La Francia dice basta agli aiuti all’energia dal carbone?

Il governo francese studia una nuova proposta per mettere la parola fine ai sussidi all’energia del carbone nei Paesi in via di sviluppo

La Francia dice basta agli aiuti all'energia dal carbone?

 

(Rinnovabili.it) – Per la regina del nucleare europeo, il carbone non mostra lo stesso appeal che ha negli altri Stati membri. Ma, nonostante questo combustibile fossile rappresenti oggi solo una piccola parte del mix energetico nazionale, la Francia sovvenziona ancora le centrali termoelettriche a carbone all’estero attraverso garanzie pubbliche concesse dall’agenzia di credito all’esportazione francese, Coface; solo nel 2011 l’agenzia ha garantito oltre 1,2 miliardi di euro a progetti a carbone divenendo addirittura il quinto più grande sostenitore nell’OCSE tra il 2007 e il 2013.

 

La pratica però potrebbe presto finire a quanto riporta oggi il sito Euractive, Parigi ha confermato infatti la sua intenzione di tagliare tutti i crediti all’esportazione per la costruzione di centrali elettriche a carbone, seppure mancando di annunciare quando la nuova politica entrerà in vigore. L’annuncio è stato dato dallo stesso ministro francese dell’Ecologia, Ségolène Royal e dal primo ministro, Manuel Valls, in occasione della presentazione della roadmap ambientale francese per il 2015, in vista della prossima conferenza delle parti dell’UNFCCC. “La Francia farà tutto il possibile per raggiungere un accordo alla COP 21, che si terrà a Parigi nel dicembre 2015. Stiamo provvedendo a rimodulare i nostri aiuti all’esportazione, al fine di dare il buon esempio“, ha affermato  Valls.

 

Ovviamente non si tratta di uno stop su tutta la linea: il Paese contribuirà a finanziare centrali termoelettriche a carbone a patto che siano dotate di sistemi di cattura e stoccaggio della CO2. Peccato che la tecnologia in questione non sia ancora pronta per il mercato. Di fatto però la posizione francese è molto al di sopra dell’impegno annunciato in questi mesi dall’UE. Come aveva denunciato lo stesso WWF, l’attuale proposta della Commissione Europea all’interno dei negoziati con l’OCSE, è quella di bandire il sostegno unicamente ad un tipo obsoleto di impianti a carbone che in realtà sono già superati e dunque, di fatto, già fuori mercato. Il testo della Commissione, preparato la riunione del marzo 2015 chiede anche a OCSE e IEA di effettuare ulteriori analisi sui vincoli tecnici del “carbone pulito“.

 

1 commento

  1. Ancora una volta il pregiudizio, la disinformazione ed interessi speculativi di altri settori (che hanno pesantemente pescato nelle tasche di tutti i cittadini con faraonici incentivi per finanziare strumenti già superati al momento della loro installazione, ma da caricare in bolletta, anno per anno, per i successivi 20 anni!) portano a posizioni che sono davvero sconcertanti ed anacronistiche oltre che di vera discriminazione nei confronti dei più deboli e poveri del mondo.

    Infatti, è (o dovrebbe essere) ben noto che circa un terzo (UN TERZO!!!) dell’umanità non può ancora disporre della “banale” elettricità ed è costretta ad utilizzare biomasse (vegetali ed animali) per riscaldare le proprie misere abitazioni e per cucinare, con danni per la salute davvero rilevanti.

    Ebbene, prima di tutto per ragioni ETICHE, bisognerebbe fare tutto il possibile per superare tale gap tecnologico ed il modo migliore per riuscirci è quello di aiutare i Paesi in via di sviluppo finanziando l’installazione di moderne centrali alimentate con il combustibile più disponibile nel mondo ed economicamente sostenibile. Infatti, quello che conta non è il combustibile, ma le moderne tecnologie – oggi disponibili – che consentono di utlizzare il carbone (ma anche altri combustibili), prevenendo emissioni nocive in atmosfera.

    INVECE, PER LA SOLITA SPECULAZIONE PSICOLOGICA, SI PARLA DELLE EMISSIONI DI co2 (CHE NON HA CERTO ALCUN EFFETTO NOCIVO PER LA SALUTE NEI LUOGHI DI EMISSIONE E NULLA SI DICE DELLE EMISSIONI DI OSSIDI DI ZOLFO, AZOTO E PARTICOLATO FINE!

    Peraltro, se si superasse tale ideologico pregiudizio, si potrebbe anche rendersi conto che le moderne tecnologie che riguardano le più avanzate centrali termoelettriche, l’efficienza di conversione energetica aumenta notevolmente rispetto alle centrali di vecchia generazione, passando da una media del 30-35% al 45% il che comporta un sensibile minor utilizzo del combustibile (a parità di elettricità prodotta) e parallele riduzioni di emissioni, comprese quelle di CO2! Le emissioni potenzialmente nocive (ossidi e particolato, oltre ad essere ridotte per via del minor consumo di combustibile, sono drasticamente ulteriormente ridotte dagli apparati di filtraggio che tali moderne centrali dispongono.

    Insomma, se si mette da parte la demagogia e la speculazione, forse si può davvero fare qualcosa di utile per l’umanità che soffre.

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