ma la credibilità di questo contributo dipende in primo luogo dal modo in cui l’asset viene costruito.

La nostra fabbrica di Aydın è alimentata al 100% da elettricità rinnovabile e opera nell’ambito di un sistema di gestione dell’energia ISO 50001, oltre a ISO 9001, ISO 14001 e ISO 45001. È certificata LEED Gold, uno dei più alti standard internazionali per l’edilizia e le operazioni industriali sostenibili. Utilizziamo la chimica LFP priva di cobalto, pienamente conforme al Regolamento UE sulle batterie 2023/1542, a REACH e a RoHS. Inoltre, la nostra logistica DAP da fabbrica a sito — con unità spedite direttamente dallo stabilimento al sito del progetto senza trasbordi intermedi — riduce le emissioni di trasporto e le perdite di movimentazione rispetto ai modelli di spedizione tradizionali a più tappe.

I vantaggi di questo modello operativo sono concreti e si sommano nel tempo. Dal punto di vista ambientale, offriamo un’impronta di carbonio incorporata per MWh misurabilmente inferiore. Commercialmente, le utility, gli IPP e gli acquirenti aziendali richiedono sempre più dati di sostenibilità credibili; noi li forniamo come caratteristica integrata, non come un’aggiunta dell’ultimo minuto.

Strategicamente, questo ci allinea con la direzione della regolamentazione europea — la CSRD, il Net-Zero Industry Act, i criteri di resilienza nelle prossime aste di stoccaggio e il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) — e permette ai nostri clienti di difendere la sostenibilità dei loro progetti anche molto tempo dopo la messa in servizio. In Europa, i dati sulla sostenibilità stanno rapidamente diventando un requisito di finanziamento tanto quanto un requisito ambientale. La nostra infrastruttura è progettata per soddisfare contemporaneamente entrambe le aspettative“.

In che modo le vostre soluzioni di “seconda vita” contribuiscono all’economia energetica circolare?

Una batteria che raggiunge la fine della sua prima vita utile in un BESS utility-scale conserva in genere una quantità significativa della sua capacità originale. Inviare quelle celle direttamente al riciclo è tecnicamente possibile, ma spreca carbonio, capitale investito e materie prime strategiche, elementi, questi, che l’Europa non può permettersi di scartare.

Il nostro approccio consiste nel progettare il sistema pensando già alla seconda vita. L’architettura modulare, il monitoraggio accessibile a livello di singola cella, i dati trasparenti sullo stato di salute rilevati continuamente da X-Core e i formati standardizzati dei moduli sono ciò che rende la riconversione sicura ed economicamente sostenibile. Laddove le condizioni lo consentono, i moduli possono essere reimpiegati in applicazioni meno esigenti — sistemi C&I dietro il contatore (behind-the-meter), sistemi di accumulo per la ricarica dei veicoli elettrici, aggregazione residenziale, stoccaggio di backup — estendendo la loro vita produttiva di diversi anni prima che entrino nella filiera del riciclo.

Questo è rilevante per l’economia circolare sotto due aspetti. In primo luogo, riduce la domanda di litio primario, nichel e grafite, che rappresenta esattamente la vulnerabilità della catena di approvvigionamento che il Critical Raw Materials Act mira ad affrontare. Inoltre, migliora gli aspetti economici complessivi del progetto originale lungo il suo intero ciclo di vita, poiché il valore residuo alla fine della prima vita utile diventa un dato reale e finanziabile nel bilancio previsionale dell’asset. Il futuro dello stoccaggio non riguarderà solo la produzione di più batterie, ma l’utilizzo di ogni batteria, e di ogni elettrone, in modo più intelligente“.

In che modo Maxxen garantisce la conformità ai criteri “Made in Europe”?

Il “Made in Europe” è diventato ormai una categoria strategica e normativa. Il Net-Zero Industry Act, il Critical Raw Materials Act e i criteri di resilienza sempre più integrati nelle aste nazionali di stoccaggio premiano — e in alcuni casi richiedono — un contenuto europeo e una capacità produttiva europea verificabili.

La nostra presenza è progettata per questa realtà. Maxxen Energy AG ha sede a Zugo, in Svizzera, dove le nostre funzioni di ingegneria, R&S, governance e commerciali operano secondo gli standard europei. Il nostro stabilimento di produzione ad Aydın, in Turchia, si trova all’interno dell’Unione Doganale dell’UE, applica le norme tecniche e ambientali dell’UE ed è pienamente allineato alle certificazioni europee: IEC, CE, il Regolamento UE sulle batterie 2023/1542, REACH, RoHS, ISO 9001/14001/45001/50001 e LEED Gold. Intorno a questo nucleo, operiamo con team commerciali e di ingegneria sul campo nei nostri mercati europei prioritari, inclusa l’Italia.

Il punto fondamentale è che la resilienza europea non riguarda solo il luogo in cui viene assemblato il container. Riguarda l’intero ecosistema che circonda l’asset, ossia la catena di approvvigionamento, la governance, il supporto della garanzia, l’organizzazione del servizio, i flussi di dati, la logistica dei pezzi di ricambio. Abbiamo costruito ciascuno di questi livelli in Europa deliberatamente, in modo che quando i nostri clienti e i loro finanziatori sollevano la questione dell’autonomia strategica, la risposta sia chiara, tracciabile e difendibile”.

Dunque, la sostenibilità è profondamente integrata nel modello Maxxen, dalla produzione a impatto zero sul clima al supporto per l’intero ciclo di vita. A questo proposito, quali misure specifiche sono state implementate a livello di impianto?

Nel nostro stabilimento di Aydın, la sostenibilità è trattata come una disciplina operativa con obiettivi misurabili in ogni fase del processo produttivo.

La struttura è certificata LEED Gold, funziona al 100% con elettricità rinnovabile e opera secondo la norma ISO 50001 — il che significa che il consumo energetico viene continuamente monitorato, verificato e ottimizzato. La nostra architettura di produzione è una linea one-piece-flow ad automazione avanzata, che riduce lo spreco di materiale, l’intensità energetica per unità e i tassi di rilavorazione.

La qualità viene implementata a monte anziché essere intercettata a valle: ogni cella viene esaminata, ogni modulo testato e ogni container viene sottoposto a test di accettazione completi in fabbrica prima della spedizione, riducendo materialmente i guasti sul campo, e con essi le emissioni evitate di rispedizione, sostituzione e rilavorazione.

Estendiamo questa disciplina anche oltre i cancelli dello stabilimento. La logistica DAP da fabbrica a sito elimina i trasbordi intermedi e riduce le emissioni di trasporto. L’imballaggio è ottimizzato per il riutilizzo e la riciclabilità. Inoltre, i servizi per l’intero ciclo di vita di X-Care riducono al minimo gli interventi non pianificati attraverso la manutenzione predittiva, estendendo la vita dell’asset e riducendo il costo del carbonio incorporato per MWh erogato nell’arco di oltre vent’anni. La sostenibilità, nel nostro modello, è una catena di decisioni prese ogni giorno che si sommano lungo tutto il ciclo di vita”.

All’interno del vostro portafoglio prodotti, quali soluzioni sono attualmente più adatte per il mercato europeo?

L’Europa oggi ha due esigenze di stoccaggio che crescono in parallelo e il nostro portafoglio è costruito per rispondere a entrambe.

Per le applicazioni utility-scale — sistemi ibridi solare-più-stoccaggio, progetti merchant stand-alone, partecipazione al mercato della capacità e fornitura di servizi di rete ausiliari — il nostro punto di forza è la X-Series DC Box, un container raffreddato a liquido da 5 MWh basato su celle LFP da 314 Ah con un’efficienza di carica/scarica del 94%, abbinato alla MV Box nelle configurazioni da 2,5, 5 e 10 MW.

La MV Box offre funzionalità di grid-forming, black-start, distorsione armonica totale inferiore al 3% e un’interfaccia a media tensione personalizzabile da 6 a 35 kV in un unico skid pronto per i codici di rete. Questo è esattamente ciò che i TSO e i DSO europei si aspettano oggi dai nuovi asset di stoccaggio, ed è particolarmente rilevante in mercati come l’Italia, dove le aste MACSE di Terna e la profondità del mercato dei servizi di dispacciamento stanno guidando un cambio di passo nella diffusione di queste tecnologie.

Al di sopra dell’hardware si trova X-Core — la nostra piattaforma unificata BMS, EMS e PPC con dispacciamento basato su IA, manutenzione predittiva e integrazione fluida con EMS di terze parti, ottimizzatori e aggregatori di mercato. Infine, X-Care avvolge l’asset con garanzie di prestazione ed efficienza energetica fino a 25 anni. Il mercato europeo è maturato a tal punto che i clienti non vogliono acquistare solo un container, ma un contratto di prestazioni a 25 anni, supportato da obblighi finanziari e di servizio. Questo è ciò che il nostro portafoglio è costruito per offrire“.

Quali mercati europei offrono le opportunità più significative per lo stoccaggio utility-scale e quali sono i più promettenti per le installazioni commerciali e industriali (C&I)?

Per lo stoccaggio utility-scale, l’opportunità si concentra laddove si allineano quattro fattori: alta penetrazione delle rinnovabili, congestione della rete, mercati della flessibilità maturi e chiari meccanismi di ricavo.

L’Italia si trova alla guida di questo gruppo. Le aste di stoccaggio MACSE, la forte spinta di Terna per integrare l’accumulo nei servizi di sistema, l’ampio spread sul MGP tra le ore solari e il picco serale, e la consistente pipeline fotovoltaica in attesa di connessione rendono l‘Italia uno dei mercati di stoccaggio utility-scale strategicamente più importanti d’Europa per i prossimi cinque anni.

Seguono la Germania, con il suo profondo mercato dei servizi ausiliari e la crescente volatilità dei prezzi di sbilanciamento, e il Regno Unito, che rimane il mercato merchant più maturo. Spagna e Portogallo stanno accelerando rapidamente grazie alla penetrazione del fotovoltaico iberico e alle recenti aste dedicate allo stoccaggio. Grecia, Romania e Polonia stanno emergendo rapidamente man mano che i quadri normativi si cristallizzano.

Per il settore C&I, i fattori trainanti sono diversi: i livelli dei prezzi al dettaglio dell’elettricità, le strutture dei corrispettivi di potenza, i vincoli di connessione alla rete e i mandati aziendali di decarbonizzazione.

L’Italia è ancora una volta un mercato leader — in particolare nella produzione industriale, nella logistica, nella grande distribuzione alimentare e nei grandi asset commerciali, dove l’intensità energetica è elevata e l’ottimizzazione dell’autoconsumo genera risparmi significativi. Germania, Francia e Spagna sono altrettanto promettenti. In tutti questi mercati vediamo emergere una nuova classe di progetti bancabili behind-the-meter, spesso abbinati a impianti fotovoltaici in loco e strutture PPA. Per supportare questo segmento offriamo modelli commerciali che vanno oltre la vendita CAPEX — comprese le strutture OPEX X-Rental e X-Boost — in modo che i clienti possano implementare lo stoccaggio senza assorbire l’intero investimento iniziale“.

Come valuta gli sforzi dell’Unione Europea per supportare la flessibilità della rete e in quali aree ritiene che vi sia spazio per importanti miglioramenti?

L’Europa ha svolto il lavoro strategico. La riforma del disegno del mercato elettrico del 2024, il Net-Zero Industry Act, il piano d’azione dell’UE per le reti e il riconoscimento esplicito dello stoccaggio come risorsa di sistema anziché solo come unità di generazione o consumo sono tutti passi importanti. La direzione politica è chiara e corretta.

Il vincolo ora è l’esecuzione e vi sono tre aree in cui il divario tra ambizione e realizzazione è più visibile. In primo luogo, i tempi di autorizzazione e di connessione alla rete. In diversi mercati europei ci vuole ancora più tempo per connettere un progetto di stoccaggio completamente finanziato che per produrlo e installarlo. Questa è l’asimmetria sbagliata. Scadenze vincolanti, flussi di lavoro digitali e procedure armonizzate di sportello unico tra gli Stati membri sbloccherebbero quasi immediatamente gigawatt di capacità bloccata.

In secondo luogo, la chiarezza sulla combinazione dei flussi di ricavo. Lo stoccaggio partecipa contemporaneamente ai mercati della capacità, dell’energia e del bilanciamento, e le regole variano da un paese all’altro e talvolta cambiano di anno in anno. Gli investitori e i finanziatori hanno bisogno di quadri stabili e pluriennali per sottoscrivere debiti a lungo termine. In terzo luogo, l’esplicito riconoscimento dello stoccaggio nella pianificazione delle reti, sia di trasmissione che di distribuzione, in modo che le batterie siano trattate come infrastrutture flessibili in grado di differire costosi potenziamenti della rete.

L’Europa ha l’ambizione, la tecnologia e la base manifatturiera per guidare questa transizione”.

Nel settore dei BESS utility-scale, il raffreddamento a liquido sembra aver acquisito un vantaggio tecnologico rispetto al raffreddamento ad aria, promettendo una maggiore densità energetica e minori costi operativi. Potrebbe spiegare perché questa tecnologia è diventata essenziale per la bancabilità del progetto?

Il raffreddamento a liquido è diventato lo standard predefinito per i BESS utility-scale perché risolve il problema ingegneristico e finanziario più persistente nei grandi sistemi di stoccaggio stazionari: l’uniformità termica a lungo termine.

Le celle si degradano principalmente in funzione della temperatura e del gradiente termico. Il raffreddamento ad aria, anche se ben progettato, fatica a mantenere una stretta omogeneità termica su migliaia di celle in un container ad alta densità da 5 MWh, in particolare in climi caldi o in presenza di profili di cicli giornalieri esigenti.

Il raffreddamento a liquido, al contrario, può mantenere i delta di temperatura da cella a cella entro pochissimi gradi in tutto il campo operativo. Ciò comporta tre conseguenze dirette. La curva di degradazione diventa più piatta e molto più prevedibile, ed è questo che ci consente di sottoscrivere garanzie di prestazione e di efficienza di carica/scarica a 20 e 25 anni. L’efficienza di carica/scarica stessa migliora — la nostra X-Series DC Box offre un RTE del 94% — il che si traduce in ricavi energetici significativamente più elevati lungo l’intero ciclo di vita. Inoltre, i margini di sicurezza si restringono, poiché i punti caldi termici sono i precursori della maggior parte degli eventi di instabilità termica.

Per i finanziatori e gli investitori, l’analisi di bancabilità è semplice. Un sistema raffreddato a liquido con prestazioni termiche documentate, abbinato a una credibile garanzia a lungo termine sostenuta da un produttore finanziariamente solido, consente di modellare l’asset con un intervallo di confidenza molto più stretto su disponibilità, degradazione e costi operativi. In un mercato in cui il valore totale del ciclo di vita — e non il costo iniziale per MWh — determina la competitività, questa sicurezza è ciò che distingue un progetto che viene finanziato da uno che non lo è”.

About Author / La Redazione