Mentre il permitting arranca e il comparto attende la spinta dei regimi FER, la crescita annuale progredisce lentamente: entro la fine del 2026 attesi solo 600 MW di nuovi impianti eolici a terra, ma per rispettare il PNIEC dovrebbero essere oltre 2000 MW

La buona notizia? Grazie a 329 MW di nuove turbine, l’Italia è nella top ten dei paesi europei che hanno installato il maggior numero di impianti eolici nel primo semestre 2026. La cattiva? La quota è irrisoria, soprattutto se confrontata con gli obiettivi 2030 del PNIEC, e avrebbe bisogno di un’accelerazione di circa 5 volte il ritmo attuale.
A fare meglio di noi è persino l’Ucraina che, nonostante il conflitto in corso, nella prima metà dell’anno ha connesso alla rete 414 MW di nuova capacità eolica.
I dati, forniti dall’ultimo aggiornamento di Wind Europe, non sono una sorpresa ma offrono oggi nuove riflessioni che, anche alla luce della crisi energetica in corso, meritano un approfondimento.
Il documento offre uno sguardo d’insieme sugli ultimi progressi del vento in Europa e nei Paesi dell’Unione. Non solo in termini di nuovi aerogeneratori realizzati, ma anche di capacità autorizzata o messa all’asta e investimenti pianificati. E sebbene dai dati emerga la promessa di un altro anno da record per l’energia eolica del Vecchio Continente, nei fatti i contributi nazionali appaiono decisamente disomogenei.
Lo sforzo maggiore è sulle spalle di pochi Paesi. Basti pensare che degli 8,8 GW di nuova capacità connessa in Europa da gennaio a giugno 2026, ben 3,4 GW appartengono solo alla Germania, leader indiscusso. Seguono quindi i 789 MW del Regno Unito e i 612 MW della Spagna, ma va anche sottolineato che si tratta di trend in crescita.

“Grazie all’intensa attività di installazione registrata durante l’estate – scrive WindEurope in una nota stampa – prevediamo che entro la fine del 2026 l’Europa installerà 24 GW di nuova capacità. Il settore eolico si trova all’inizio di una fase di accelerazione, che dovrebbe portare a un’installazione costante di 30 GW all’anno negli anni 2030”.

Sarà così anche per l’Italia? Sì e no. Oggi nel Belpaese le attese sono tutte sul FER X definitivo che dovrebbe mettere all’asta una capacità programmata di eolico a terra di ben 16,5 GW fino a metà del 2028, di cui i primi 2,5 GW in gara quest’autunno. Dovrebbe poi concretizzarsi la prossima asta del FER 2 dedicata all’eolico offshore, con ben i 3,8 GW di contingente, a patto che il MASE finalizzi le modifiche promesse al decreto ministeriale.
In ogni caso le stime di Wind Europe sono caute: per l’intero anno 2026 l’associazione prevede installazioni complessive per 600 MW onshore (compresi i 329 MW di inizio anno). Le proiezioni indicano poi altri 600 MW per il 2027, 900 MW per il 2028, 1.000 MW per il 2029 e 1.000 MW per il 2030, portando la capacità totale prevista entro la fine del decennio a poco più di 17.400 MW.
Non fa bene sperare, almeno per ora, neppure il permitting: nel primo semestre del 2026, il Belpaese ha approvato solo 505 MW di nuova capacità eolica a terra, valore del 6% inferiore rispetto ai 538 MW autorizzati nello stesso periodo del 2025.
Anche in questo caso il confronto con la Germania risulta impietoso. Nei primi sei mesi del 2026 Berlino ha autorizzato oltre 9 GW di nuova energia eolica onshore rappresentando una vera eccezione nel panorama europeo: è l’unico Stato in cui i volumi di autorizzazione sono aumentati anziché diminuire.
“Il 2026 potrebbe essere un anno record per l’energia eolica”, afferma Tinne Van der Straeten, CEO di WindEurope. “Ma non possiamo dare per scontato questo slancio. Proprio quando abbiamo più bisogno del vento per rafforzare la resilienza economica dell’Europa, i volumi di autorizzazione sono in calo nei mercati chiave. Le decisioni dei governi in materia di autorizzazioni, aste, reti ed elettrificazione nei prossimi mesi determineranno il successo o il fallimento di questo slancio”.












