Il costo ambientale e geopolitico dell'estrazione di terre rare in Myanmar, destinate in gran parte al mercato cinese.

Il Myanmar è diventato il principale fornitore mondiale di terre rare pesanti minacciando il Mekong
Il Myanmar è diventato il principale fornitore mondiale di terre rare pesanti. A seguito del colpo di stato militare del 2021 e dell’instabilità politica diffusa, l’economia formale è crollata. L’estrazione si concentra in regioni montuose e isolate al confine con la Cina, controllate da milizie etniche armate. Questo business multimilionario è diventato una fonte primaria di sostentamento le fazioni locali, finanziando di fatto il lungo conflitto civile che devasta il Paese. L’inquinamento causato dall’estrazione di terre rare in Myanmar minaccia la salute del fiume Mekong e dell’intera regione.
Un’analisi pubblicata a luglio 2026 sul sito Rest of World (prodotta originariamente in collaborazione con Grist e il Pulitzer Center’s Rainforest Investigations Network) esplora il tragico costo umano, ambientale e geopolitico dell’estrazione di terre rare in Myanmar, destinate in gran parte al mercato cinese.
I danni ambientali dell’estrazione di terre rare pesanti nella regione del Mekong
La tecnica utilizzata per estrarre questi minerali è altamente distruttiva: intere montagne vengono pompate con tonnellate di sostanze acide e chimiche per separare gli elementi dal terreno. Il risultato è la devastazione del paesaggio, il disboscamento, il collasso idrogeologico dei versanti e l‘avvelenamento sistematico delle fonti idriche e dei terreni agricoli da cui dipendono le comunità locali.
Le imprese interessate in questa estrazione affrontano pochissime conseguenze in Myanmar, in parte perché l’industria opera in una zona grigia dal punto di vista legale. Le aziende cinesi estraggono le terre rare in regioni autonome e militarizzate controllate da corpi armati locali, i quali proteggono le operazioni minerarie e intascano una fetta dei profitti. Il materiale estratto viene trasferito a bordo di camion oltre il confine con la Cina, dove viene miscelato con terre rare provenienti da altre fonti, per poi essere lavorato.
La guerra civile in Myanmar e il ruolo dei militari
L’organizzazione per il monitoraggio dei conflitti Armed Conflict Location & Event Data, o ACLED, ha classificato la guerra civile del Myanmar come il secondo conflitto più estremo del pianeta, nonché come il più frammentato al mondo, a causa degli oltre 1.200 gruppi etnici armati riconosciuti. La piaga della corruzione e la debolezza dello Stato di diritto hanno contribuito a un’esplosione ulteriore di attività criminali di ogni tipo. Secondo la Global Initiative Against Transnational Organized Crime, il Myanmar presenta i livelli di criminalità organizzata più alti rispetto a qualsiasi altro Paese al mondo.
La Cina, che detiene oltre il 90% della capacità mondiale di lavorazione delle terre rare, l’anno scorso ha iniziato a limitare le proprie esportazioni come reazione ai dazi statunitensi. Tali limitazioni hanno spinto diversi Paesi a trovare alternative.
Nel frattempo, prosegue l’analisi The hidden cost of Myanmar’s rare earth, l’esercito del Myanmar, fortemente colpito dalle sanzioni, avrebbe aumentato gli sforzi per avvicinarsi all’Amministrazione Trump. A maggio 2026 il Governo USA ha siglato un accordo con l’India per cooperare nella messa in sicurezza delle forniture. Pochi giorni dopo, il leader della giunta militare del Myanmar, Min Aung Hlaing, ha visitato l’India e ha incontrato il Primo Ministro Narendra Modi, discutendo, tra le altre cose, anche di modi per approfondire la cooperazione nelle terre rare, nonostante le aree di estrazione si trovino al di fuori del controllo dei militari.
Effetti transfrontalieri dell’inquinamento
Le miniere d’oro e di terre rare non regolamentate nello Stato Shan, in Myanmar, hanno causato una massiccia contaminazione lungo i fiumi transfrontalieri che arrivano nella Thailandia settentrionale e, da lì, nel corso principale del fiume Mekong.
“La contaminazione da arsenico trasportata a valle dai siti minerari di terre rare e oro in Myanmar ha ormai contaminato i sedimenti delle sponde del fiume“, ha avvertito in un’intervista il dottor Suebsakun Kidnukorn, uno scienziato ambientale dell’Università Mae Fah Luang di Chiang Rai. “Il Dipartimento per il controllo dell’inquinamento della Thailandia ha riscontrato livelli anormalmente elevati nel corso principale del Mekong. L’arsenico è entrato nella catena alimentare, con conseguenze potenzialmente disastrose per la regione“.
Crimini contro la natura radicati nelle economie illecite in tutta la regione del Mekong
Un recente rapporto di Forest Trends, un’organizzazione no-profit, ha rilevato che i crimini contro la natura, l’estrazione e il commercio illegale di risorse naturali, sono “profondamente radicati all’interno di economie illecite più ampie” in tutta la regione del Mekong nel Sudest asiatico, e che la domanda globale di terre rare potrebbe intensificare l’estrazione in Myanmar, i conflitti e la criminalità a essa associati. Secondo Forest Trends, questa attività fornisce ai gruppi militari e ai criminali entrate esterne ai sistemi bancari formali, che possono finanziare altre operazioni illecite.
Il rapporto Nature Crimes: The Convergence of Criminal Economies in the Mekong Region rivela come l’estrazione e il commercio illegale di risorse naturali, in particolare nel “Triangolo d’Oro” al confine tra Myanmar, Laos e Thailandia, generino miliardi in valuta forte che finanziano il traffico di droga, i centri per le truffe informatiche, la tratta di esseri umani e le operazioni di riciclaggio di denaro in tutta l’Asia.
La convergenza tra i crimini contro la natura e le attività criminali più ampie è aumentata in modo drammatico dal colpo di stato militare del 2021 in Myanmar. I Paesi importatori hanno registrato oltre 30 miliardi di dollari di importazioni di risorse naturali dal Myanmar in questi anni. La Cina si conferma l’acquirente dominante per quanto riguarda le terre rare pesanti, fondamentali per le tecnologie delle energie pulite e per i sistemi d’arma avanzati. Solo nel 2023, le esportazioni di terre rare verso la Cina hanno raggiunto la cifra dichiarata di 1,5 miliardi di dollari.
Il rapporto esorta un’azione di contrasto, sanzioni coordinate a livello transfrontaliero e una supervisione più rigorosa delle catene di approvvigionamento delle risorse.












